L’Inesorabile Declino del Commercio Intra-Europeo

Via KappadiPicche un’interessante analisi sulla evoluzione del commercio intra-europeo, ossia quello che avrebbe dovuto esser il maggior beneficio dell’euro…

 

Negli ultimi anni alla domanda “perché abbiamo bisogno dell’Unione Europea?” quante volte ci è stato risposto che l’obiettivo della UE è quello di “unire nella diversità” gli stati europei in maniera da permettere che il commercio nel mercato unico viaggi a gonfie vele e porti prosperità a tutto il continente? Abbiamo perso il conto tanti anni fa, ma la dura realtà dei fatti sul terreno è che tutta questa cessione di sovranità, tutta questa centralizzazione del potere, tutto questo abbandono del processo decisionale si è risolta in declino accelerato del commercio intra-UE che dura ormai da un decennio, in particolare dall’introduzione dell’euro e con una forte precipitazione negli ultimi 4 anni.

Osserviamo insieme questo grafico:

intraeu trade

il grafico di Bruegel, ci mostra le quote di export sul totale delle esportazioni dell’Unione Europea, divisa rispettivamente nei due gruppi intra-UE e intra-Eurozona. Le due linee sono state costruite prendendo in considerazione la composizione della bilancia dei pagamenti dell’Unione Europea e della Zona Euro nel corso delle varie evoluzioni nel tempo, il che significa che un determinato paese è incluso nella serie solo nel momento in cui ha aderito prima all’UE e poi, nel caso, alla Zona Euro. Tuttavia, ulteriori calcoli dimostrano che i risultati non cambiano drasticamente se i paesi si considerano tutti insieme fin dall’inizio.

La quota delle esportazioni intra-UE del totale delle esportazioni dell’unione ha registrato un aumento costante dall’inizio degli anni ’80, un aumento che in quel periodo è stato fino a 8 punti percentuali. Però, dopo la stagnazione dalla metà degli anni ’90 fino alla fine degli anni 2000, il commercio intra-UE ha visto una brusca traiettoria discendente fino al picco verso il basso degli ultimi quattro anni. Questa evidenza implica che i partner commerciali globali sono diventati e stanno diventando sempre più importanti per i singoli stati membri, mettendo il mercato unico in secondo piano. È interessante notare che i dati mostrano anche che la Zona Euro ha seguito quasi esattamente lo stesso modello dell’Unione Europea nel suo insieme, dimostrando che la moneta unica non ha avuto l’effetto desiderato sugli scambi tra i membri dell’Unione Monetaria.

Questo, come tanti altri, è l’ennesimo “segnale” che per il benessere dell’Unione Europea non esistono soluzioni che prevedano la persistenza dell’euro; tutti i vari ed eventuali Quantitative Easing della BCE, ABS, svalutazioni dell’euro, fine dell’Austerità ecc.. nella migliore delle ipotesi serviranno a ben poco e per brevissimo tempo, mentre nella peggiore – e più prevedibile – assolutamente a niente.

 

Federico Nero

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