La stimata Enciclopedia Italiana Treccani usa il peso del suo prestigio e della sua reputazione per diffondere delle vergognose falsità in una materia che le è estranea. Sul Treccani Channel compare infatti un video di Lorenzo Bini Smaghi in cui l’economista si produce in una sequela impressionante di luoghi comuni e falsità (facilmente dimostrabili) per propagandare l’irreversibilità dell’euro! Un vero spot pubblicitario assolutamente inadeguato al livello culturale e scientifico che la stimata enciclopedia dovrebbe assicurare… farebbe senz’altro meglio a continuare a occuparsi della lingua italiana! 

Bini Smaghi parte con l’agitare lo spauracchio dell’inflazione, che prima dell’euro avrebbe flagellato i risparmi delle famiglie italiane, e lamenta come le continue svalutazioni avrebbero provocato guadagni effimeri di competitività portando negli anni ’80-’90 addirittura allo smantellamento di gran parte dell’industria italiana…

Ecco come l’ottimo Jean Sebastien su Scenarieconomici.it smonta facilmente queste incredibili sparate:

“Il professore inizia, descrivendo gli effetti “nefasti” dell’inflazione, dichiarando che questa avrebbe eroso i risparmi dei cittadini italiani durante gli anni della lira.

Come sappiamo, oggi in pieno euro i consumi stanno crollando di anno in anno e la deflazione ne è la prova, gli italiani rinunciano addirittura alla carne ed i pensionati che rubano nei supermarket sono la triste realtà. Comunque vediamo l’andamento dei risparmi delle famiglie italiane dagli anni 70′ in poi, durante la lira e la famosa inflazione a due cifre (inflazione importata a causa della crisi petrolifera). 

Tasso netto di risparmio delle famiglie in Italia 1970-2012 (in punti %)

Tasso netto di risparmio delle famiglie in Italia 1970-2012 (in punti %)

Durante gli anni dell’inflazione a due cifre, con la “liretta”, le famiglie italiane detenevano il record mondiale dei risparmi netti privati, mentre oggi in deflazione i risparmi italiani ed i consumi sono distrutti. Pertanto l’equazione da bar dello sport inflazione=distruzione risparmi  fa acqua da tutte le parti. Il calo vistoso dei risparmi italiani inizia dal 1996, anno della fissazione del tasso di cambio lira-euro e del rientro del nostro Paese nello SME credibile, strane coincidenze che lasciano riflettere…”

Continuando, Bini Smaghi afferma che con le svalutazioni i guadagni per l’Italia “duravano poco” e che dagli anni 80′ ai 90′ l’industria italiana si sarebbe erosa (cit. “l’Italia ha perso gran parte della sua industria a causa di queste svalutazioni”).

Già i titoli di questi due articoli del 1993  (anno post SME, guarda caso) possono smontare quanto detto dall’ex membro della BCE.”

articoli jean sebastien

Sul luogo comune delle svalutazioni continue su cui si sarebbe adagiata l’economia italiana degli anni ’80, poi, è utile ricordare un brano di questo magistrale post del prof. Bagnai:

“Ricordiamoci di una cosa che ci riporta all’essenza della Goofynomics: ogni svalutazione di qualcuno è la rivalutazione di qualcun altro. Ora, vi ricordate voi come funzionava lo Sme, il sistema di cambi fissi ma aggiustabili in vigore durante il periodo rappresentato nel grafico? Le valute partecipanti, fra le quali la lira e il marco, dichiaravano la propria parità centrale rispetto all’Ecu, una valuta “paniere” il cui cambio era una specie di cambio effettivo, cioè di media ponderata dei cambi di tutte le valute partecipanti (qui qualche dettaglio in più).

Quando vediamo che la lira perde terreno rispetto al marco, questo può dipendere da diversi fattori:

1) la lira si è svalutata rispetto all’Ecu, mentre il marco ha mantenuto la parità;

2) il marco si è rivalutato rispetto all’Ecu, mentre la lira ha mantenuto la parità;

3) una combinazione dei due effetti precedenti.

Come facciamo a sapere cosa è successo? Certo, osservare solo il cambio lira/marco non ci aiuta, eppure la domanda non è banale, perché, appunto, è strano come una svalutazione vista dall’estero somigli a una rivalutazione! Se ci vogliono più lire per acquistare un marco, si è rivalutato il marco, o si è svalutata la lira? Contabilmente i due fenomeni coesistono, sono equivalenti, ma dal punto di vista economico qual è stato il “motore”, la causa, dell’aggiustamento osservato nel prezzo della valuta? Si può determinare?
[…]
Qui qualche indizio lo otteniamo:

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Intanto, all’inizio dell’esperienza dello Sme sia Italia che Germania erano in posizione deficitaria (ricorderete che si veniva dallo shock petrolifero del 1979). Poi si riportano in equilibrio, poi la Germania decolla, e poi dal 1986 inizia – con il cosiddetto Sme credibile – lo slittamento verso il basso dell’Italia. La Germania ha un reversal nel 1991, a causa delle massicce importazioni di capitali seguite al crollo del muro, e l’Italia nel 1993, a causa del crollo dello Sme credibile, che credibile non era e esplose nel settembre del 1992 (come sapete).
Ora, in questo periodo, chi è stato più lontano dall’equilibrio? Noi, o loro? (Suggerimento: loro sono quelli in blu).
Loro!

[…] Perché, vedete, per capire se svalutavamo noi, o rivalutavano loro, basta andare a vedere la cronologia dei riallineamenti del cambio all’interno dello Sme, che trovate qui. Vi riassumo in un quadro sinottico i principali episodi:  

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Che si vede? Si vede che in effetti, nella storia dello Sme, sono stati più frequenti, e cumulativamente più rilevanti, i riallineamenti del marco, che quelli della lira. Inutile dire a voi (a per altri versi al dr Trezzi) che in questa tabella le svalutazioni hanno segno più (aumento del prezzo della valuta estera in termini di valuta nazionale) e le rivalutazioni segno meno (diminuzioni del prezzo della valuta estera in termini di valuta nazionale). Ora, il dato è e rimane che la lira si è riallineata quattro volte, il marco sei, e l’importo cumulato dei riallineamenti della lira è più o meno lo stesso di quello dei riallineamenti del marco. 

[…] Ma il punto rimane: se osserviamo l’andamento di lira e marco rispetto all’Ecu, cioè allo standard di riferimento del sistema, non osserviamo una storia di continuo deprezzamento della lira:

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Anzi! È vero che il marco si è costantemente apprezzato (gli Ecu costavano sempre meno in termini di marchi), ma… ci mancherebbe pure! Avete visto qual era lo sbilancio della Germania? Viceversa, la lira non si è costantemente deprezzata rispetto all’ancora nominale del sistema: si è apprezzata, ad esempio, fra l’estate del 1985 e l’autunno del 1986 (nonostante che nel frattempo riuscissimo a portare i conti con l’estero da un lieve deficit a un lieve surplus), e poi ancora fra l’estate del 1988 e quella del 1989.

E questa sarebbe una “politica strutturale continua” di svalutazione?

A me non sembra. A me sembra, viceversa, che questa conclusione somigli molto a un uso ideologicamente distorto di dati statistici. A me sembra che qualcuno voglia imputare a nostre inefficienze quello che era anche l’esito naturale della consueta politica di aggressione mercantilistica da parte tedesca: un apprezzamento del cambio del marco. A me sembra che ci sia qualcuno che disperatamente cerca di non farci capire che l’euro non è stato introdotto perché noi non svalutassimo, ma perché la Germania potesse non rivalutare, cosa che dentro lo Sme faceva, con frequenza maggiore di quanto noi dovessimo svalutare. Ma, naturalmente, questa è solo un’opinione mia (e della cronologia della Bis, e del database dell’Imf).
 
A me sembra, insomma, che ci sia qualcuno che vuole in tutti i modi farci capire che noi la nostra libertà non ce la meritiamo, perché non sappiamo usarla se non in modo sleale. E questi nemici della (nostra) libertà si fregiano dell’epiteto di liberali o liberisti!” 

L’ultimo dei totem portati avanti dal Bini Smaghi nel suo spot è che l’austerità sarebbe necessaria perché non abbiamo fatto le mitiche riforme strutturali: una di quelle “formule magiche” che fanno arrabbiare il Nobel Paul Krugman, in primo luogo perché dietro di esse si nasconde in realtà il taglio delle retribuzioni dei lavoratori, e  in secondo luogo perché:

“La cosa fondamentale da dire sulle ‘riforme strutturali’ in Europa è il loro ruolo nella discussione riguardo alle politiche macroeconomiche. Invece di riflettere sul fatto che a 5 anni dall’inizio della crisi l’Europa sta  sempre più profondamente affondando nella recessione, e chiaramente ha bisogno di meno austerità e di un’espansione monetaria più aggressiva, i soliti sospetti si mettono  a parlare del bisogno di “riforme strutturali”. E la mia impressione è che questi discorsi sulle riforme siano diventati, in pratica, non tanto una richiesta di azioni precise, quanto una scusa per non affrontare la realtà del disastro macroeconomico, e una maniera di evitare di considerare le responsabilità della Germania e della BCE, in particolare, nell’aiutare a  metter  fine all’attuale disastro.”

Insomma, chiedere a Padoa Schioppa se sia meglio uscire dalla moneta unica è un po’ come chiedere all’oste se il suo vino è buono. Ci aspettiamo che la Treccani pubblichi presto sul suo canale delle interviste obiettive e documentate, oppure che rimuova il video-spot e si astenga.