Una notizia di cui si è parlato poco nei telegiornali: il referendum per l’indipendenza della Scozia è ormai imminente; si terrà il 18 settembre. Finora i sondaggi davano per certa la sconfitta del fronte per l’indipendenza, ma le ultime rilevazioni indicano un possibile, sorprendente ribaltamento di fronte. Zero Hedge commenta in modo caustico le recenti dichiarazioni dei politici, e conclude: sarebbe una scelta di autodeterminazione che farebbe da esempio all’intera Europa.

 

di Tyler Durden, Zero Hedge – 07 settembre 2014

Tutti gli espertoni che nei mesi passati hanno sostenuto che la possibilità di un’indipendenza della Scozia in seguito al referendum del 18 settembre fosse un sogno irrealizzabile, oggi si sono bruscamente svegliati, quando i sondaggi scozzesi di YouGov per il Sunday Times hanno dato il “Sì” (il voto favorevole alla campagna d’indipendenza) in testa, per la prima volta da quando sono iniziati i sondaggi, con il “No” per la prima volta sotto la linea della maggioranza, al 49 percento, esclusi gli elettori indecisi. Se si includono gli indecisi il “Sì” è ancora avanti di due punti, a 47 contro 45. Come riporta lo Spectator, “nel corso di quattro settimane il ‘No’ si è bruciato un vantaggio di 22 punti.”

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Secondo Bloomberg, “il passaggio ad un vantaggio palese per i sostenitori dell’indipendenza potrebbe far ulteriormente ribollire i mercati finanziari dopo che la sterlina si è indebolita la scorsa settimana, quando il margine di vantaggio dei pro-Regno Unito si è ridotto a soli sei punti percentuali.” Certo, la notizia di oggi può essere negativa per la sterlina, ma Bloomberg sembra ragionare sotto le Vecchie Normali assunzioni secondo cui qualsiasi notizia, buona o meno che sia, per le azioni non può mai andar bene. Aspettatevi di vedere l’indice Standard&Poor’s raggiungere un nuovo massimo dopo questi ultimi sviluppi, che saranno prontamente scontati e rigirati come una riunificazione repressa.

I soliti commentatori che fino ad oggi giuravano che il Sì non avrebbe avuto alcuna possibilità sono sbalorditi:

“Che un messaggio affermativo guadagnasse così tanto consenso in un solo mese è totalmente senza precedenti,” ha detto Matt Qvortrup, ricercatore senior alla Cranfield University in Inghilterra, e autore di “Referendum e Conflitti Etnici.” “Questo è alquanto rivoluzionario per un referendum. Siamo seduti in prima fila a vedere la Storia.” Il ballottaggio del 18 settembre sull’indipendenza scozzese ha dominato il dibattito nel Regno Unito dopo che la campagna porta-a-porta da entrambe le parti si è intensificata la scorsa settimana e i trader e gli investitori non escludono più una spettacolare vittoria per il leader nazionalista Alex Salmond.”

Altri sono andati più diretti al punto:

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Fraser Nelson, dello Spectator, ha avuto questo da dire:

Non c’è dubbio, il governo del Regno Unito ora sarà in modalità panico totale. Questo fa eclissare tutto il resto: il paese è a 12 giorni dalla dissoluzione. Stiamo vedendo una replica quasi perfetta di ciò che è accaduto in Quebec nell’ottobre 1995, quando il ‘Sì’ si era portato in vantaggio all’ultimo minuto. Allora i canadesi (che fino a quel momento avevano ignorato il dibattito ) se ne sono accorti improvvisamente, comprendendo che il loro paese si stava spaccando. Sette giorni prima del voto si organizzò un massiccio raduno a Montreal (dettagli qui) ad opera di un ministro della pesca che agì per sua iniziativa. Solo Dio sa se non sarebbero necessarie iniziative del genere anche adesso.

I politici britannici, naturalmente, non sono stati contenti, ad iniziare dal capo del Tesoro, il Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, per il quale qualsiasi cambiamento nello status quo è decisamente sgradito:

Il Cancelliere dello Scacchiere George Osborne ha annunciato un programma di incremento della devolution verso la Scozia se voterà No, offrendo a Edinburgo un maggiore controllo sulle tasse, la spesa pubblica e le politiche sociali, dicendo che sarà annunciato “nei prossimi giorni” da parte del governo di Londra in risposta al cambiamento nei sondaggi.

“È chiaro che la Scozia vuole maggiore controllo sulle decisioni che la riguardano,” ha detto Osborne in una intervista televisiva alla BBC. “La tempistica per tale programma sarà definita nel momento in cui ci sarà il ‘No’ al referendum. Allora la Scozia avrà il meglio di entrambi gli scenari. Gli scozzesi eviteranno allo stesso tempo i rischi della separazione e avranno più controllo sul proprio destino, che credo sia ciò che molti di loro desiderano.”

Osborne ha anche ripetuto la propria opposizione, che è condivisa da tutti i maggiori partiti di Westminster, ad una unione monetaria con una eventuale Scozia indipendente. “Non ci sono ‘se’ né ‘ma’: non condivideremo la sterlina se la Scozia si separa dal resto del Regno Unito,” ha detto.

Ed ecco che interviene il suo predecessore; entra in scena Alistair Darling:

“I sondaggi possono essere contrastanti, ma il messaggio che ne traggo è chiaro: Se volete che la Scozia rimanga parte della famiglia britannica allora il 18 settembre dovete votare per questo. La separazione è per sempre. Questi sondaggi possono e devono servire ora come una sveglia per tutti quelli che credevano che il risultato al referendum sarebbe stato scontato. Non lo è mai stato. Si giocherà sul filo del rasoio. Ora è tempo di alzare la voce e di dichiararsi.

“Stiamo battendo le strade, bussando alle porte, facendo chiamate in quantità mai viste, e stiamo sentendo che il popolo scozzese risponde positivamente alla nostra visione di una Scozia che sa assicurarsi il meglio di entrambi i casi possibili: ciò significa più potere alla Scozia ma senza assumersi i rischi di una separazione.

“Assaporiamo questa battaglia. Non è la Battaglia per la Gran Bretagna – è la battaglia per la Scozia, per i figli e i nipoti della Scozia e per le generazioni a venire. È una battaglia che vinceremo.”

Questo gli ha solo fatto venire più panico:

Con la campagna per il voto che volge al termine, il Partito Laburista all’opposizione sta cercando di tenere i suoi sostenitori ai loro posti nella sua tradizionale roccaforte perché votino contro l’indipendenza. L’ex primo ministro Gordon Brown, ora deputato laburista, girerà per il paese a sostenere la causa del mantenimento dell’unione.

“Voglio che le nostre risorse siano condivise con il resto del Regno Unito, e questo significherà pensioni migliori, cure mediche migliori, più lavoro e più sicurezza,” ha detto Brown, uno scozzese, in un’intervista con Sky News. “Qualsiasi cosa faccia il governo, è al potere temporaneamente. Dovete guardare il quadro a lungo termine. Dovete guardare avanti 50 anni, 100 anni. Questa è una decisione irreversibile.”

Ma, forse comprendendo che abbagliarli con le perline di vetro e le promesse a buon mercato non funziona, il primo ministro del Regno Unito è andato “fino in fondo” e ha sfoderato la bomba atomica, minacciando la Scozia senza mezzi termini di morte e distruzione se voterà per la secessione. Da Bloomberg:

La Scozia sarà più vulnerabile agli attacchi terroristici in ‘un mondo molto pericoloso ed insicuro’ se voterà per l’indipendenza il 18 settembre,” ha detto il Primo Ministro David Cameron.

Essere parte dell’unione dà agli scozzesi il beneficio della protezione di essere parte di un paese più grande, ha detto ieri Cameron ai giornalisti, al termine di un summit NATO a Newport in Galles.

“Con le minacce terroristiche e altre minacce non è forse meglio essere parte di un Regno Unito che ha un bilancio per la difesa eccellente, alcuni tra i migliori servizi d’intelligence e sicurezza del mondo, che è parte di ogni possibile alleanza che conta, cioè NATO, G-8, G-20, Unione Europea, e membro del consiglio di sicurezza ONU?” ha detto Cameron. “Tutte queste reti e la possibilità di lavorare con gli alleati ci mantengono al sicuro. Non è forse meglio tenersi tutte queste cose che separarsene?”

Perché in che altro modo può proteggersi la Scozia se non allineandosi con il paese che, insieme agli USA, ha fornito per primo le armi a questi “terroristi”?

E mentre tutti quanti chiedono la continuazione dello status quo, e tutti sono “sbalorditi” che gli scozzesi non riescano ad apprezzare gli “evidenti benefici” del mantenimento dell’unione, una persona assolutamente deliziata da tutto ciò è il leader del Partito Nazionale Scozzese, Alex Salmond, che ha detto di aspettarsi, per il referendum sull’indipendenza del 18 settembre, una partecipazione di oltre l’80 percento degli aventi diritto, dopo che i sondaggi danno per la prima volta il “Sì” in vantaggio. “Ci incoraggia l’evidente panico che si è diffuso tra le fila del ‘No’,” ha detto Salmond in un’intervista alla BBC.

Non sono riusciti a spaventare gli scozzesi, allora stanno cercando di corromperci. Non funzionerà né una cosa né l’altra.

Ma continueranno a tentarci: pensate a “Il ‘Sì’ all’Indipendenza della Scozia è un evento ‘Ad alto rischio’, mette in guardia Citi.” E infatti ecco che arriva Citi con il postmortem appena pubblicato, in una nota che si intitola “La Sterlina Si Avvia Verso una Brutta Sorpresa Dopo il Referendum Scozzese“.

  • La storia recente suggerisce che uno spostamento della sterlina verso quota 1.56 sul dollaro o anche di meno non può essere esclusa nel caso di un abbandono della Scozia, scrive Citigroup oggi in una nota.
  • Il palese vantaggio dei pro-indipendenza nell’ultimo sondaggio di YouGov manterrà gli investitori nell’ansia riguardo l’esito del referendum del 18 settembre.
  • Le autorità del referendum potrebbero condurre ulteriori sondaggi nella restante settimana e mezza; infatti, degli 86 sondaggi condotti dal 2012, solamente due mettono il ‘Sì’ in testa.
  • I dati in miglioramento per il Regno Unito di questa settimana, come quelli sulla produzione industriale e manufatturiera a luglio, risultano adesso di poco conforto.
  • L’udienza di Carney alla commissione Tesoro il 10 settembre potrebbe focalizzarsi sui rischi politici ed economici per la sterlina dovuti al referendum.

E da Berenberg:

  • Il rischio che la Scozia voti per l’indipendenza è reale e in crescita; i recenti movimenti sono stati di entità e rapidità superiori a quanto pronosticato, scrive Rob Wood, economista britannico in una nota a Berenberg.
  • Aspettatevi ancora un voto per il No; la campagna per il Sì è in vantaggio, ma sotto il margine d’errore, e gli ultimi sondaggi non rispecchiavano i precedenti. Potrebbero essere dati anomali.
  • La Scozia sta ripetendo il referendum sull’indipendenza del Quebec del 1995, che si giocò sul filo del rasoio, ma finì con una risicata vittoria del ‘No’ alla separazione dal Canada.
  • Un ‘Sì’ all’indipendenza potrebbe causare grossi problemi nel breve termine per l’incertezza della valuta e lo status di appartenenza all’UE. La Scozia potrebbe essere costretta all’austerity.
  • Potrebbero aumentare i rischi di un’uscita del Regno Unito dall’UE, se non ci sarà una Scozia pro-UE.
  • Un voto risicato per il ‘No’ terrebbe vive delle possibilità di un altro referendum tra 5-10 anni, e potrebbe intanto aumentare il potere della Scozia, dando il via a cambiamenti nella governance regionale nel Regno Unito.

Etc.

Certo, lo sanno tutti che alla fine il “voto” sarà arbitrato dal proverbiale, se non letterale, Diebold, che in qualche modo sospettiamo non voglia permettere un risultato così sconvolgente, come sarebbe una Scozia a cui venga permesso di determinare il proprio destino. Perché se questo viene permesso, ciò diventa all’improvviso un’opzione per il resto d’Europa – un continente dove, come Mario Draghi ha spiegato ripetutamente, è stato investito troppo capitale politico perché ora si possa permettere ai paesani di decidere il proprio destino.

Nel frattempo, comunque, quale migliore scusa per prendere i popcorn, sedersi e godersi uno dei grandi classici di tutti i tempi?

breaveheart

 

 

(traduzione di Henry Touga)