Sul Financial Times, il giornalista economico tedesco Wolfgang Münchau lancia un attacco durissimo alla dottrina economica mainstream del suo paese, l’Ordoliberismo. Non solo è “stravagante” e completamente priva degli strumenti per fronteggiare depressioni e trappole della liquidità, ma, per il suo carattere asimmetrico, risulta assolutamente inadatta ad una unione monetaria dove occorrerebbe visione comune e cooperazione.

di Wolfgang Münchau, 16 Novembre 2014

Gli economisti tedeschi si dividono grosso modo in due categorie: quelli che non hanno letto Keynes, e quelli che non hanno capito Keynes. Descrivere l’economia manistream in Germania come conservatrice non coglie il punto. Ci sono alcune sovrapposizioni con le varie scuole neoclassiche o neoconservatrici negli Stati Uniti e altrove. Ma, per quanto il confronto tra il mainstream tedesco e il Tea Party possa apparire convincente, non regge ad un esame scrupoloso. L’ortodossia tedesca cavalca sia il centro-sinistra che il centro-destra. L’unico partito con alcune tendenze keynesiane è quello degli ex comunisti.

Un buon esempio del dogma ortodosso è la relazione annuale del Consiglio degli Esperti Economici, un organismo ufficiale consulente del governo, uscita la settimana scorsa. Non hanno criticato la mancanza di investimenti, gli eccessivi avanzi delle partite correnti o la rettitudine fiscale fin troppo zelante. Invece, hanno criticato il salario minimo e qualche cedimento di secondaria importanza sull’età pensionabile. In altre parole: vogliono che il governo della cancelliera Angela Merkel sia ancora più duro.

I tedeschi hanno un nome per la loro concezione economica unico nel suo genere: Ordoliberismo. Le sue origini sono perfettamente legittime – una risposta delle élite liberali della Germania al crollo della democrazia liberale del 1933. E’ nata dall’osservazione che i sistemi liberali privi di restrizioni sono intrinsecamente instabili, e per sostenersi richiedono delle regole e l’intervento del governo. La funzione del governo non consiste nel correggere i fallimenti del mercato, ma nello stabilire e applicare le regole.

Dopo il 1945, l’Ordoliberismo è diventato la dottrina economica dominante del centro-destra. Negli anni ’90 i Socialdemocratici hanno iniziato ad abbracciarla, sino ad arrivare al culmine con le riforme di Gerhard Schröder nel 2003 su lavoro e welfare. Oggi il governo è ordoliberista. L’opposizione è ordoliberista. Le università insegnano economia ordoliberista. Nel frattempo, accade che la macroeconomia in Germania e negli altri paesi sono due universi paralleli.

In pratica, il carattere anomalo della macroeconomia tedesca non è stato un problema più di tanto – fino a poco tempo fa, quando ha cominciato a diventare molto importante. Quando hai la tua valuta e ti rapporti al resto del mondo principalmente attraverso il commercio, un’ideologia stravagante è un problema tuo. Le cose cambiano quando entri in una unione monetaria, ovvero quando i responsabili politici devono lavorare insieme.

Nessuno ha prestato molta attenzione a questo problema. Gran parte della discussione teorica iniziale sulla zona euro era centrata sulla nozione di area valutaria ottimale: quali sono i paesi idonei a partecipare ad una unione monetaria? Ma quel che si è rivelato di gran lunga più importante è la visione comune, che permette alle persone di comunicare e agire insieme.

Ad esempio, gli ordoliberisti tedeschi rifiutano semplicemente di riconoscere la presenza di una trappola della liquidità in cui la banca centrale diventa impotente ad influenzare i tassi di interesse sul mercato. Ludwig Erhard, rispettato ministro dell’economia tedesco durante gli anni ’50, una volta ha cercato di spiegare la Grande Depressione in termini di cartelli. Era un tentativo ordoliberista di portare dentro la loro struttura mentale un qualcosa per cui non avevano delle spiegazioni chiare. I successori di Erhard hanno ripetuto l’errore nella crisi della zona euro, che essi vedono come una storia di indisciplina fiscale.

In questo momento ci sono tre questioni fondamentali sull’ordoliberismo che sono di primaria importanza. In primo luogo, gli ordoliberisti non hanno alcuna politica economica coerente per affrontare le depressioni – disastri che si ripetono una o due volte in un secolo. Ogni volta che chiedo a uno di loro che cosa si dovrebbe fare in una depressione, la risposta di solito include qualche riferimento alla “distruzione creativa”.

In secondo luogo, gli ordolibersti mancano di un proprio quadro di politica monetaria coerente. Erano soliti essere monetaristi. La loro posizione oggi è per lo più incoerente.

La mia terza critica è più fondamentale. Non è affatto chiaro se il dogma ordoliberista si può trasferire da una economia aperta relativamente piccola  come la Germania ad una grande economia chiusa come la zona euro. La visione del mondo ordoliberisa è asimmetrica. I surplus delle partite correnti sono considerati più accettabili dei deficit. Dal momento che le regole sono basate sul diritto nazionale, gli ordoliberisti non si preoccupano del loro impatto sul resto del mondo. Quando hanno adottato l’euro, il resto del mondo all’improvviso ha cominciato ad essere importante.

La dottrina ordoliberista può anche avere funzionato bene per la Germania, anche se ho il sospetto che il successo economico del paese sia dovuto in gran parte alla tecnologia, alle competenze elevate e alla presenza di alcune aziende eccellenti, piuttosto che alla politica economica. Attraverso la sua posizione dominante nel sistema dell’euro, la Germania sta esportando l’ideologia ordoliberista al resto del blocco della moneta unica. E’ difficile pensare ad una dottrina meno adatta di questa ad una unione monetaria con tradizioni giuridiche, sistemi politici e condizioni economiche così diverse. Ed è ugualmente difficile vedere una Germania che possa mai rinunciarvi.  Di conseguenza i costi economici della risoluzione della crisi saranno molto alti.

Traduzione di Saint Simon