Come riporta il Guardian, nonostante i falsi trionfalismi la situazione in Grecia è sull’orlo del collasso. Il rischio di elezioni anticipate che diano la vittoria al partito di Tsipras – contrario all’austerità –  spinge politici e funzionari UE  a  interferire in flagrante nella politica nazionale usando a piene mani l’arma del terrorismo. Ma in questo contesto si evidenziano le contraddizioni in cui si è cacciato Tsipras: nel tentativo di rassicurare il potere, ha garantito che non vuole un’uscita della Grecia dall’euro, da lui falsamente dipinta come catastrofica, ma così facendo ha dato uno strumento in mano agli avversari (che invece fanno capire che le sue politiche condurranno all’uscita) e si è privato di un’arma che avrebbe potuto usare nei negoziati.

 

di Helena Smith, 14 Dicembre 2014

 

Il Commissario UE alle finanze, Pierre Moscovici, è volato ad Atene lunedì a causa delle incertezze politiche seguite alla decisione improvvisa del governo di anticipare le elezioni presidenziali.

La visita del commissario francese avviene mentre il leader dell’opposizione di sinistra radicale del paese, Alexis Tsipras, intensifica le proteste per la campagna di “frenetico terrorismo” a cui è sottoposta la Grecia, non solo da parte del suo primo ministro Antonis Samaras,  ma anche da alti funzionari europei, in vista dello scrutinio di questa settimana, il primo di tre votazioni.

“E’ in corso un’operazione di terrore, di menzogne. Un’operazione il cui unico scopo è di seminare il terrore tra il popolo greco e tra i parlamentari, e di spingere il paese sempre più a fondo nella povertà e nell’incertezza del memorandum,” ha detto domenica il leader di Syriza ai suoi sostenitori, riferendosi al programma di salvataggio sponsorizzato dal FMI e dalla UE per mantenere a galla l’economia strozzata dal debito.

Tsipras ha parlato dopo che i capi di governo avevano ribadito le loro paure che la Grecia potesse essere costretta a uscire dell’eurozona, se il Parlamento non fosse riuscito a eleggere un nuovo capo dello stato entro il 29 dicembre. Se l’alleanza di governo dovesse fallire le tre votazioni, la Costituzione greca richiede che vengano indette le elezioni generali, nelle quali il partito di Tsipras è dato in vantaggio. “Siamo appesi a un filo… e se si  rompe, il paese potrebbe andare incontro ad una assoluta catastrofe”, ha detto il vice-premier Evangelos Venizelos, il cui partito di centro-sinistra Pasok è partner di minoranza nella coalizione bipartitica di Atene.

In una riedizione del dramma che ha ossessionato la Grecia al culmine della crisi dell’eurozona nel 2012, i mercati sono sprofondati, con i costi di indebitamento del paese che si impennavano a causa dei rinnovati timori di un’uscita della Grecia – chiamata Grexit – se un governo guidato da Syriza dovesse salire al potere.

Moscovici, la cui visita di due giorni dovrebbe concentrarsi sullo stallo dei negoziati con la troika di creditori della nazione –  Commissione Europea,  FMI e Banca Centrale Europea – non incontrerà Tsipras. I suoi assistenti descrivono l’affronto come “incredibile”. La scorsa settimana, il Commissario alle finanze ha detto che secondo lui Samaras “sa quello che fa” e che avrebbe vinto la sua scommessa di accelerare il voto per un nuovo capo dello stato. In un’intervista con Kathimerini di questa domenica, egli ha descritto l’ex Commissario UE all’ambiente Stavros Dimas, che è il candidato del governo alla carica presidenziale, come “un brav’uomo.”

Ma il nuovo Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, che è grande amico di Samaras, si è spinto oltre, avvertendo dei pericoli di un “risultato elettorale sbagliato”. “Non vorrei che le forze estremiste andassero al potere,” ha detto, alludendo al rischio che le elezioni presidenziali possano dare il via ad elezioni generali anticipate. “Preferirei che venissero fuori dei volti noti.”

Anche se non è la prima volta che la politica della paura è stata utilizzata per assicurare che la Grecia – due volte “salvata” dalla bancarotta – si attenesse al percorso deciso per lei, il palese intervento di figure così direttamente legate al programma finanziario di salvataggio di Atene da 240 miliardi di euro, ha immediatamente suscitato all’estero delle reazioni di rabbia. Sabato, correndo in soccorso di Syriza, il partito della sinistra europea, l’alleanza dei gruppi di sinistra del continente, ha denunciato che le parole di Juncker sono la prova di un declino della democrazia nell’Unione Europea. “La pressione della Commissione Europea sul processo elettorale di un paese sovrano è insopportabile e genera seri interrogativi sul futuro della democrazia in Europa”, ha detto Pierre Laurent, presidente dell’organizzazione, in un comunicato pubblicato sul sito Web del partito.

Nonostante un livello sempre maggiore di polarizzazione – rappresentato da parlamentari che o sostengono a malincuore  o si oppongono con veemenza al programma di salvataggio – la maggioranza degli elettori vuole che il Parlamento ribelle elegga un Presidente, in modo che le elezioni anticipate possano essere evitate. Un sondaggio di Kapa Research pubblicato lo scorso fine settimana, ha rivelato che il 57% vuole che il 73enne Dimas assuma la carica, ma il 61,1% pensa che lo scrutinio sia destinato a fallire.

Samaras ha detto che preferirebbe andare ad elezioni nazionali anzichè entrare in un governo trasversale “di salvezza nazionale”. I sondaggi di opinione mostrano che il vantaggio di Syriza si va restringendo, alimentando la sensazione che sia improbabile che il partito vinca con una maggioranza assoluta.

Un collaboratore vicino a Samaras ha detto che il governo pensa di essere in una situazione “win-win”.

“Anche se perdiamo [le elezioni per il Presidente], vinceremo ugualmente, perché gli elettori daranno la colpa a Syriza per il caos che ne conseguirà,” ha detto. “E questo ci assicurerà la vittoria alle elezioni nazionali.”