Il quotidiano tedesco di economia e finanza Handelsblatt riporta con soddisfazione una recente decisione della Corte di Giustizia Europea secondo la quale lo stato tedesco non sarà più obbligato a garantire  le prestazioni sociali a coloro i quali,  per mancanza di mezzi, si trasferiscono in Germania: un segnale dunque per l’ “immigrazione povera” dei cittadini europei,  che getta luce sul vero significato di un’unione che vale solo per le merci e i capitali.

 

da Handelsblatt, 11.11.2014

La Corte di Giustizia Europea dà ragione all’agenzia del lavoro di Lipsia: l’Autorità aveva negato a una donna dalla Romania e a suo figlio il pagamento di Hartz IV . La donna non avrebbe alcun diritto di soggiorno in Germania.

Lussemburgo/Berlino. La Germania può negare, a determinate condizioni, le prestazioni Hartz IV (sussidio sociale erogato a persone abili al lavoro con entrate mensili  ridotte o inesistenti, o in cerca di occupazione, n.d.t.) a immigrati “poveri” dell’ UE. Uno Stato dovrebbe avere la possibilità di negare prestazioni sociali, ha decretato la Corte di Giustizia Europea Martedì in Lussemburgo, confermando con la sentenza il Diritto nazionale vigente.

Nella controversia una donna dalla Romania con un figlio minorenne aveva richiesto a Lipsia le prestazioni Hartz IV, anche se a quanto pare non stava cercando alcuna occupazione. L’agenzia del lavoro si era rifiutata di pagare. Un perito legale della Corte di Giustizia Europea aveva dichiarato a Maggio tale atto legittimo. Solo in questo modo potrebbero essere evitati abusi.

La donna non disporrebbe di sufficienti mezzi di sussistenza e non potrebbe per questo avere la possibilità di fare valere il diritto a un permesso di soggiorno, così la Corte, e essa non potrebbe perciò rifarsi al divieto di discriminazione esistente del diritto UE.

La Corte di Giustizia ha espressamente richiamato l’attenzione sul fatto che nessuno Stato membro sarebbe obbligato a erogare a immigrati, nei primi tre mesi del loro soggiorno, prestazioni sociali. In Germania immigrati stranieri non ricevono Hartz IV nei primi tre mesi. In seguito si cerca di capire se essi sono venuti nel Paese con l’obiettivo di cercare lavoro. Se il migrante ha trovato lavoro in Germania e poi lo perde, può ricevere Hartz IV. In Germania si è temuto un diluvio di nuove richieste per le prestazioni Hartz IV da parte di immigrati UE, nel caso in cui la Corte avesse richiesto il cambiamento delle regole nazionali.

Il dibattito sul possibile abuso di prestazioni sociali da parte degli immigrati dall’ UE è in corso già da un po’. Si tratta soprattutto di migranti dalla Bulgaria e dalla Romania. Da Gennaio vale per i cittadini di quei paesi la piena libera circolazione dei lavoratori nell’ UE. In Germania alcuni comuni si lamentano per il numero sempre maggiore di arrivi da entrambi i paesi dell’ex blocco dell’Est. I Tribunali in Germania avevano negli ultimi tempi deciso sulla materia in maniera discordante.

In linea di massima vale: chi è bisognoso, riceve Hartz IV. Più complicata è la questione per stranieri dell’ UE, che fanno richiesta in Germania di Hartz IV. Un cittadino dell’ UE, che ha vissuto e lavorato a lungo in Germania, quasi non si distingue,  dopo la perdita del lavoro, da un cittadino con passaporto tedesco.

Diverso è per gli stranieri che si spostano in Germania: nei primi tre mesi non possono ottenere Hartz IV, in seguito si controlla se essi sono venuti nel Paese con l’obiettivo di cercare lavoro. Se il migrante ha trovato lavoro in Germania e lo perde di nuovo, può ricevere Hartz IV.

A Ottobre 2014 in Germania avevano ricevuto Hartz IV 4,314 milioni di persone adatte al lavoro. Nel computo sono inclusi, oltre ai disoccupati, anche gli “Aufstocker” (coloro i quali guadagnano poco, nonostante lavorino, e hanno bisogno ugualmente di un sostegno, n.d.t.) e quelle persone che accudiscono bambini fino al terzo anno d’età oppure si prendono cura di parenti.

Il giudizio della Corte di Giustizia Europea è una cosiddetta questione pregiudiziale,  la richiesta di una interpretazione del diritto UE alla più alta corte europea  prima che un giudizio venga espresso da un tribunale nazionale. La Corte aveva richiamato l’attenzione sul fatto che nessuno Stato che accoglie migranti cittadini dell’ UE è obbligato, secondo il diritto  UE, a garantire prestazioni sociali durante i primi tre mesi di soggiorno. Nel caso di una permanenza più lunga di tre mesi, ma meno di cinque anni, il diritto UE farebbe dipendere il permesso di permanenza dalla circostanza se la persona disoccupata disponga di mezzi sufficienti alla propria sussistenza.

Il Segretario Generale della CSU Andreas Scheuer ha comunicato  che la sentenza  è “un chiaro segnale relativo al turismo sociale e agli abusi sociali”. E’ bene che la Corte di Giustizia provveda alla certezza del diritto. “Questo diritto deve essere usato conseguentemente”, richiede Scheuer.

La presidente federale della CSU Gerda Hasselfeldt ha salutato come un “buon segnale” la decisione della corte di Giustizia Europea sulle prestazioni previste per gli stranieri dell’UE dall’Hartz IV. La sentenza rafforzerebbe la sicurezza del diritto e sarebbe un buon segnale per i sistemi sociali e i Tribunali, ha detto Hasselfedlt martedì a Berlino. Porterà a una maggiore accettazione del libero movimento in Europa. Hasselfeldt ha difeso, con uno sguardo alla sentenza, anche le iniziative del gruppo federale della CSU contro la cosiddetta “immigrazione di povertà” all’interno dell’ UE. “Diviene chiaro come noi avessimo ragione”, ha affermato.

 

Segnalazione e Traduzione di Abu Aharon, che ringraziamo