Mentre i media nostrani tentano di dimostrare che “l’Italia non è degna dell’euro”, il Nobel Krugman sul New York Times evidenzia un dato indiscutibile: il paese che più macroscopicamente disattende le regole europee è la Germania. La mancata volontà di cooperazione non va cercata all’interno del nostro paese.

 

 

di Paul Krugman, 30 novembre 2014

Sto facendo un po’ di lavoro, che sarà pronto a breve, sulle questioni europee, e a memoria futura voglio pubblicare un semplice grafico. Sostiene la stessa cosa che dicono Francesco Saraceno e Simon Wren-Lewis, ma in maniera più stringata e forse più chiara.

Si tratta di un fatto semplice ma importante: in questo momento, qualsiasi squilibrio a livello europeo associato all’anomalo flusso di capitali verso la periferia a seguito della formazione dell’euro è stato compensato da una disinflazione estremamente dolorosa e penalizzante. Se guardiamo al periodo dal 1999 ad oggi, la maggior parte dell’Europa ha visto una crescita dei costi e un’inflazione decisamente in linea con l’obiettivo della BCE dell’“appena sotto il 2%”. Ma c’è un solo paese disallineato:

Krugman Europa

A questo punto appare che il problema degli squilibri europei è un problema tedesco, causato dal fatto che la Germania continua a non avere incrementi dei prezzi e dei salari in linea con quanto l’euro richiederebbe. Questa svalutazione tedesca di riflesso esporta deflazione al resto dell’Europa. Al contrario, la Francia, la Spagna e anche l’Italia hanno giocato secondo le regole.

 

Traduzione di Malachia Paperoga