L’intervista di Handelsblatt a Draghi

Il quotidiano tedesco Handelsblatt ha pubblicato una lunga intervista a Mario Draghi, che qui riportiamo, in cui si interroga il presidente della BCE  sugli aspetti più controversi per i tedeschi:  la politica monetaria espansiva, che schiaccia il rendimento dei loro risparmi,  la fermezza delle regole di austerità e le prospettive future. Draghi rassicura che i paesi periferici dovranno continuare con le “riforme strutturali” – ovviamente ignorando l’evidenza che attraversano una crisi di domanda, per la quale le c.d. riforme strutturali sono ininfluenti anzi peggiorative – e che i rendimenti per i tedeschi saliranno quando la situazione si normalizzerà, naturalmente a breve…abbiate pazienza! E intanto ricorda  velatamente ai tedeschi i vantaggi che hanno tratto dall’essere un paese rifugio e dal calo degli enormi prestiti Target 2, e ribadisce sinistramente che l’euro è irreversibile: al termine del percorso – quando la fiducia tra i partners sarà ormai consolidata in seguito alla piena attuazione delle politiche imposte dalla troika – si profila una vera unione politica. L’annessione sarà compiuta…

Intervista a Mario Draghi, Presidente della BCE, 2 Gennaio 2015

Signor Presidente, il Papa è del parere che, in questi giorni, l’Europa sembri vecchia e malata. Condivide la sua opinione?

Draghi: l’Europa ha bisogno di riconquistare la fiducia in se stessa dopo la crisi. Questo non può accadere per miracolo. Dipende dai governi e dalle istituzioni europee. Richiede l’introduzione di riforme e un contesto finanziario stabile. In questo modo, i cittadini europei riacquisteranno fiducia nel loro futuro e nelle loro opportunità. La fiducia è il presupposto per una società in cui la gente compra e investe. L’Europa può farcela e io sono fermamente impegnato su questo obiettivo. Il Papa dice che, anche per il bene del resto del mondo, l’Europa dovrebbe ritrovare la giovinezza e salute, ed è in nostro potere farlo accadere.

Che cosa sta causando questa mancanza di fiducia a cui fa riferimento?

Draghi: E ‘ l’eredità di varie crisi che si sono verificate nel 2008 e nel 2009, che hanno rivelato chiaramente le debolezze del vecchio contesto.

E che cosa ha scoperto?

Draghi: Abbiamo riscontrato che i livelli di debito delle banche e degli stati-nazione sono troppo elevati. Sono state dimenticate regole importanti dell’economia di mercato – per esempio, la regola che il rischio e la responsabilità vanno di pari passo. Tutto questo ha contribuito a distruggere la fiducia di molte persone in Europa. Questo è il motivo per cui l’Europa ha bisogno di riforme strutturali. Lo sto dicendo da molto, molto tempo. Posso solo ripeterlo.

Continua a dirlo, ma non è ascoltato. Il rapporto debito-PIL ha continuato a crescere ovunque in Occidente. In Europa, il debito pubblico in rapporto al PIL è aumentato di quasi il 50% dall’inizio della crisi finanziaria nell’autunno del 2008. Al momento, solo cinque dei 18 paesi dell’eurozona non superano i limiti di debito fissati nel Patto di stabilità e crescita.

Draghi: Questo è in parte dovuto al fatto che, in alcune parti d’Europa, non vi è stata alcuna crescita negli ultimi anni. Tuttavia, più di recente, la maggior parte dei paesi ha iniziato a crescere, anche se debolmente, e a mettere in ordine la propria posizione fiscale ed a intraprendere riforme strutturali. E, come risultato, i livelli di debito scendono per la prima volta. Ma questo richiede tempo. Inoltre, i progressi delle riforme strutturali importanti – mercati del lavoro più flessibili, meno burocrazia, meno tasse – sono chiaramente troppo lenti.

Può essere più preciso, signor Presidente? Quali paesi della zona euro hanno bisogno di fare di più?

Draghi: Tutti.

Inclusa la Germania?

Draghi: Ho detto tutti, alcuni più di altri. Accolgo con favore l’annuncio del governo tedesco di investimenti pubblici aggiuntivi in infrastrutture. Ogni paese ha la propria agenda. Quei governi che hanno già attuato le riforme stanno ora raccogliendo i frutti. Ciò vale in primo luogo per la Germania con la sua Agenda 2010, la Germania è ora molto più robusta e stabile rispetto al resto dei paesi dell’area dell’euro. Tali esempi sono incoraggianti. Una volta il sud della Germania era terreno agricolo. Oggi, è il fulcro di nuove tecnologie.

Che dire dei paesi altamente indebitati dell’Europa meridionale?

Draghi: la Spagna ha iniziato la sua liberalizzazione con grande coraggio ed è oggi uno dei paesi a più rapida crescita. In Francia e in Italia, la volontà di attuare le riforme è in crescita. Alcune sono state approvate, per esempio la riforma del mercato del lavoro in Italia, altre sono state presentate e sono in discussione, cosa che ha preso tempo. La vera sfida è quella di metterle in pratica. Capisco l’impazienza. Le riforme hanno aspettato troppo a lungo. E’ giunto il momento per la loro attuazione. Questo è il mio messaggio.

E per quanto riguarda la Grecia in particolare?

Draghi: E’ l’ora per l’elettorato greco di decidere sulla futura composizione del parlamento e del governo.

Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, intende comunque dare a Francia, Italia e Belgio più tempo per ridurre il loro debito troppo alto. Tutti e tre violano la normativa fiscale concordata del deficit al 3%. Occorre un’altra eccezione?

Draghi: Spetta alla Commissione europea valutarlo. Nel mese di marzo, darà il suo giudizio sul comportamento dei paesi in questione. Per la BCE, è importante che il Patto europeo di stabilità e crescita sia rispettato, perché il rispetto delle regole che ci siamo dati è una fonte primaria di fiducia.

In realtà, la vostra politica monetaria espansiva, che sta pompando miliardi di euro nei mercati, sto solo concedendo più tempo ai governi – e sembra che nessuno lo stia veramente usando. Si sente solo nella sua lotta per salvare l’Unione monetaria?

Draghi: Abbiamo un mandato. Consiste nel mantenere l’inflazione vicina ma inferiore al 2%. Questo è il nostro obbligo giuridico. E dobbiamo portarlo a termine, nei limiti del nostro mandato stabilito dal Trattato europeo. Ma è del tutto evidente che la nostra politica monetaria sarebbe molto più efficace se i governi attuassero le riforme strutturali.

La BCE agisce e attende …

Draghi: Agisce e porta a termine. Anche gli altri devono fare il loro dovere.

La vera domanda è perché vede la stabilità dei prezzi al 2% di inflazione. 0% sarebbe molto meglio, no?

Draghi: L’obiettivo del 2% è stato deciso dal Consiglio direttivo nel 2003. Di certo non aiuterebbe la fiducia se si cambiassero gli obiettivi quando diventa difficile centrarli! In caso contrario, quando avevamo il 3% di inflazione, avremmo potuto impostare 3% come obiettivo. Dobbiamo essere attendibili. L’inflazione è stata bassa per qualche tempo. Ciò è in parte dovuto al calo dei prezzi del petrolio e alla correzione dei prezzi elevati in alcuni paesi, ma anche alla debolezza della domanda. L’inflazione strutturale è stata intorno allo 0,7% per un anno.

Nessuna grande banca centrale ha un obiettivo dello 0%. La ragione è semplice. Se si mira a 0%, la metà del tempo l’inflazione sarà positiva e metà del tempo sarà negativa. E quando l’inflazione è negativa e i tassi di interesse sono scesi a zero, non si può abbassare i tassi di interesse per portare l’inflazione di nuovo a zero.

Teme la deflazione, vale a dire il calo dei prezzi e dei salari?

Draghi: Il rischio non si può escludere del tutto, ma è limitato. La cosa importante è il tasso di inflazione che la gente si aspetta nel medio termine. Dal mese di giugno, abbiamo visto che queste aspettative sono diminuite. Se l’inflazione rimane bassa per un lungo periodo, la gente potrebbe aspettarsi che i prezzi cadano ancora di più e rinviare la propria spesa. Non siamo ancora arrivati a quel punto. Ma dobbiamo affrontare questo rischio.

… E il risultato è grottesco. La banca centrale si batte per una maggiore inflazione. Questo è strano per i tedeschi, il cui paese ha subito due periodi di iperinflazione e teme una nuova riforma monetaria. Comprende il disagio del popolo di questo paese?

Draghi: La storia dimostra che il calo dei prezzi può essere dannoso per la prosperità e la stabilità dei nostri paesi come l’alta inflazione. Ecco perché il nostro mandato è simmetrico. Ed è per questo che ci stiamo assicurando che il rischio di deflazione di cui mi ha appena chiesto non si materializzi. Lei, come giornalista, ha anche il dovere di spiegare. L’opinione pubblica in Germania è molto importante per noi.

Le sue intenzioni sono buone, gli effetti delle sue politiche sono semplicemente non accettabili per molti cittadini. Le persone sono preoccupate per i propri risparmi e le proprie pensioni. A differenza di Goldman Sachs, non hanno investito soldi in azioni, opzioni e obbligazioni altamente discutibili, ma si sono concentrate  – piuttosto conservativamente – su libretti di risparmio, titoli di stato tedeschi e polizze vita. A causa della politica dei bassi tassi di interesse della BCE, stanno attualmente vivendo una netta diminuzione della propria ricchezza. I rendimenti dei conti deposito e delle polizze assicurative si stanno sciogliendo.

Draghi: I tassi di interesse sono stati molto, molto bassi per un lungo periodo – e presumibilmente rimarranno così per un po’. La gente vede che i rendimenti dei propri risparmi e i profitti dalle proprie polizze di assicurazione sulla vita sono in calo. Capiamo le preoccupazioni dei risparmiatori. Ma ora vorrei fare una domanda: è questo l’unico fattore? La mia risposta è no. Dopo la crisi, la Germania è diventata un rifugio sicuro. Un sacco di soldi quindi è fluita nel paese, con il risultato di far cadere i tassi di interesse sui titoli a medio e lungo termine – i tassi di interesse dei quali non sono impostati dalla BCE. Questo ha fatto male ad alcuni risparmiatori, ma ha anche beneficiato chi ha preso in prestito, ad esempio coloro che hanno acquistato le case.

Aspetti un minuto – è stato il suo istituto che ha abbassato il tasso di interesse chiave passo dopo passo, allo 0,05% al momento. I risparmi non valgono molto in questo ambiente.

Draghi: In un contesto di diffusa debolezza economica e di inflazione in calo, la nostra politica monetaria deve essere accomodante. Questa è causa o effetto? Dobbiamo guardare a tutta l’area dell’euro. Se alzassimo i tassi di interesse, la crisi peggiorerebbe. La stabilità ne soffriebbe – e questo farebbe male ancora di più ad investitori e risparmiatori. Stiamo mantenendo i tassi di interesse bassi per stimolare l’economia reale e per raggiungere la stabilità dei prezzi.

Per salvare l’euro, ha annunciato misure decisive nel mezzo del 2012 – “qualsiasi cosa”. Questo significa che si sta consapevolmente mettendo il risparmio tedesco a rischio per salvare l’euro?

Draghi: No. Tutto il contrario. Il rischio per il contribuente tedesco è diminuito. Ricordi che i prestiti interni tra alcune banche centrali nel sistema BCE, i famosi prestiti Target 2, precedentemente erano molto più alti. Sono già scesi della metà.

La risposta non è affatto rassicurante. Bassi tassi di interesse sono ancora bassi tassi di interesse.

Draghi: Anche negli Stati Uniti i tassi di interesse erano bassi e la gente si lamentava. Quando la ripresa ha preso piede, i tassi di interesse a lungo termine hanno iniziato a salire. Anche nell’area dell’euro, i tassi di interesse saliranno e tornerà la normalità.

Molti risparmiatori tedeschi si sentono espropriati comunque. Qual è il suo parere? Che cosa dovrebbero fare?

Draghi: banche e assicurazioni, la cui attività è quella di valutare il rischio e il premio, dovrebbero dare la risposta.

Che cosa significa? Gli investitori dovrebbero diffondere i loro rischi in tutto il mondo?

Draghi: Non posso dare alcun consiglio qui. Sono un banchiere centrale, non un consulente per gli investimenti.

Gli Stati Uniti sono in una situazione migliore, con l’economia in crescita più forte. La Fed può permettersi di rilassarsi, a differenza della BCE nella zona euro. Perché l’Europa è in una posizione così peggiore?

Draghi: Uno dei motivi è la mancanza di efficaci riforme strutturali. La BCE ha creato maggiori possibilità per le banche; possono, in linea di principio, dare di più. Ma ci sono paesi in cui un giovane imprenditore deve attendere nove mesi prima di ottenere il permesso per aprire il suo business. E anche allora, si deve pagare un canone – e questo avviene prima che abbia fatto le prime vendite. Quale incentivo ha questo imprenditore a prendere in prestito denaro da una banca? Questa è una storia vera. E ci sono centinaia come questa.

Sta lamentando ostacoli statali?

Draghi: mi sto lamentando della troppa burocrazia e delle tasse troppo alte. Qui in Europa, abbiamo alcune delle tassazioni più alte di tutto il mondo. Questo è un grande svantaggio competitivo.

… Non per Apple, Google e Starbucks, che pagano solo 1-2% di tasse in Europa.

Draghi: A parte quello: nell’eurozona i cittadini pagano tra il 45% e il 55% del loro reddito allo Stato. E questo va paragonato con il 35% negli Stati Uniti e il 33% in Giappone. La triade della debolezza nel processo di riforma, della burocrazia e della pressione fiscale ostacola la ripresa dell’Europa. Se non risolviamo questo, la nostra crescita rimarrà debole.

La vostra diagnosi è senza dubbio corretta, ma consente veramente una terapia efficace? Se i paesi in crisi dovessero abbassare le tasse, i loro deficit inizialmente non diventerebbero ancora più grandi?

Draghi: Il mio consiglio è dunque: non arrendetevi sul consolidamento fiscale! Ma la politica di bilancio deve tuttavia essere progettata in modo più favorevole alla crescita. La spesa per investimenti deve essere aumentata – e questo significa per la ricerca, l’istruzione e l’agenda digitale. Altre spese, e anche le tasse, dovrebbero essere ridotte.

In confronto agli Stati Uniti, il vuoto politico in Europa spicca. Manca una leadership uniforme, l’area dell’euro è politicamente fragile e frammentata, e l’unica istituzione paneuropea in forze sembra essere la BCE.

Draghi: Il modo in cui l’Europa è governata deve migliorare. L’Unione deve diventare migliore di quella che conosciamo oggi. Una volta è stato molto utile avere stabilito regole fiscali comuni …

… Che non sono state seguite?

Draghi: Sì, purtroppo è successo nel 2003 e nel 2004. Si devono osservare le regole concordate. Sono importanti per la fiducia reciproca, che a sua volta è la base per la condivisione della sovranità. La fase successiva è un’unione politica più forte. Abbiamo ancora una lunga strada da percorrere.

Angela Merkel e gli altri leader politici potrebbero ben avere convinzioni europee, ma nella vita di tutti i giorni sono rimasti decisori nazionali. Gli Stati nazionali si sono invece rianimati a seguito della crisi finanziaria ed economica.

Draghi: Gli Stati nazionali non hanno bisogno di essere aboliti, ma le loro politiche devono essere meglio coordinate. Perché non possiamo fare riforme strutturali insieme, in parallelo in diversi paesi? Perché i paesi non stabiliscono obiettivi comuni e monitorano gli sviluppi del debito insieme?

Forse c’è semplicemente una mancanza di leadership europea.

Draghi: i vari paesi e mercati sono strettamente intrecciati. Se un paese non è competitivo, se non può stare in piedi sulle proprie gambe, se il mercato del lavoro è diventato stagnante, allora diventerà un peso per gli altri paesi. Ecco perché non c’è alternativa a una prospettiva paneuropea. L’Europa è più europea di quanto alcuni politici pensano.

Molti credono che lei sia l’unico autentico giocatore in Europa. Una sola parola pronunciata da lei può muovere i mercati. Non è troppo potere nelle mani di un individuo?

Draghi: Questa è una evidente esagerazione e non corrisponde alla realtà. La mia interpretazione del nostro mandato è molto ristretta: abbiamo bisogno di assicurare la stabilità dei prezzi.

La sua interpretazione non è e non può essere così ristretta in realtà. L’obiettivo della stabilità dei prezzi non può essere raggiunto in isolamento da tutte le altre misure, come la crescita economica, i livelli di innovazione, la disoccupazione e la spesa pubblica.

Draghi: La BCE è sempre stata molto attenta a quello che dice. Rimaniamo nel nostro mandato.

Jens Weidmann, il presidente della Bundesbank, non è d’accordo con questo però.

Draghi: Non sono in disaccordo sul nostro mandato.

Weidmann apparentemente non ritiene nemmeno legale l’acquisto di titoli di Stato su grande scala, come attualmente previsto dalla BCE.

Draghi: Abbiamo avuto diverse conversazioni interessanti, ma per quanto ne so, non ha detto questo. L’acquisto di titoli di Stato è uno degli strumenti nella nostra cassetta degli attrezzi, che possiamo utilizzare per adempiere il nostro mandato. Ma non possiamo violare l’articolo 123 del Trattato, che vieta il finanziamento monetario.

I vostri piani sono molto vicini ad un finanziamento monetario.

Draghi: No, questo è sbagliato. Quando la BCE ha deciso di acquistare titoli di Stato pochi anni fa, questo era per riparare il meccanismo di trasmissione della politica monetaria e, pertanto, era all’interno del mandato. Questi sono gli unici titoli di Stato che la BCE ha mai acquistato finora.

Quanto è vicino il suo istituto ad acquistare il prossimo grande lotto di titoli di Stato?

Draghi: Il Consiglio direttivo della BCE ha incaricato il personale e i comitati dell’Euosystem di elaborare misure concrete.

Di quanti soldi stiamo parlando?

Draghi: Questo è difficile da dire. I rischi di non adempiere al nostro mandato di stabilità dei prezzi sono in ogni caso superiori a quelli che erano sei mesi fa. Il nostro mandato è simmetrico. Dobbiamo evitare inflazione troppo alta e dobbiamo evitare anche inflazione troppo bassa. L’inflazione complessiva IAPC è stata in media dello 0,3% da luglio 2014, in altre parole già per 6 mesi.

Tuttavia, si desidera ampliare il bilancio della BCE dal 2 trillioni a 3 trillioni. E’ corretto?

Draghi: Stiamo facendo i preparativi tecnici per modificare le dimensioni, il ritmo e la composizione delle nostre misure nei primi mesi del 2015, dovesse essere necessario affrontare ulteriormente rischi di un periodo troppo prolungato di bassa inflazione. Il Consiglio direttivo concorda all’unanimità su questo.

L’euro sta diventando sempre più debole. Ha incoraggiato questo deprezzamento della moneta per far scendere il prezzo delle esportazioni europee?

Draghi: Il tasso di cambio non è un obiettivo della politica della BCE, anche se il tasso di cambio è importante per la stabilità dei prezzi e la crescita. La ripresa è più debole e la disoccupazione è superiore rispetto a quanto previsto qualche mese fa. Ciò ha contribuito a un tasso di cambio debole. Si tratta di un risultato naturale di percorsi divergenti di politica monetaria negli Stati Uniti e nell’area dell’euro. I mercati si aspettano una politica monetaria meno accomodante negli Stati Uniti. Ciò contribuisce ad un dollaro più forte.

Anche se la Germania non ha alcun interesse, e non può avere alcun interesse, in loro, al momento attuale, l’Europa non ha bisogno in definitiva di eurobond, cioè le obbligazioni comuni garantite da tutti gli Stati.

Draghi: Questo richiede fiducia nei vostri partner. Chiedere questo ora è la domanda sbagliata al momento sbagliato. Tale clima di fiducia prima deve nascere.

La BCE sta immettendo molto denaro nell’economia. Gran parte di questo scorre probabilmente nei mercati azionari, negli immobili e nell’arte. Le bolle emergono. Questo ci conduce alla prossima crisi?

Draghi: Capiamo tali preoccupazioni. Ma la BCE è molto attenta a questo proposito. Anche se non possiamo con certezza escludere tale possibilità in futuro, non vediamo bolle speculative in questo momento. Il credito bancario non è fortemente aumentato. Prima della crisi, il credito bancario si era allargato troppo e troppo in fretta, il che ha contribuito a creare bolle finanziarie in varie parti del mondo. Le persone stavano speculando con fondi presi in prestito. Ciò non sta accadendo ora.

Nikolaus von Bomhard, amministratore delegato del più grande gruppo riassicurativo Munich Re, pensa che ci sia troppa liquidità nel mercato. Egli ritiene che la situazione sia molto più grave di quanto molti credono, e afferma che “il danno collaterale causato da quello che stanno  facendo ora le banche centrali in Europa  è notevole”.

Draghi: La nostra politica monetaria è determinata dalla nostra valutazione a medio termine sulla stabilità dei prezzi. E’ molto accomodante, e giustamente. Tuttavia ci possono essere alcune esagerazioni locali in alcune regioni e mercati, per esempio, in alcune regioni i prezzi nel settore immobiliare sono saliti bruscamente. Le loro cause sono locali e devono essere affrontate con gli strumenti locali appropriati. La risposta a questo dovrebbe venire dai nuovi strumenti macroprudenziali e non dalla politica monetaria.

Le quotazioni azionarie sono aumentate considerevolmente. Nella loro ricerca di rendimento, gli investitori hanno ovviamente scoperto le partecipazioni azionarie come una via d’uscita. Il prezzo delle azioni Allianz è raddoppiato nel corso degli ultimi tre anni, senza che vi sia stato alcun cambiamento nella gestione, nella strategia o nei prodotti.

Draghi: Tali sviluppi sono possibili a livello locale, anche sul mercato immobiliare. Ma non vedrei la nostra politica come la causa. Molte aziende sono state in grado di aumentare sia il loro fatturato che il loro profitto in termini reali.

Tutto sommato, non si può essere soddisfatti di ciò che è stato raggiunto. Quando un paziente cerca un medico e trova, di volta in volta, che tutto ciò che fa è aumentare la dose, senza avere l’effetto desiderato, questo avrà sicuramente un impatto sulla fiducia del paziente nel medico, non è vero?

Draghi: Non è vero che la nostra politica monetaria non sta avendo un effetto. La BCE ha assicurato la stabilità dei prezzi in tutta la sua storia. Si dovrebbe anche guardare ai mercati finanziari – prima e dopo l’annuncio dei nostri programmi! Vedrete qualcosa di importante: la fiducia è tornata. Allo stesso tempo, abbiamo creato una unione bancaria da zero, tra cui la vigilanza bancaria armonizzata dalla BCE. Questo ha anche rafforzato la fiducia. Ma questi miglioramenti non sono ancora stati trasmessi in pieno all’economia reale.

Stiamo per entrare in un nuovo anno. Quali sviluppi economici si aspetta per il 2015?

Draghi: La ripresa moderata continua. È fragile e irregolare. Recentemente, 14 dei 18 paesi hanno registrato una crescita positiva, solo due sono in recessione. L’Europa sta gradualmente diventando più forte. Sono sicuro che vedremo tutti i paesi della zona euro crescere quest’anno.

E dopo?

Draghi: Sono prudentemente ottimista. Siamo convinti che la combinazione di una politica monetaria espansiva con le riforme del governo riporterà gran parte della fiducia perduta.

È ancora lecito parlare di Europa in “crisi”? Oppure può dire che la crisi è già parte della storia?

Draghi: Si tratta più di un periodo di debolezza che di una crisi prolungata.

È lo “zero assoluto”, cioè nessun deficit di bilancio pubblico, un obiettivo importante al momento? La Germania sta dando le giuste priorità in questo senso?

Draghi: Non voglio commentare questo. Gli investimenti sono bassi ovunque, anche in Germania. Gli investimenti del settore pubblico sono inferiori alla media storica. Il Fondo Monetario Internazionale ritiene che ci sia un gap di investimenti sul PIL dello 0,7%. La BCE ritiene che la cifra sia inferiore.

Quindi, nessuna allerta su una politica che si basa anche su un consolidamento delle finanze pubbliche?

Draghi: Il consolidamento è la base per una crescita sostenuta. Il debito eccessivo ha portato l’Europa in un vicolo cieco.

E’ sotto una pressione immensa. L’Europa sta guardando a lei, sia i capi di Stato e di governo, che il pubblico in generale e l’industria. Le piacciono queste sfide, o tende piuttosto a soffrirne?

Draghi: E’ importante per chiunque abbia responsabilità essere a conoscenza degli obblighi che ne derivano. Questo mi accompagna tutto il giorno. Questo è ciò che mi dà la forza.

Questo suona molto prussiano per un italiano.

Draghi: Credo che adempiere ai propri obblighi non sia una peculiarità nazionale dei tedeschi.

E’ uno degli obblighi del presidente della BCE sviluppare una strategia di uscita  nel caso in cui le cose vadano diversamente da quello che abbiamo discusso qui, per esempio, se la zona euro dovesse dividersi in due parti? Sarebbe in ogni caso difficile per la politica monetaria colmare durevolmente una divisione economica se i governi non riescono a trovarsi l’uno con l’altro.

Draghi: una rottura della zona euro? Questo non accadrà. Questo è anche il motivo per cui non esiste un piano B.

Che nel campo della politica ci sia sempre bisogno di un piano B se le cose vanno meno bene di quanto previsto è il punto di vista, per esempio, di Henry Kissinger, segretario di Stato USA per molti anni. In una sua intervista a Handelsblatt, egli ha consigliato coloro che hanno responsabilità in Europa di pensare a soluzioni alternative.

Draghi: Kissinger è un politico, io non lo sono.

E rimarrà tale?

Draghi: (ride) Non voglio essere un politico.

Nemmeno come Presidente della repubblica italiana, il suo paese? Il Presidente Napolitano si propone di andare in pensione a breve.

Draghi: Il mio mandato come presidente della BCE arriva fino al 2019.

Mr. Draghi, grazie per l’intervista.

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