Le Sanzioni UE non metteranno la Russia KO

Cristopher Granville sul Financial Times commenta le sanzioni alla Russia concordate dalla UE in collusione con gli USA: le ripercussioni andranno a colpire molti stati europei, ma l’effetto sulla Russia, alla fine, sarà quello di rinforzare la solidarietà nazionale.

 

di Cristopher Granville

Le nuove sanzioni contro la Russia concordate dall’UE martedì sono descritte dai funzionari europei come “livello tre”. Ciò implica dei livelli ancora più alti in futuro se l’approccio della Russia in Ucraina non riuscirà a soddisfare gli USA e l’UE – e l’esito logico di tutto questo, come in un gioco di computer, è il confronto finale con l’avversario supremo: il presidente Vladimir Putin. Tutto questo parlare di livelli oscura la realtà, in cui ci sono solo due tipi di sanzioni. Vi è un tipo di sanzioni di tono minore che opera sul piano del sentiment. Le misure reali in questa categoria hanno preso di mira individui e imprese economicamente poco significative e hanno creato un clima in cui le aziende russe hanno trovato sempre più difficile e costoso rifinanziare il loro debito estero (per un totale di $ 650 miliardi alla fine del 2013) e il crollo delle emissioni obbligazionarie russe e nel mercato dei capitali.

Questo ha provocato un deflusso di capitali, la debolezza del rublo (che ora sta ricominciando, dopo un rimbalzo nel mese di maggio-giugno) e uncalo degli investimenti interni. La crescita reale del prodotto interno lordo è scesa sotto l’1 per cento nel primo semestre del 2014 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e nell’intero annorisulta all’1,3 per cento. Il 16 luglio (il giorno prima dell’abbattimento del volo Malaysia Airlines MH17) già gli Stati Uniti si erano mossi verso la secondagrande categoria di sanzioni. Questo tipo di sanzioni è stato progettato per espellere la linfa vitale finanziaria dall’economia russa bloccando i flussi di credito e di capitali alle principali banche e società russe, a partire da Rosneft, Novatek, Vnesheconombank e Gazprombank.

L’UE è pronta a seguire gli Stati Uniti in questo Rubicone – con l’obiettivo, a giudicare dal documento consultivodella Commissione europea, di tagliar fuori Sberbank, VTB e altre banche controllate dallo Stato dai mercati di finanziamento esteri. Qualunque tipo di sanzioni i governi dell’UE alla fine decidano di imporre, ora e in futuro, il controllo dei mercati di finanziamento in dollari da parte degli Stati Uniti assicura loro il potere finanziario perfar entrare l’economia russa in recessione.

Dal momento che l’economia europea avrebbe sofferto molto di più da un crollo in Russia rispetto agli Stati Uniti, il significato principale della tragedia MH17 in questo contesto è che i governi europei non possono piùobiettare all’uso di quel potere da parte degli Stati Uniti, così chenon ci saranno divisioni transatlantiche per la Russia da sfruttare. Come si è visto, l’UE si sta dimostrando pronta, non solo a sopportare passivamente gli effetti di gravi sanzioni, ma a seguire gli Stati Uniti attraverso il Rubicone delle sanzioni.

Questo stringerà più rapidamente la garrota finanziaria intorno al collo dell’economia russa. Mettere la Russia sotto un veto finanziario avrà un impatto più forte a lungo termine rispetto ad altre cosiddette sanzioni settoriali, come ad esempio il divieto raccomandato dalla Commissione europea in materia di attrezzature di difesa e tecnologie di perforazione avanzate per petrolio e idrocarburi offshore nell’Artico. La risposta naturale russa sarà quello di intensificare gli sforzi per unasostituzione delle importazioni. Mentre questo richiede sempre tempo, anche in condizioni normali, in assenza di finanziamentifacilmente accessibili la sfida sarà molto dura – e forse in alcuni casi insormontabile.

Ne consegue che la Russia dovrà ripiegare sui suoi risparmi interni.Il forte bilancio nazionale del paese comprende circa $ 160 miliardidi fondi di riserva del governo che potrebbero essere utilizzati per ricapitalizzare e finanziare le banche statali, che potrebbero poi rifinanziare il debito estero delle società non finanziarie. Ma con quasi 100 miliardi di dollari di rimborsi di capitale del debito estero in scadenza entro la fine del 2015, il regime delle sanzioni si tradurrà in un rapido esaurimento di queste riserve – il che porta a sua volta ad un’ulteriore svalutazione, declassamenti di rating del credito e tassi di crescita negativi.

Se la crisi Ucraina a questo punto non sarà risolta, l’intera economia europea ne risentirà. Uno studio di Deutsche Bank dimarzo, all’inizio della crisi, ha concluso che una nuova contrazione dell’8 per cento del pil come quella subita dall’economia russa sull’onda della crisi finanziaria globale del 2009, ora ridurrebbe il tasso di crescita già fiacco della Germania di mezzo punto percentuale. L’onere principale delle sanzioni UE teorizzate dalla commissione sembrerebbe ricadere sul Regno Unito. La misura principaleprende di mira il debito e il capitale netto raccolto dalle banche statali russe e vieta agli intermediari europei di offrire i connessiservizi di sottoscrizione e di consulenza, e la maggior parte di tale business è fatto nella City di Londra.

Il finanziamento sul mercato dei capitali è anche una piccola parte del finanziamento estero complessivo delle banche russe (circa il 3,5 per cento a marzo 2014), quindi un dettaglio importante sul pacchetto di sanzioni dell’Unione europea per quanto riguarda sia l’impatto complessivo e ripartizione degli oneri tra gli Stati membri sarà se il divieto di finanziamento delle banche russe si estenderà al credito ordinario. Il mercato internazionale dei prestiti a mutuatari russi è dominato dalle banche dell’Europa continentale. Le banche francesi hanno la più grande esposizione, di $ 52.5 miliardi.

Questa analisi presuppone che l’Unione europea non sceglieràl’opzione “nucleare” delle sanzioni che vietano le importazioni di gas dalla Russia, e che l’UE e gli USA insieme non cercheranno di replicare contro la Russia il divieto alle esportazioni di petrolio imposte all’Iran. Per ora l’UE non può sostituire i suoi attuali volumi annuali di importazione del gas dalla Russia, pari a 150 miliardi di metri cubi, e la perdita degli attuali livelli di esportazioni di petrolio greggio della Russia – 7m barili al giorno, rispetto ai 2,5m dell’Iran – innescherebbe un forte aumento del prezzo del petrolio e una crisi economica globale.

Questo sarebbe l’equivalente economico del concetto da Guerra Fredda della deterrenza nucleare basata sulla distruzione reciproca assicurata. A meno delle opzioni “Folli”, l’economia russa declinerà e l’Europa soffrirà, ma non ci sarà nessun colpo da KO e, come spesso accade nella storia della Russia, ci si può aspettare che la nazione russa si stringerà solidale di fronte al disagio causato dai nemici stranieri.

Christopher Granville è amministratore delegato e direttore Russia/FSU research per Trusted

(tradotto da Carmenthesister)

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