Come Derubare un Paese, firmato Banco Espirito Santo

Una approfondita analisi di Frances Coppola sul recente fallimento del Banco Espirito Santo (di cui in Italia non si è quasi parlato). Come tante volte già accaduto in passato, un altro esempio di socializzazione delle perdite private sulle spalle dei contribuenti, portoghesi ed europei. L’episodio certifica inoltre il fallimento del meccanismo di risoluzione bancaria che si è tentato di proporre a livello europeo.

di Frances Coppola

Nel mio ultimo intervento su Pieira, ho guardato con interesse ai risultati di metà anno della disgraziata banca portoghese Banco Espirito Santo (BKESY). E’ una lettura poco piacevole. Anzi, anche peggio. Sembra un manuale di istruzioni su come distruggere una banca. Non c’è da stupirsi che le perdite siano terribili. Ma ora sembra che il Banco Espirito Santo stia per essere salvato dal governo portoghese. Il piano di salvataggio è stato annunciato dalla Banca del Portogallo nella tarda serata del 3 agosto, e la Commissione europea ha confermato che esso rispetta le norme esistenti sugli aiuti di stato Il comunicato della Banca del Portogallo descrive gli eventi drammatici che hanno portato alla decisione di salvare il BES (il grassetto è mio):

 

Il 30 luglio, il Banco Espirito Santo ha annunciato perdite molto superiori a quelle previste nelle precedenti comunicazioni fornite dal Banco Espirito Santo e dai suoi auditor interni. I risultati rivelati il 30 luglio riflettono decisioni manageriali che hanno seriamente compromesso gli interessi del Banco Espirito Santo e hanno violato la decisione della Banca del Portogallo di proibire ulteriori esposizioni ad altre entità del Gruppo Espirito Santo.

 Questi eventi si sono verificati durante la precedente amministrazione di Banco Espirito Santo. Le decisioni del vecchio gruppo dirigente, prese in un momento nel quale la sostituzione della precedente amministrazione era già stata annunciata, si sono tramutate in perdite addizionali dell’ordine di 1,5 miliardi di euro, rispetto alla precedente comunicazione del Banco Espirito Santo ai mercati del 10 Luglio. Questo fatto ha avuto diverse conseguenze:  

i) ha posto il Banco Espírito Santo  in condizione di non soddisfare i requisiti minimi riguardo le soglie di rapporto di solvibilità in vigore (Common Equity Tier 1 ratio del 5%, 3 punti percentuali sotto i requisiti minimi);

ii) ha determinato l’esclusione del Banco Espírito Santo dalle operazioni monetarie e, quindi, dalla liquidità dell’Eurosistema;

iii) ha generato una pressione crescente sul Tesoro del Banco Espírito Santo;

iv) ha peggiorato la pubblica percezione del Banco Espírito Santo, come evidenziato dalla performance negative dei relativi titoli, una situazione incresciosa rispetto alla fiducia dei depositanti. Questa pubblica percezione negativa ha portato alla sospensione del titolo il pomeriggio di venerdì 1 agosto, rischiando di compromettere i rapporti con gli altri istituti del sistema bancario portoghese;

v) ha amplificato le incertezze riguardo il bilancio di Banco Espírito Santo, rendendo impraticabile una soluzione rapida  finanziata dai privati. 

Questa situazione ha creato problemi di continuità alle attività del Banco Espirito Santo. Data l’importanza di questo istituto nell’intero sistema bancario e finanziario dell’economia, questi problemi hanno messo a rischio la stabilità del sistema dei pagamenti e del sistema finanziario nazionale.

Così quando le drammatiche perdite del BES sono state dichiarate, esso è entrato in fase di  insolvenza tecnica, gli è stato negato l’accesso alla liquidità dell’Eurosistema e le sue azioni e obbligazioni sono state sospese dalle contrattazioni. Le parole forti della banca del Portogallo nella dichiarazione di cui sopra fanno eco a quelle del nuovo Board di BES: non sembra esserci alcun dubbio che le attività che hanno causato il crollo di BES sono illegali. Come ho osservato nel mio post su Pieria, la dichiarazione del Consiglio era di fatto un’accusa di frode.

La dichiarazione della banca del Portogallo fa riferimento in effetti al peculato, all’ inosservanza delle decisioni normative e al tradimento del dovere fiduciario verso gli azionisti. Wow. Il BES è in liquidazione. Gli asset “buoni” del BES verranno messi in un Istituto di credito nuovo, insieme ai normali depositi e alle obbligazioni senior: le attività residue, insieme ai fondi degli azionisti e al debito subordinato, rimarranno in BES e saranno esauriti nel tempo.

Nessun taglio verrà applicato al debito senior non garantito. Gli obbligazionisti e i grandi depositanti hanno senza dubbio tirato un enorme sospiro di sollievo: ancora diciotto mesi e avrebbero dovuto affrontare delle perdite. La soluzione di Cipro – un taglio sui grandi depositi e sulle obbligazioni senior per proteggere il bilancio pubblico della nazione – diventerà legge in tutta l’Unione Europea da gennaio 2016. Ma c’è qualcosa di misterioso.

La Banca del Portogallo chiama la nuova ” banca buona” Banco Novo, o “Nuova Banca” e si aspetta che questa rimanga operativa nel futuro. Ma la Commissione Europea la chiama “Banca Ponte” e la descrive come un “ente creditizio temporaneo”. La ragione sembra essere la differenza di obiettivi delle due istituzioni: la Banca del Portogallo è interessata principalmente a preservare la stabilità finanziaria e garantire che i clienti del BES soffrano il minor disagio possibile, mentre la Commissione Europea è interessata principalmente a ridurre al minimo l’impatto di questo salvataggio sulle fragili finanze dello stato portoghese.

Il problema è l’approccio al finanziamento della banca “buona”. Il Banco Novo (o Banca Ponte) deve ricevere 4,9 miliardi di euro in capitale da parte del Fondo di Risoluzione Bancaria. Ma in realtà il Fondo non ha questi soldi né niente di simile. Così lo stato portoghese presta 4,4 miliardi di euro dai fondi già stanziati per le ricapitalizzazioni bancarie – ossia circa i 2/3 dei fondi stanziati. Saranno anche stanziati, ma sono comunque debito pubblico: a meno che non possano essere rifinanziati con fondi privati MOLTO velocemente, la dichiarazione della Banca del Portogallo secondo cui la capitalizzazione della nuova banca “non comporta costi per le casse pubbliche” è totalmente irrealistica.

La Banca del Portogallo descrive questo prestito come «temporaneo e sostituibile con prestiti bancari». Vorrei sapere quanto tempo significa “temporaneo” e quali sono le banche che sostituirebbero i prestiti. Ma la Commissione Europea ha una visione diversa dei mezzi con cui sarà ripagato il prestito:

Il Fondo di Risoluzione del Portogallo fornirà 4,9 miliardi di euro come capitale alla Banca Ponte. A tal fine, il Fondo di Risoluzione riceverà un prestito di 4,4 miliardi di euro dallo Stato portoghese. Questo prestito sarà rimborsato principalmente dai proventi della vendita delle attività della banca ponte.

Sembra che la Commissione preveda che la banca “buona” verrà demolita e venduta a pezzi. Oh cielo! Chiaramente ci dovrà essere qualche negoziato a riguardo. Ma il finanziamento della “banca buona”, pur se confuso, almeno dovrebbe essere sufficiente a consentire alla nuova banca di operare. E se si riuscisse a trovare un acquirente, o a ottenere una buona emissione, il prestito potrebbe essere ripagato senza distruggere la banca. Questa sarebbe la soluzione migliore per i clienti del BES. Perciò, il fatto che la Commissione non lo abbia consigliato, dimostra quanto ristretta sia la sua visione.

Le persone colpite non hanno importanza, preoccupiamoci per le finanze statali. Hmm. A mio avviso il problema più grande è il finanziamento inadeguato della “bad bank”. Sia la Banca del Portogallo che la Commissione Europea suppongono che una volta spostati gli asset di valore e il debito senior nella nuova banca, i restanti fondi degli azionisti e il debito subordinato saranno sufficienti a permettere la liquidazione del BES senza ulteriori finanziamenti. Temo che questo sia un presupposto molto pericoloso. Il Consiglio del BES ha chiarito nei risultati di metà anno che il grado di esposizione del BES sulle passività del gruppo ES è sconosciuto e rimangono notevoli rischi: sembra probabile che ci saranno maggiori perdite, possibilmente molto grandi.

Il costo finale potrebbe essere nettamente superiore ai fondi degli azionisti sommati al debito subordinato. Ma né la banca del Portogallo, né la Commissione Europea hanno considerato l’effetto sulle finanze dello stato portoghese di eventuali perdite della  “bad bank” superiori al valore dei fondi degli azionisti e del debito subordinato. Proteggere i creditori senior potrebbe rivelarsi una pessima decisione. E la decisione del salvataggio non affronta il problema che ho sollevato nel mio post precedente sul BES, vale a dire l’azzardo morale creato da un precedente del genere per i grandi gruppi non bancari che incorporano banche.

Sì, i responsabili del fallimento del BES potrebbero dover affrontare un contenzioso ad un certo punto. Ma in base a quanto accaduto negli ultimi anni, non ho fiducia che avrebbe successo. E anche se fosse così, dubito che gli importi recuperati potranno in alcun modo compensare le perdite subite – alla fine, temo, dai contribuenti portoghesi. Continuo a sostenere quanto detto nel mio ultimo post su Pieria. Quelli che hanno fatto fallire il BES se ne andranno via con i profitti, e la gente comune pagherà.

(traduzione di Malachia Paperoga)
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