Telegraph: Il voto in Svizzera provoca l’attacco alla “bolla dell’oro vecchia di 6.000 anni”

Un bel commento di A.E. Pritchard sul Telegraph a proposito del prossimo referendum “Salvate il nostro oro” che si terrà in Svizzera il 30 Novembre, paragonato a un urlo promordiale che invoca il ritorno al relitto barbarico contro l’eccessivo allentamento quantitativo, ma paradossalmente potrebbe obbligare la Banca Nazionale Svizzera a maggiori emissioni di moneta.

 

di Ambrose Evans Pritchard, 27 Novembre 2014

Il referendum ‘Save Our Swiss Gold’ è un urlo primordiale contro un mondo di allentamento quantitativo, ma paralizzerebbe la Banca Nazionale Svizzera

Questa domenica cinque milioni di elettori svizzeri decideranno se obbligare la Banca Nazionale Svizzera a rimpatriare tutto il suo oro dai caveau in Gran Bretagna e Canada, aumentare le sue dotazioni di lingotti d’oro al 20pc delle riserve e quindi mantenerle per sempre.

Il referendum “Save Our Swiss Gold” (Salviamo il Nostro Oro Svizzero, ndt) è un audace tentativo dall’esercito svizzero dei gold bug (coloro che investono sull’oro, ndt) – e del Partito del Popolo Svizzero (SVP) – di riportare il mondo ai bei tempi del Gold Standard internazionale. E’ un urlo primordiale contro l’allentamento quantitativo e la creazione di moneta a oltranza da parte delle principali banche centrali.

Eppure c’è un problema. La Banca Nazionale Svizzera (BNS) è la più grande stampatrice in termini relativi, superando di gran lunga la Banca del Giappone, per non parlare della Federal Reserve o della Bank of England – meri dilettanti al confronto.

La BNS ha incrementato il proprio bilancio a un colossale 83% del PIL nel maniacale – ma ben giustificato – tentativo di fermare l’apprezzamento del franco svizzero e non superare 1,20 sull’euro, e per scongiurare la deflazione. Ha promesso di stampare tutto quanto sarà necessario per acquistare obbligazioni estere e difendere il tasso di cambio. E’ dal 2011 che mantiene la sua parola.

A un certo punto stava rastrellando la metà dell’intera emissione dei titoli pubblici dell’eurozona ogni mese, una scala di azione che la Banca Centrale Europea di Mario Draghi si può solo sognare. Durante la crisi del debito della zona euro, Standard & Poor ha addirittura accusato la BNS di essere diventata un canale per la fuga dei capitali, attraverso la Svizzera, verso i titoli tedeschi, olandesi e francesi, e quindi indirettamente aggravare la spaccatura Nord-Sud di Eurolandia.

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Non si può fare a meno di sorridere quando si sentono gli appassionati svizzeri dell’oro che si lamentano che queste obbligazioni estere – acquistate con franchi elettronici fiat creati dal nulla – stanno perdendo valore, con l’euro in calo nei confronti del dollaro. Ma d’altro canto noi tutti soffriamo di dissonanza cognitiva.

Il risultato di questo blitz di acquisti è che la BNS ha ora un bilancio di 522 miliardi di franchi. Solo il 7.5pc è in oro, circa 1.040 tonnellate. Se il voto al referendum sarà favorevole, la BNS dovrebbe acquistare 1.733 tonnellate per raggiungere l’obiettivo del mandato, del 20pc entro il 2019.

I Tori dell’oro sono scatenati. La produzione annua mondiale è di circa 2.500 tonnellate. Tutti noi possiamo fare i conti. La BNS potrebbe convincere una banca centrale amichevole a venderle un paio di casse, ma l’anno scorso le banche centrali erano acquirenti netti. Guidate dalla Russia e da altri Stati BRICS, hanno acquistato 367 tonnellate.

Willem Buiter di Citigroup si è preso gioco del piano svizzero, e del feticismo dell’oro in generale, in un tagliente report dal titolo: “Gold: a six thousand year-old bubble revisited” (Oro: una bolla vecchia di 6000 anni rivisitata, ndt).

Rendere illegale la eventuale vendita dell’oro che la banca centrale ora detiene o che acquisterà in futuro, renderebbe l’oro inutile come riserva internazionale. Lo stock di oro non potrebbe mai essere utilizzato per interventi sul mercato dei cambi e non potrebbe essere utilizzato come garanzia. L’oro diventerebbe inutile come riserva di valore, il suo valore sarebbe quindi pari a zero.

Mr Buiter dice che l’oro è una “merce fiat” di quasi nessun valore intrinseco, ambita come asset solo “nella misura in cui un numero sufficiente di persone crede nel suo valore“.

Personalmente, trovo questo argomento evanescente, sconfinante nel Gesuitico, una preferenza soggettiva travestita da scienza. Nulla ha un valore intrinseco che vada oltre quello che noi gli diamo, comprese le cose che piacciono a Mr Buiter. Ma non sottilizziamo.

L’oro è costoso da estrarre e da raffinare a un ragionevole grado di purezza. E’ costoso da immagazzinare. Non ha altri impieghi significativi come merce – esistono alternative equivalenti o superiori per tutti i suoi usi industriali” aggiunge Mr Buiter.

I costi e le scorie che si producono per estrarre l’oro dalla terra, solo per seppellirlo di nuovo nei caveau, sono davvero notevoli. Storicamente, l’oro veniva estratto utilizzando il mercurio, un metallo pesante tossico, gran parte del quale era rilasciato nell’atmosfera.

Oggi, al suo posto viene usato il cianuro. Le fuoriuscite di cianuro (che si verificano regolarmente) possono annientare qualsiasi forma di vita nei corsi d’acqua colpiti. Il deflusso dalle miniere o dalle cave può verificarsi molto tempo dopo che l’estrazione è cessata. Da un punto di vista di efficienza sociale, l’estrazione di nuovo oro e il costoso stoccaggio dell’oro esistente sono attività inutili a fini di investimento.

Mr. Buiter confronta l’oro con la moneta di pietra dell’isola di Yap, nel Pacifico. “Questa moneta di pietra, chiamata Rai, consiste di grandi dischi intagliati a forma di ciambella, di solito di calcite. A quanto pare, lo stock totale di Rai non può essere aumentato ulteriormente. Si deprezza anche molto lentamente. Questa forma intrinsecamente inutile di moneta dell’isola di Yap è in tutti gli aspetti essenziali equivalente all’oro di oggi nel resto del mondo.

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Mr. Buiter non scommette su un picco secolare dell’oro. “Non voglio discutere con una bolla di 6.000 anni. Quella bolla potrebbe essere buona per altri 6.000 anni “.

Inutile dire che la BNS è inorridita dal referendum. “L’iniziativa è pericolosa. Il divieto di vendita comprometterebbe molto seriamente il nostra spazio di manovra di politica monetaria “, ha detto Thomas Jordan, presidente della banca.

La BNS ha avvertito che un divieto delle vendite di oro scatenerebbe il caos, una volta che la banca iniziasse a ridurre nuovamente il proprio bilancio. Alla fine potrebbe essere necessario impegnarsi nell’emissione di nuova moneta, perché non si avrebbe alcun reddito dalle obbligazioni, l’esatto contrario di ciò che vogliono gli appassionati dell’oro.

Nello scenario peggiore, l’attivo del bilancio della BNS, nel corso del tempo, sarebbe composto in gran parte di oro invendibile. Gestire il livello dei tassi di interesse e l’offerta di moneta sarebbe possibile solo attraverso il passivo dello stato patrimoniale; in pratica mediante l’emissione di certificati di debito fruttifero propri della BNS (titoli della BNS). Questo avrebbe gravi conseguenze finanziarie. La BNS potrebbe quindi trovarsi nella situazione di poter finanziare le sue spese correnti unicamente mediante creazione di moneta.

Queste argomentazioni sono complesse, ma suonano abbastanza plausibili per i profani da raffreddare l’ardore della Svizzera per la moneta forte. L’ultimo sondaggio mostra il “No” in testa, con il 47pc, contro il 38pc dal lato del “Sì”. Eppure i bug dell’oro sono determinati, e l’affluenza è ciò che conta.

L’ondata dei fautori di un ritorno all’oro è una finestra sulla nostra epoca, un fenomeno antropologico. Le classi dirigenti stanno combattendo una battaglia di retroguardia, mentre delle campagne ben organizzate tentano di forzare un cambiamento di politica economica. La Banca Centrale olandese ha rimpatriato 122 tonnellate di oro da New York. La Bundesbank sta spedendo a casa il suo oro per placare il movimento “Bring Back Our Gold” e i suoi alleati nel Bundestag.

Quello che appare è un crollo della fiducia. Un sistema di titoli messi a riserva che è sopravvissuto alla prima guerra mondiale e anche alla seconda guerra mondiale – in larga misura – sta andando in crisi. Quando si tratta di riserve in valuta estera, gli stati europei stanno diventando ancora più nazionalisti di quanto non fossero nel 20° secolo.

Per i bug dell’oro sono stati tre anni stressanti. Il prezzo dell’oro ha raggiunto un picco a 1.921 dollari l’oncia nel settembre 2011, dopo un aumento di quasi otto volte dalla fine degli anni ’90.

Da allora è sceso a 1.194 dollari, come la stretta della Fed e il dollaro in aumento hanno del tutto cambiato il panorama finanziario globale. Société Générale si aspetta che scenda molto di più, a una media di 826 dollari. dal 2016-2019.

Per molti appassionati dell’oro è una questione di fede che il QE avrebbe provocato una spirale inflazionistica. Eppure sono passati anni e gran parte del mondo sta languendo in condizioni di deflazione o quasi. I loro modelli economici sono chiaramente sbagliati, eppure l’irriducibile misticismo dell’oro è un sistema di credenze chiuso in se stesso, di carattere quasi religioso, che quindi non può essere smentito dai fatti. I sostenitori semplicemente si trincerano sempre di più nelle proprie posizioni.

Il ritornello ora sta cambiando. Tasso zero, QE e debito estremo possono rinviare il giorno della resa dei conti – avvertono – ma il diluvio sarà ancora peggiore quando finalmente arriverà. Su questo possono avere ragione.

 

Traduzione di Carmenthesister

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