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FAZ: Un acquisto titoli per 1000 miliardi avrebbe effetti irrisori sull’inflazione

Sul quotidiano tedesco “F.A.Z.” vengono analizzati gli effetti del tanto discusso programma di acquisto titoli di stato da parte della BCE. Secondo le fonti di F.A.Z. gli effetti sull’inflazione sarebbero irrisori, e limitati al calo del valore dell’euro rispetto al dollaro col connesso rilancio delle esportazioni. Il dibattito in Germania resta comunque acceso, e risulta molto evidente come una politica monetaria unica per tutti sia fonte di sicuro scontento.

 

di  Philip Plickert, 09.12.2014

La BCE sta considerando il più grande programma d’acquisto titoli della sua storia. Non è chiaro quali conseguenze ci saranno. Calcoli secondo fonti della FAZ mostrano che gli effetti saranno limitati.

Alla BCE vengono effettuate, secondo fonti della FAZ, delle simulazioni sui possibili effetti del più grande programma d’acquisto titoli della sua storia. L’acquisto di titoli, principalmente titoli di stato, per un volume di 1000 miliardi di euro, avrebbe solo degli effetti limitati  in termini di massiccio intervento finanziario e di rischi politici. Diverse simulazioni macroeconomiche, secondo ambienti vicini alla BCE, dicono che il programma di acquisto porterebbe a un aumento dell’inflazione fra lo 0,15% e lo 0,60%.

La stima più alta, cioè una spinta inflattiva dello 0,6%, si basa su un possibile maggiore effetto sul livello degli interessi. Questo calcolo però viene visto in maniera critica dagli ambienti della BCE. “Questa è solo una fantasticheria”, ha detto un insider della Banca Centrale. Il punto critico sarebbe l’ipotesi per la quale il livello dei tassi calerebbe di un punto percentuale. Questo però è quasi impossibile, poiché i titoli tedeschi e francesi a scadenza decennale fruttano meno dell’1%.

L’effetto più importante della politica monetaria del cosiddetto quantitative easing (QE) sarebbe sul valore del cambio. Se i titoli europei non offrono quasi nessun interesse, gli investitori si interesseranno di più ai titoli extra-europei, soprattutto a quelli denominati in dollari. In questo modo il valore dell’euro nei confronti del dollaro calerebbe. Il conseguente deprezzamento favorirebbe l’export, migliorerebbe la congiuntura e renderebbe più care le importazioni. In questo modo l’inflazione, che a novembre è scesa allo 0,3%, salirebbe di nuovo.  A dicembre potrebbe scendere addirittura sotto la linea dello 0% a causa della caduta del prezzo del petrolio.

I critici del programma d’acquisto titoli come il presidente della Bundesbank Jens Weidmann, credono che il proposito della BCE al momento non sia valido. Secondo loro la causa della discesa dei prezzi è da attribuirsi al prezzo del petrolio, la cui caduta aumenterebbe il potere d’acquisto e darebbe uno slancio all’economia. Ciò aiuterebbe a far di nuovo salire l’inflazione vicino all’obiettivo della BCE (2%).

La BuBa fa notare che non ci sono segni di una spirale deflattiva con riduzione dei consumi. Draghi al contrario ha sottolineato possibili effetti secondari legati alla bassa inflazione, in forma di una frenata dei salari. Draghi non vede ostacoli giuridici che impediscano un acquisto massiccio di titoli di stato. Inoltre egli considera i possibili “effetti negativi” come non rilevanti. I critici mettono in guardia su questi effetti negativi, e cioè la riduzione delle pressioni sui paesi in crisi per mettere in pratica le riforme.

Le riflessioni della BCE su massicci acquisti di titoli di stato sono state molto criticate da importanti economisti tedeschi. “Degli acquisti di titoli di stato da parte della BCE per un controvalore di 1000 miliardi di euro equivarrebbero all’introduzione di eurobond di egual valore, per cui gli Stati dell’Eurozona garantirebbero tutti insieme”,  ha detto Clemens Fuest, presidente del Centro per la ricerca economica europea (ZEW), a questo quotidiano.  Eventuali perdite sarebbero distribuite sulle diverse quote del capitale della BCE dei membri dell’Eurozona. “Questo è inaccettabile senza l’autorizzazione del Parlamento”, ha detto il capo dello ZEW, il quale è fra i critici della politica di salvataggio dell’euro. Il presidente dell’istituto Ifo (Istituto di ricerca economica) Hans-Werner Sinn ha rimproverato alla BCE di violare il suo mandato. “Ciò che la BCE ha intenzione di fare è una politica di salvataggio fiscale sotto copertura della politica monetaria, decisa da un organo che non ha  legittimità democratica”, ha detto.

 

Traduzione di Abu Aharon

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