Un articolo del Guardian ci spiega che la guerra delle sanzioni incrociate tra UE e Russia sta già mietendo vittime innocenti: si tratta degli agricoltori greci, che ora hanno un motivo in più per maledire il giorno dell’ingresso del proprio paese nell’UE. I paesi euro-periferici in genere, che dipendono fortemente dal settore agricolo, sono destinati a soffrire gravemente per questo conflitto, che non li riguardava e nel quale sono stati trascinati contro il loro interesse.

 

di Helena Smith, Atene – 13 agosto 2014

I carichi di frutta vengono lasciati marcire dopo essere stati rimandati indietro dalla frontiera russa, mentre gli agricoltori chiedono esenzioni speciali dalle sanzioni oppure compensazioni.

Una settimana dopo che la Russia ha bloccato l’importazione di cibo dall’Unione Europea, con una mossa che rende pan per focaccia alle sanzioni imposte per il caso ucraino, gli agricoltori greci affermano che tale embargo ha già sferrato un colpo devastante all’economia agricola del paese.

Almeno 3,5 milioni di chilogrammi di sole pesche sono state lasciate marcire nei camion-frigo rimandati indietro dalla Russia, e i produttori di frutta hanno avvertito che sarà una calamità per un settore fortemente dipendente dal mercato.

“La Russia assorbe oltre il 60% della nostra esportazione di pesche e quasi il 90% delle fragole,” ha detto Christos Yannakakis, presidente della maggiore associazione regionale di allevatori e di cooperative in Grecia.

“È di enorme importanza che l’UE ci offra aiuto, altrimenti la nostra economia agricola collasserà,” ha detto al Guardian dopo una riunione di emergenza a Bruxelles lo scorso giovedì, in cui si è discusso l’impatto di questo embargo sui 28 paesi dell’UE.

I produttori di frutta hanno descritto scene catastrofiche con centinaia di camion contenenti le consegne di frutta che stanno ora allineati sulle strade di Bulgaria, Romania, Moldavia e Ucraina, dopo essere stati costretti a tornare indietro dal confine russo.

Si stima che 15.000 famiglie nelle regioni produttrici di frutta nel nord della Grecia vivano di questa industria, secondo quanto affermato dai produttori.

“Attualmente ci sono circa 3,5 milioni di chilogrammi di pesche che stanno marcendo nei camion, e al culmine dell’estate altri 3,5 milioni dovranno essere raccolti,” dice Apostolos Keranis, capo della federazione dei camionisti greci. “Stiamo parlando di un danno enorme, enorme.”

In Macedonia gli agricoltori spiegano la loro disperazione nel non sapere cosa fare dei prodotti che stanno marcendo.

“Siamo in una condizione di assoluta disperazione. Non sappiamo cosa fare,” ha detto Konstantinos Tampakias all’Associazione Agricola di Naoussa, dove i frutteti producono mele, ciliegie e kiwi, anch’essi destinati al mercato russo.

Mosca ha dichiarato che le misure di ritorsione, che si applicano anche ai prodotti provenienti da USA, Australia e Canada, dureranno 12 mesi.

Circa il 10% dell’esportazione agricola dell’UE, per un valore annuale di circa 11 miliardi di euro, è destinato alla Russia, secondo i dati mostrati dalla Commissione Europea. Al di fuori dell’UE, la Russia è il maggiore partner commerciale per la Grecia, con un valore totale dell’interscambio commerciale tra i due paesi di oltre 5,7 miliardi di euro l’anno, secondo l’Autorità Statistica Ellenica.

I produttori greci parlano di perdite che supereranno i 178 milioni di euro solo a causa di frutta e conserve, nel corso dell’anno.

Con gli agricoltori di diversi paesi, dalla Finlandia all’Italia, anch’essi sul piede di guerra, la Commissione UE ha stabilito una taskforce questo lunedì, per valutare la situazione. I funzionari non hanno escluso la possibilità di compensi finanziari. Il commissario europeo all’agricoltura, Dacian Ciolos, ha promesso che il settore “si ri-orienterà rapidamente verso nuovi mercati ed opportunità” per superare la crisi.

Ma gli agricoltori greci hanno rigettato tale affermazione, dicendo che gli sforzi di penetrare i mercati occidentali si sono dimostrati quasi impossibili nel corso degli ultimi dieci anni. “Abbiamo lavorato molto duramente per accedere al mercato russo, perché è impossibile penetrare i mercati altrove,” ha aggiunto Yannakakis. “Nell’UE ci troviamo di fronte all’enorme competizione dell’Italia e della Spagna. Ho già tentato personalmente, quest’anno, di introdurre i nostri prodotti nelle grandi catene europee, ma non erano interessati, perché i prodotti non erano confezionati e lavati nel modo che esse volevano per i loro consumatori. Alla Russia d’altro canto andava bene la frutta così com’è, appena raccolta dagli alberi.”

L’embargo ha spinto la fragile coalizione del primo ministro Antonis Samaras sulla difensiva, con il governo che ha condotto colloqui diplomatici dietro le quinte nel tentativo di arrivare ad un compromesso con il Cremlino, mentre in apparenza non ha abbandonato la linea dei suoi alleati dell’UE.

Di fronte alle crescenti richieste di un trattamento preferenziale provenienti dai produttori, gli alti funzionari hanno promesso delle ricompense, ma subito hanno ammesso che trovare i fondi sarà difficile poiché il paese, colpito dalla crisi del debito, sta a malapena riemergendo dalla peggiore crisi dei tempi moderni. La Grecia è già stata colpita da un improvviso calo dei turisti stranieri provenienti dalla Russia, a seguito del caos in Ucraina.

Coinvolto dalla crisi, Manolis Glezos, eroe greco della Seconda Guerra Mondiale e veterano della sinistra, la settimana scorsa ha scritto un’appassionata lettera al presidente russo Vladimir Putin, facendo appello a Mosca per un’esenzione di Atene dalle sanzioni. “Facciamo appello ai vostri sentimenti umani e alla tradizionale amicizia tra i nostri popoli,” ha scritto il 92enne europarlamentare, elencando le occasioni in cui la Grecia si è apertamente opposta ai suoi partner dell’UE negli affari esteri, tra cui i casi del bombardamento della Serbia, guidato dagli USA negli anni ’90, e l’invasione dell’Iraq nel 2003. “Vi supplico di non imporre l’embargo sui prodotti greci.”

Il portavoce del governo Sophia Voultepsi ha detto che la Grecia non sacrificherà la sua politica estera per gli agricoltori. “Non si può basare la propria politica estera sulle pesche,” ha detto. “C’è una grande differenza tra dare dei compensi e cambiare le proprie alleanze.”

Ma per riassumere i timori degli agricoltori, Yannakakis ha affermato: “Oggi sono le pesche, ma più avanti nell’anno saranno le mele, le ciliegie, i kiwi e le fragole, una catastrofe per noi e per la nostra economia in un momento così difficile per la Grecia.”

 

(tradotto da Henry Tougha)