Coppola: Abbiate Paura della Paura

Prendendo spunto dal forum dei Nobel a Lindau, Frances Coppola commenta l’osservazione del prof. Sims sulla stupidità di chi teme l’inflazione rievocando i tempi dell’ascesa del nazismo, figlio delle dure politiche di austerità e non dell’iperinflazione, come mitologia pretende. Grazie della segnalazione a @Blu_di_Russia

 

di Frances Coppola – 31 agosto 2014

I migliori economisti sostengono che il debito non è sempre un male, aver paura dell’inflazione è una stupidaggine e i governi dovrebbero spendere molto di più“, si legge sul Guardian. In un report sul meeting di economia tenutosi la settimana scorsa a Lindau, Philip Inman evidenzia la relazione di Christopher Sims “L’inflazione, la paura dell’inflazione e il debito pubblico“, in cui Sims sostiene che la paura del debito pubblico e dell’inflazione sta portando il mondo sviluppato verso un crollo senza fine. Come spiega Inman, la tempistica e il contesto di questo discorso sono particolarmente significativi:

Sims era ben consapevole che stava parlando in una Germania che teme l’inflazione tanto quanto gli abitanti del villaggio di Asterix temono che il cielo cada loro sulla testa. Senza nominare Angela Merkel, ha detto che chiunque si senta minacciato dall’inflazione, è uno stupido
Ahia!
Ma in realtà è ancora peggio. La paura dell’inflazione non è solo stupida, è pericolosa. E dovrebbero capirlo soprattutto i tedeschi.
La mitologia popolare in Germania vuole che l’iperinflazione di Weimar del 1922-1923 abbia portato direttamente alla ascesa di Hitler. Questo non è vero. Il partito nazista si è formato subito dopo la fine della prima guerra mondiale, ma ha lottato per raggiungere il successo elettorale nel corso degli anni ’20. Nelle elezioni tedesche del 1928, il partito nazista è riuscito a ottenere solo 12 seggi nel Reichstag. Quattro anni più tardi, nel 1932, era di gran lunga il più grande partito, vincendo 230 seggi con il 37% dei voti. Che cosa è cambiato in quel periodo?

Ecco un estratto di un discorso tenuto dal cancelliere tedesco Heinrich Brüning nel 1931, al culmine della Grande Depressione in Europa (il grassetto è mio):

Farò del mio meglio per evitare qualsiasi misura inflazionistica di qualsiasi tipo, non solo in uno spirito di giustizia, non solo per proteggere i deboli, ma anche perché il mio parere è che si debba tornare a un bilancio sano dell’economia tedesca, nonostante le difficoltà, e che ogni tentativo e ogni richiesta di misure inflazionistiche abbia soltanto l’obiettivo di sventare questo processo verso un bilancio chiaro e trasparente, di mettere un altro velo sopra gli errori del passato. In politica estera potremo avere rapidamente successo, se saremo in grado di presentare al mondo un bilancio onesto e chiaro delle finanze tedesche e dell’economia tedesca, che tutti possano leggere.

Questa è l’arma più forte e più efficiente di cui disponeva il governo del Reich, ma il compito di questa amministrazione nel suo primo anno è stato quello di dimenticare questa arma. A causa di ciò, l’opinione pubblica in tutto il mondo, senza eccezioni, assume ora un punto di vista completamente diverso quando si tratta di riparazioni, rispetto agli anni passati. Sul piano nazionale deve essere la stessa cosa. Molte tensioni sociali e professionali non sarebbero diventate così acute, il radicalismo politico di destra non avrebbe guadagnato così tanta forza, se certi provvedimenti fossero stati presi prima, se il bisturi del chirurgo avesse inciso prima e più radicalmente sia nell’economia pubblica che in quella privata.”

Brüning usava il ricordo della precedente iperinflazione di Weimar, insieme con l’odio popolare per le riparazioni di guerra, per giustificare misure di austerità estreme. E poiché le cicatrici lasciate dall’iperinflazione erano così dolorose, egli riuscì nell’intento. Quando il Reichstag respinse il suo bilancio di austerità, esso fu imposto per decreto presidenziale. Tra le altre cose, furono tagliate le indennità di malattia e le pensioni, le assicurazione contro la disoccupazione furono ridotte e ai lavoratori fu imposto di pagare contributi più elevati. C’era anche una brutale svalutazione interna causata da una politica monetaria deliberatamente restrittiva: durante i due anni di cancellierato Brüning i salari, gli stipendi, gli affitti e i prezzi scesero del 20%. Il risultato è stato simile al “liquidazionismo” di Hoover/Mellon negli Stati Uniti: ha peggiorato in maniera molto, molto pesante quella che già era una profonda recessione innescata da una crisi finanziaria. Nel 1932 la disoccupazione era quasi al 30%, il Pil reale scendeva dell’8% all’anno e tutti ne avevano avuto veramente abbastanza. Hitler ha vinto le elezioni generali nel 1932, con una valanga di voti. Il resto, come si dice, è storia.

È stata la paura dell’inflazione, la paura del debito e la paura dell’estremismo che ha consentito al partito nazista di arrivare al potere.

 

(traduzione di Carmenthesister)

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