FT: Trapelate le conclusioni del vertice UE: stop per Draghi?

Sul Brussel Blog del Financial Times, Peter Spiegel parla di una bozza – trapelata e pubblicata dal FT – del comunicato che dovrà essere rilasciato al prossimo summit di questa settimana, in cui si rimanda a giugno dell’anno prossimo qualsiasi passo avanti in materia di cessione di sovranità, lasciando senza copertura politica il progetto di Quantitative Easing di Draghi.

 

 

di Peter Spiegel, 10 dicembre 2014

Questo balletto è ormai diventato una tale routine che noi al Brussels Blog stiamo pensando di dargli un nome: il two-step dell’eurozona.

Da quando la crisi dell’eurozona ha colpito per la prima volta i mercati internazionali quasi cinque anni fa, i presidenti della Banca Centrale Europea – prima Jean-Claude Trichet, poi Mario Draghi – hanno mandato un messaggio molto chiaro ai leader politici dell’unione: possiamo agire solo se voi agite per primi.

Il patto non è mai stato ufficiale, ma entrambe le parti sapevano quanto era loro richiesto. Il primo programma  di acquisto titoli della BCE del maggio 2010 è arrivato solo dopo che i leader dell’eurozona avevano creato un nuovo fondo di salvataggio da 440 miliardi di euro; il prestito di 1000 miliardi di euro di finanziamento a basso costo alle banche dell’eurozona all’inizio del 2012 è arrivato solo dopo che i leader politici si sono accordati per un nuovo “fiscal compact” di severe regole di bilancio.

Ma con i mercati che tengono Francoforte attentamente sotto osservazione per capire se Draghi stia per lanciare un’altra mossa coraggiosa – un quantitative easing in stile statunitense, con acquisto di titoli sovrani per fermare i timori che l’eurozona si stia avvitando in una spirale deflazionistica – arrivano nuovi segnali che una delle parti in gioco abbia smesso di danzare.

Lo scorso ottobre durante un summit dell’eurozona, Draghi riuscì a ottenere dai leader lì riuniti una dichiarazione passata quasi inosservata che li impegnava a un altro “Report dei quattro Presidenti”, in riferimento al progetto pubblicato nel 2012 che aveva tracciato la rotta verso ulteriori centralizzazioni della politica economica dell’eurozona. Il report aveva aiutato a dare il via all’”unione bancaria” UE che è stata da poco definita.

Da allora non ci sono stati ulteriori sviluppi del progetto del 2012, e alla conferenza stampa del suo ultimo summit, l’allora presidente Herman Van Rompuy ha dichiarato che il nuovo “Report dei quattro Presidenti” sarebbe stato pubblicato al summit UE di dicembre, che inizia il prossimo giovedì. Molti a Bruxelles hanno visto questo report come la contropartita di Draghi – una volta che i leader avessero sottoscritto un nuovo modello di integrazione europea, Draghi avrebbe avuto mano libera nel lanciare il QE.

Ma secondo una bozza trapelata del comunicato per l’incontro della prossima settimana, Draghi potrebbe dover fare la sua parte senza la contropartita dell’eurozona. Il testo (che abbiamo pubblicato qui) chiarisce che i leader non hanno alcuna intenzione di accordarsi su un nuovo progetto nel prossimo futuro.

Secondo la bozza, la discussione su come procedere sarà rimandata a febbraio, e il report non arriverà prima di giugno. Ecco il paragrafo della bozza attinente all’argomento, circolato lunedì nelle capitali nazionali:

Un coordinamento più spinto delle politiche economiche è essenziale per garantire il buon funzionamento dell’Unione Economica e Monetaria. I lavori tesi allo sviluppo di meccanismi concreti per un coordinamento più stretto della politica economica, per la convergenza e la solidarietà, procedono. I capi di stato e di governo si scambieranno le loro opinioni su queste questioni al loro incontro informale di febbraio. Il Presidente della Commissione, in stretta cooperazione con il Presidente dell’Euro Summit, il Presidente dell’Eurogruppo e il Presidente della Banca Centrale Europea, ne riferiranno al più tardi al Consiglio Europeo di giugno 2015.

Questo significa che all’inizio del prossimo anno Draghi non avrà la normale copertura politica di cui ha bisogno per prendere una decisione coraggiosa – un problema esacerbato il mese scorso dalla decisione delle Commissione Europea di rimandare il giorno del giudizio per Francia e Italia sulla possibile applicazione di sanzioni per il mancato rispetto delle regole UE di bilancio in tempi di crisi.

Questo significa che Draghi ha le mani legate? Non proprio. Ma mentre l’opposizione al QE monta sia all’interno della Germania che all’interno del consiglio direttivo della BCE, le cose si fanno di certo politicamente più difficili per l’italiano, normalmente molto persuasivo.

 

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