In un articolo comunque segnato da un malcelato e ingiustificato #fateskifen, The Guardian segnala  una possibilità che si fa sempre più concreta:  l’Italia costretta dagli eventi potrebbe presto abbandonare la moneta comune e ritornare ad usarne una sotto il suo pieno controllo.

 

della redazione di The Guardian,  16 novembre 2014

L’Italia si sta dirigendo verso l’uscita. Anche se potrebbe sembrare una fantasia che uno dei membri fondatori possa pensare di uscire dall’euro, c’è la crescente sensazione che tra non più di un paio di anni, Roma potrà di nuovo amministrare una propria moneta.

I dati della scorsa settimana mostrano un paese in crisi profonda. Con un PIL ancora del 10% al di sotto del picco pre-crisi finanziaria, il paese è impantanato in una profonda depressione.

Tutti i tentativi di rilanciare l’economia sono falliti, talmente è sclerotica la natura del suo sistema di tassazione, del suo mercato interno e delle regole del suo mercato del lavoro. Tutti insieme, questi elementi hanno impedito la transizione verso un’economia più efficiente non gravata dai soliti sussidi e benefici.

(Qui il Guardian evidentemente si augura l’eliminazione dello stato sociale italiano, delle tutele dei lavoratori e il trionfo del completo liberismo di mercato, ndVdE).

Nel frattempo, la Spagna e l’Irlanda sono riuscite ad approvare le riforme, a rafforzare le proprie banche, e ad andare avanti. Perfino l’economia greca sta crescendo, secondo le ultime stime ufficiali.

(Forse è utile ricordare al Guardian che in realtà l’economia spagnola e irlandese hanno fatto un balzo (del gatto morto)  solo grazie a enormi deficit/PIL, con una media negli ultimi tre anni intorno al 9%, e a condizioni penose del mercato del lavoro, mentre l’economia greca è crollata molto più di noi, con un PIL diminuito di circa il 25% rispetto al picco pre-crisi, ndVdE)

Una volta la classe media italiana avrebbe scartato immediatamente l’idea di un’uscita dall’euro. I loro risparmi sono valorizzati in euro e  tutte le loro attività e specialmente la proprietà immobiliare, hanno goduto di un sicuro valore nella moneta comune. Lasciare l’euro significherebbe un enorme calo di ricchezza.

(ovviamente lo sarebbe per tutti quelli che fanno la spesa quotidiana a Berlino o a New York… non per tutti gli altri, ndVdE)

Questa paura sembra ormai sparita. Il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo ha cambiato posizione opponendosi direttamente all’euro. L’ex comico diventato politico sta promuovendo un referendum per l’uscita. Più in generale, dopo che una promessa di crescita dopo l’altra è andata disattesa, il sostegno a Bruxelles e alla BCE è ormai compromesso.

Gli i italiani aspettano da 3 anni che il capo della BCE Mario Draghi imiti gli “esercizi sulla stampa di moneta” messi in atto dalla Banca d’Inghilterra e dalla Federal Reserve USA. Draghi parla incessantemente di pompare denaro nelle economie malate dell’eurozona, solo per poi tirarsi indietro. La scorsa settimana l’ha fatto ancora.

Ma anche se Draghi dovesse mettere in atto le sue promesse, esse probabilmente non saranno efficaci. Gli italiani lo sanno. Hanno bisogno di svalutare la moneta. Questa è l’unica salvezza. I giapponesi lo hanno fatto. E  in quanto sono l’altro grande paese con un enorme debito pubblico, sembrano un buon modello.

Chiariamoci: un ritorno alla lira sarà doloroso. Ma sembra qualcosa che gli elettori vogliono prendere in considerazione per fermare la continua e inarrestabile contrazione della propria economia.

 

Traduzione di Malachia Paperoga