Diciottomila case distrutte a Gaza, mentre decine di migliaia di persone non hanno più forniture di acqua ed elettricità

Dopo mesi di conflitto (o di genocidio?) nella striscia di Gaza è arrivato il cessate il fuoco. Russia Today ha intervistato un funzionario ONU per fare la conta dei danni: tra case, scuole e ospedali distrutti, interruzione nelle forniture di acqua ed elettricità, e mancanza di cibo, gran parte della popolazione palestinese è in condizione di crisi umanitaria.
Se la strategia israeliana era quella di spopolare Gaza rendendola inabitabile, sta purtroppo funzionando…

 

Russia Today – 06 settembre 2014

I danni causati dalle operazioni militari di Israele a Gaza rendono impossibile il ritorno a casa per decine di migliaia di persone nonostante il cessate il fuoco, a causa della mancanza di servizi, acqua ed elettricità, ha detto Ramesh Rajasingham, dell’ente umanitario OCHA delle Nazioni Unite, a Russia Today.

L’ONU ha diffuso un nuovo report in cui si dichiara che il numero delle persone sfollate a Gaza sta ancora aumentando, nonostante la tregua messa in atto dopo l’operazione su vasta scala condotta da Israele contro Hamas – operazione che è costata la vita a 2210 palestinesi, per lo più civili, e ad oltre 70 israeliani.

Il report dell’ONU sottolinea che c’è stato un sensibile calo nel numero dei palestinesi sfollati alla fine di agosto, scesi a 53.000, ma che la situazione è cambiata all’inizio del mese di settembre, con un dilagare di sfollati palestinesi che sono entrati nei rifugi dell’ONU, il che ha fatto salire il dato a 58.217 persone.

Russia Today (RT) ha parlato con il capo dell’ufficio ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari (UN-OCHA) nei territori palestinesi, Ramesh Rajasingham, per un’analisi della situazione.

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RT: L’ultimo dato mostra un aumento dei palestinesi sfollati nonostante il cessate il fuoco. Perché?

Ramesh Rajasingham: Ci sono circa 110.000 palestinesi sfollati adesso. Si trovano o nelle scuole gestite dall’organizzazione UNRWA, dell’ONU, oppure stanno presso altre famiglie che hanno ancora una casa. Ci sono diverse ragioni. Ci sono circa 18.000 case che sono completamente distrutte o irreparabilmente distrutte. Questo significa che attualmente ci sono 18.000 famiglie senza una casa. Ma a questo dato si aggiungono anche quelli che sono tornati a casa e hanno visto che non hanno più i servizi, come l’elettricità e l’acqua – il che è dovuto principalmente alle distruzioni causate dal conflitto. Non hanno la possibilità di accedere ai servizi. Non hanno forniture adeguate, eccetera. Per molti versi ciò che trovano nei rifugi è meglio di ciò che possono trovare a casa. Hanno una possibilità di avere accesso all’acqua, nei rifugi.

Le organizzazioni umanitarie hanno aiutato queste famiglie nei rifugi così come le famiglie che le stanno ospitando, con acqua, kit igienici e cibo. La quasi totalità della popolazione a Gaza sta ricevendo assistenza alimentare attraverso l’organizzazione principale, la UNRWA, e il World Food Programme. Pertanto il livello di distruzione e devastazione nella striscia di Gaza ha reso il ritorno a casa impossibile per molte famiglie. Anche quando hanno un tetto sopra la testa, non possono davvero vivere con una adeguata fornitura di servizi.

RT: Questa operazione militare ha prodotto un livello di distruzione senza precedenti a Gaza, e un numero enorme di perdite civili da entrambe le parti. Come può Israele giustificare tutto questo?

RR: Ci occupiamo principalmente dell’impatto umanitario del conflitto. Ora c’è un cessate il fuoco e quelli che potevano tornare a casa ci sono tornati, questo è assolutamente un imperativo, è necessario, ed è uno sviluppo molto positivo. Anche prima del conflitto Gaza soffriva enormemente a causa dell’embargo. Era molto difficile portare dentro materiali da costruzioni, difficile portare attrezzature e pezzi di ricambio – in ciò che noi chiamiamo una situazione di de-sviluppo. Quindi dopo tutto ciò il conflitto ha solo aggravato ulteriormente la situazione e causato una terribile crisi umanitaria per la quasi totalità della popolazione. Abbiamo 118 scuole danneggiate, e di queste 22 sono state interamente distrutte. Questo veniva ad aggravare la situazione poiché Gaza aveva già bisogno di 200 scuole. Quindi in molti casi ci sarà un peggioramento delle condizioni per l’istruzione dei bambini. Abbiamo avuto 50 centri sanitari e 17 ospedali danneggiati.

Le infrastrutture idriche sono state danneggiate. Abbiamo quasi mezzo milione di persone che oggi non ha accesso all’acqua perché non c’è abbastanza pressione oppure il sistema è danneggiato. L’elettricità – abbiamo un taglio della fornitura di 18 ore per la maggior parte della popolazione di Gaza perché le infrastrutture sono danneggiate o perché le centrali elettriche hanno smesso di funzionare come diretta conseguenza dei colpi dei bombardamenti. La situazione a Gaza a questo punto, anche se abbiamo un cessate il fuoco, è una crisi umanitaria. Ciò che ovviamente chiediamo non è solo di fornire assistenza umanitaria – che è ciò che la maggior parte delle organizzazioni sta facendo oggi – ma di aiutare Gaza a riprendersi, aiutare a ricostruirla, in modo che possa riacquisire un certo grado di normalità e non tornare a ciò che era.

 

(traduzione di Henry Touga)

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