Telegraph: Ammutinamento alla BCE indebolisce l’autorità di Draghi

A.E. Pritchard sul Telegraph commenta lo scontro in corso che ha spaccato in due il comitato esecutivo della BCE: da una parte Draghi e quelli che vogliono preservare l’euro e procedere verso il superstato europeo, dall’altra quelli che resistono alla messa in comune della politica fiscale. Sembra che ormai sia questione di mesi.

 

di Ambrose Evans Pritchard, 5 Dicembre 2014

Draghi ha ragione: euro significa un unico governo e un superstato europeo, e fingere il contrario è intellettualmente infantile.

La Banca Centrale Europea si trova ad affrontare una vera e propria crisi di leadership. L’autorità di Mario Draghi sta venendo meno, con importanti implicazioni per i mercati finanziari e il destino a lungo termine dell’unione monetaria.

Sia Die Zeit che Die Welt hanno riportato che tre membri su sei del comitato esecutivo della BCE si sono rifiutati di firmare le ultime dichiarazioni di Draghi, un ammutinamento senza precedenti nel sancta sanctorum che decide la politica economica della BCE.

I dissidenti sono la tedesca Sabine Lautenschläger, il lussemburghese Yves Mersch e, fatto più sorprendente, il francese Benoît Coeuré, un segnale che Parigi spera ancora di evitare una rottura delle relazioni con Berlino sulla gestione dell’UEM.

La realtà è che ben sei mesi dopo che Draghi ha parlato per la prima volta liberamente di un blitz da € 1000 miliardi per scongiurare i rischi di deflazione, di concreto non è accaduto quasi nulla. Il bilancio della BCE si è ridotto di oltre € 100 miliardi.

Le sue parole hanno portato a un euro più debole, ma questo non è uno stimolo monetario. Non compensa il ritiro di 85 miliardi di dollari di acquisti netti di obbligazioni da parte della Federal Reserve degli Stati Uniti per l’economia globale nel suo complesso. E’ una dinamica a somma zero.

Lo scontro arriva in un momento delicato in cui la stampa italiana riporta che Draghi potrebbe presto tornare a casa per assumere la presidenza italiana, con l’89-enne Giorgio Napolitano che si prepara a dimettersi. Un esito di questo genere è improbabile. Eppure non c’è dubbio che Draghi abbia pressanti motivi familiari per tornare a Roma, oltre al fatto che ormai riesce a nascondere a malapena la sua irritazione verso Francoforte.

Questo articolo incendiario sulla ARD Tagesschau dà l’idea di quel che si dice in Germania. Giustamente o meno, Draghi è accusato di perdere le staffe, di non voler ascoltare le obiezioni, di tagliar fuori il capo della Bundesbank Jens Weidmann e di ritirarsi in un “gabinetto ristretto”.

L’ultima disputa riguardava un cambiamento nel testo della dichiarazione della BCE sul suo bilancio. Anche se sembra una questione semantica e banale – se l’aumento di € 1000 miliardi fosse “previsto” o “programmato” – lo scontro che ci sta dietro è serio. I falchi non si lasceranno trascinare in un vero e proprio quantitative easing  prima di essere pronti. Stanno palesemente giocando contro il tempo, continuando a sperare che il Rubicone non sarà mai attraversato.

Mrs. Lautenschläger ha generato un certo scalpore lo scorso fine settimana contravvenendo alla regola del silenzio che precede i meeting, per dire che la guardia sul QE resta ancora molto alta. Ha criticato l'”attivismo” per il gusto di fare e ha avvertito che a questo punto il QE farebbe più male che bene: gli acquisti di titoli di Stato equivalgono a dei trasferimenti fiscali e creano un “serio problema di incentivi”.

Lei è naturalmente sostenuta da Jens Weidmann della Bundesbank, il quale stamattina ha detto che la politica monetaria è troppo allentata per le esigenze della Germania – anche se la Bundesbank dimezza le sue previsioni di crescita economica della Germania per  il prossimo anno all’1pc, e anche se la quota delle merci tedesche in deflazione dei prezzi raggiunge il 31.2pc. Weidmann sostiene che il crollo dei prezzi del petrolio è un “mini-stimolo”, e sembra implicare che questo riduce quindi la necessità del QE.

I tedeschi sospettano che Draghi stia cercando di puntare sul QE sovrano in modo che ci possa essere un prestatore di ultima istanza per le obbligazioni del Club Med il prossimo anno,  quando le banche venderanno le loro partecipazioni a seguito del rimborso dei prestiti della BCE (LTRO).

Da quando Draghi ha lanciato il suo primo carry trade da 1000 miliardi di € tre anni fa, gli istituti di credito italiani hanno raddoppiato il loro portafoglio di titoli di Stato italiani (BTP) a circa € 400 miliardi. Mediobanca si aspetta che il portafoglio scenderà a € 100 miliardi nel 2015. Chi acquisterà questo diluvio di offerta sul mercato, e a quale prezzo?

Draghi ha reso chiaro che in caso di necessità la BCE può ignorare il voto contrario della Germania sugli acquisti di obbligazioni. “Non abbiamo bisogno di avere l’unanimità”, ha detto, anche se difficilmente avrebbe potuto rispondere diversamente se interrogato espressamente sul punto. Si può immaginare lo scandalo se avesse suggerito, invece, che la Germania ha un diritto di veto.

Ma è difficile capire come possa andare avanti una BCE profondamente divisa – come ha fatto di recente la Banca del Giappone con una stretta maggioranza di 5: 4 voti a favore della Abenomics II – su una questione di così grande portata politica e giuridica come un pieno QE. (Un QE minimale è un altro discorso, ma non farebbe alcuna differenza).

Come ho scritto ieri sera, un’azione del genere sarebbe una bella fonte di reclutamento per il partito tedesco anti-euro AFD e metterebbe in pericolo il consenso popolare e politico tedesco per l’unione monetaria. La Verfassungsgerichtshof ha già dichiarato che il precedente piano di sostegno per l’Italia e la Spagna (OMT) “vìola manifestamente” i Trattati ed è probabilmente Ultra Vires. Questo problema non è ancora risolto alla Corte europea.

I professori euroscettici tedeschi stanno già preparando una nuova causa contro il QE, sostenendo che esso fa ricadere grandi responsabilità sui contribuenti tedeschi,  è politica fiscale de facto, e vìola la sovranità di bilancio del Bundestag. Sentenze precedenti da parte del Verfassungsgerichtshof suggeriscono che molti dei giudici potrebbero essere d’accordo. Né è chiaro se la Bundesbank potrebbe partecipare al QE una volta che venisse presentata una denuncia del genere, questione che non riceve quasi nessuna attenzione da parte dei mercati.

Sia chiaro, io non critico Mario Draghi. Ha fatto miracoli, dati i vincoli della politica. La sua gestione della BCE è stata niente meno che eroica. Concordo pienamente con la logica – anche se non l’obiettivo – del suo grido d’allarme in Finlandia di una settimana fa. Il successo finale dell’UEM, ha detto, “dipende dal riconoscimento che la condivisione di una moneta unica è un’unione politica, e quindi dal saperne trarre le conseguenze”.

Oppure, per dirla in un altro modo, una volta che avete lanciato una unione monetaria, avete automaticamente lanciato anche un’unione politica. Questo è ciò che significa l’UEM. L’euro significa un unico governo e un superstato europeo,  e implicitamente l’abolizione della Germania come stato indipendente pienamente sovrano. Fingere che non sia così è intellettualmente infantile. Resistere a questa verità – e continuare comunque a procedere ostinatamente con l’UEM – condanna l’Europa a delle crisi ricorrenti e a una depressione permanente.

Su questo Draghi ha perfettamente ragione, ed è questo il motivo per cui quelli di noi che eravamo euroscettici a Maastricht – e ho scritto io l’editoriale del Daily Telegraph la notte dell’infame Trattato, esattamente 23 anni fa – si sono sempre opposti all’UEM con inflessibile determinazione, e hanno grande simpatia per quei tedeschi che vogliono tirarsi fuori dall’UEM per salvare il proprio stato sovrano, prima che sia troppo tardi.

Altrettanto ha ragione Weidmann a pensare – come pare che faccia – che la carica a testa bassa verso la mutualizzazione del debito e l’unione fiscale di fatto realizzata con mezzi monetari sia una minaccia mortale per la democrazia tedesca e per lo stato di diritto.

La posta in gioco è molto alta. Una prova di forza arriverà sicuramente nei prossimi mesi, in un modo o nell’altro.

 

Traduzione di Carmenthesister

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