Un articolo al vetriolo (controverso in alcune parti) di Peter Oborne sul Telegraph mette a nudo la sconsiderata irresponsabilità della classe dirigente europea che ha creato e sostenuto la moneta unica: per perseguire il loro progetto irrealizzabile hanno distrutto la vita e i sogni di milioni di cittadini europei, sapendo di non dover pagare personalmente. Questi tempi di crisi sono anche una grande opportunità, per i politici con una più sensata visione delle cose, per salire alla ribalta.

 

di Peter Oborne – 10 dicembre 2014

Lo smantellamento finale della disastrosa moneta unica potrebbe dare alla Gran Bretagna tutto ciò che vuole dall’Europa.

Karl Marx fu uno dei primi a sottolineare il fatto che l’economia (sebbene molto meno interessante) è molto più importante della politica.

Marx considerava tutti gli eventi politici come degli epifenomeni. Vedeva i grandi uomini come ciechi strumenti nelle mani di forze irresistibili, che essi stessi avrebbero fatto fatica a comprendere.

La visione marxista della società è stata confutata molte volte, sempre con drammatici costi umani. Ciononostante, la sua idea che le forze produttive siano quelle che mandano avanti la Storia ha resistito alla prova del tempo – ed ha un valore inestimabile per la comprensione delle attuali difficoltà dell’Unione Europea.

Essa spiega elegantemente perché l’Unione Monetaria Europea fosse destinata a fallire. I socialisti e gli ex comunisti che hanno inventato l’euro non sono mai riusciti ad afferrare questo aspetto del pensiero marxista. Solo i Conservatori con un’intelligente apprezzamento dell’economia e della storia – una congregazione illuminata che include Margaret Thatcher, Oliver Letwin, Peter Lilley, Tim Congdon, John Redwood, Nicholas Ridley e Alan Walters – hanno afferrato il fatto che l’Unione Monetaria sarebbe collassata sotto il peso delle sue stesse contraddizioni, e che era folle costruire una moneta unica prima che ve ne fossero le condizioni politiche.

Nel frattempo, l’élite europea che sosteneva l’euro (tra i cui rappresentanti britannici c’erano Michael Heseltine, Peter Mandelson, Tony Blair, Ken Clarke, Nick Clegg e Danny Alexander, a quel tempo solo un cadetto della classe politica europea, per cui forse il segretario capo può essere perdonato) ha ignorato tutti gli avvertimenti. Tant’è che Lord Mandelson sta ancora sostenendo la partecipazione della Gran Bretagna!

Non è possibile esagerare l’arroganza, la cocciuta stupidità e soprattutto la brutalità e la spietatezza di questi eurofili. Il loro demenziale tentativo di imporre un nuovo modello economico su una struttura politica inadatta ha già causato indicibili sofferenze. Al centro del loro progetto c’è l’audace tentativo di dimostrare il primato della politica sull’economia. Tenete a mente che questo è un esperimento per il quale le élite europee non dovranno pagare personalmente il prezzo.

Il loro esperimento ha causato depressione (non recessione, come viene impropriamente riportato dai giornalisti pro-europei della BBC e altro) in gran parte dell’Europa.

Tutto ciò sta peggiorando. L’economia italiana è moribonda, la coesione sociale sta scomparendo e gli italiani stanno iniziando a prendersela velenosamente con gli immigrati. L’economia greca si è contratta del 30%, e un quarto della popolazione è disoccupata. In Spagna la disoccupazione giovanile si trova ad uno spaventoso 50%.

Stiamo parlando di decine di milioni di vite rovinate e di sogni infranti. Questa realtà ha già causato uno stravolgimento in Europa. Sono emersi partiti politici completamente nuovi, sia di sinistra che di destra, portati alla luce da un comune grido di disperazione contro un sistema fallimentare.

Per il momento la vecchia classe politica è rimasta al suo posto. Ha tanta legittimità quanta ne aveva l’ancien régime nella Francia pre-rivoluzionaria, con lo stesso degrado morale, venalità calcolatrice e radicato senso del diritto dei propri privilegi. Questa élite ha lo stesso disgusto verso la democrazia di quanto ne avevano i lord del 18° secolo, e a lungo termine le stesse possibilità di sopravvivenza. Nelle sue convulsioni di agonia, la classe politica di Jean-Claude Juncker ha abolito la democrazia. Da quando la classe politica dell’UE ha reclutato una cabala di banchieri senza scrupoli per togliere di mezzo Silvio Berlusconi, che aveva manifestato scetticismo sull’euro (l’ex segretario del ministero del tesoro USA, Tim Geithner, ha fatto un avvincente resoconto di queste malsane manovre nel suo recente libro), l’Italia ha avuto tre primi ministri di seguito che non sono stati eletti.

Se l’euro è sopravvissuto fino ad ora è grazie ad una serie di trucchi finanziari, dei quali l’ultimo esempio è l’improbabile programma di Juncker di convertire 21 miliardi di azioni in 315 miliardi di fondi neri per rilanciare l’economia europea. Ciò equivale a niente più che illusorie speranze, sebbene avrebbe degli effetti finanziariamente disastrosi se per un  caso maligno tutto ciò fosse effettivamente messo in atto.

Le cose non possono andare avanti così. Questo stesso mese abbiamo avuto una serie di segni evidenti che l’eurozona è ritornata nella zona di pericolo. Lunedì abbiamo appreso che Francia e Italia oltrepasseranno a breve i loro limiti fiscali. Ci sono segni di discordia dentro la Banca Centrale Europea – un’altra evidenza che la banca centrale non può esercitare alcuna reale autorità senza avere dietro uno Stato.

La BCE sta accumulando debito sovrano e prestiti bancari senza alcun valore, nella sua fallimentare battaglia per salvare l’eurozona: a tempo debito ci sarà un grandioso litigio su chi debba pagare per questo buco nero.

Le speranze che la crescita economica condurrà l’eurozona lontano dagli scogli si sono estinte con le previsioni di stagnazione, fatte da una BCE crudelmente realistica.

Nel frattempo l’eurozona è piombata in deflazione, il che significa che il valore reale dei debiti aumenterà, in un’agghiacciante replica dell’esperienza europea vissuta negli anni Trenta.

Più funesto di tutto è la rinascita dell’orrore del debito greco. Il paese è ingovernabile, e martedì il presidente è stato (abbastanza giustamente) quasi licenziato, aprendo la possibilità di elezioni politiche in primavera e causando il maggiore crollo del mercato borsistico di Atene degli ultimi 27 anni.

Siamo molto vicini al momento del “riallineamento” previsto da Karl Marx. La struttura politica deve essere fatta in modo tale da adattarsi alla realtà economica, o viceversa. Tenete a mente che una moneta unica funzionerà solo con una politica economica unica, un ministero del tesoro unico, un unico sistema di tassazione e di spesa, un unico parlamento e un’unica identità politica.

L’inetta classe dirigente europea sta tentando di impedire questo inevitabile esito. Ma l’incombente catastrofe finanziaria li costringerà a mettersi di fronte ad esso. Sarà spaventoso per decine di milioni di famiglie, tanto più per il fatto che il disastro economico – che l’Europa si è autoinflitta – ha distrutto l’autorità dei partiti tradizionali, degli uomini politici e delle istituzioni democratiche.

Penso che due cose emergeranno dal caos, assieme a un nuovo ordine sociale. Molti paesi – tra cui Grecia e Italia – abbandoneranno la follia dell’euro.

Il centro si consoliderà. Francia, Belgio e pochi altri realizzeranno il sogno di Jean Monnet e si uniranno a formare un nuovo Stato, che avrà la Germania al suo centro.

Ammetto che è provinciale ed auto-interessato prendere il considerazione le conseguenze per la Gran Bretagna, ma queste sono promettenti. Finora, la campagna di David Cameron per la negoziazione di un trattato che si adatti alla sensibilità britannica è sembrata egoistica e senza speranze. Ma l’esito finale potrebbe cambiare con una nuova architettura europea fondata su una grande Germania. Aspettatevi un’Europa a due velocità (del tipo sostenuto da Jacques Delors nel 2005), con un secondo gruppo di paesi che gode di un allentamento del commercio, della politica estera e della difesa, e di altri accordi con il centro.

Questo tipo di Unione Europea sarebbe coerente con le promesse fatte al popolo britannico nel referendum del 1975. Sarebbe accettabile per tutti, eccetto per una manciata di sostenitori dell’Ukip e di incalliti elettori liberal-democratici.

Sarebbe esattamente l’Europa delle nazioni sostenuta da Margaret Thatcher – questa lungimirante e pericolosamente acuta studiosa di Karl Marx – nel suo discorso al Bruges Group nel 1988. Lei aveva capito il collegamento tra politica ed economia, ed è per questo che tentò di impedire l’unione monetaria.

Ho precedentemente fatto notare che Cameron è un Primo Ministro molto fortunato. L’incombente crisi dell’eurozona avrà conseguenze tremende per innumerevoli persone comuni, ma aiuterà Cameron ad uscire dalla strettoia, e ancor di più, può aiutare a realizzare l’immortale visione di Margaret Thatcher di un’Europa delle nazioni.