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Sapir: La Cancelliera e i ciechi

Il Prof. Sapir commenta l’atteggiamento della Germania nei confronti della Grecia, che  come risulta da diverse dichiarazioni si dice disposta a tollerare l’uscita del paese dall’euro, e sottolinea l’assoluta novità della rottura di un tabù.  Il rientro dalle esposizioni verso la Grecia delle banche tedesche ha il suo peso in questa scelta, ma le conseguenze politiche potrebbero essere importanti.

 

di Jacques Sapir, 4 gennaio 2015

E così, la Cancelliera Angela Merkel l’ha detto chiaramente. Un’uscita dall’euro da parte della Grecia, dopo le prossime elezioni del 25 gennaio, non è più una cosa impensabile. La dichiarazione è riportata sabato 3 gennaio dal sito del settimanale “Der Spiegel”. Questa è una dichiarazione importante, che può essere analizzata in due modi differenti, ma che non sono affatto opposti.

La prima è che la signora Merkel, con una delicatezza tutta germanica, ha deciso di fare pressione sull’elettorato greco. Sì, se date il “voto sbagliato”, un’uscita del vostro paese dall’Euro è possibile. Quindi, giocate bene le vostre carte! A parte la sottigliezza, è certamente più efficace dell’appello di (Ser)Pierre Moscovici, ora commissario europeo, a votare per la prosecuzione delle riforme. E’ una di quelle persone che non provano vergogna. Come se i greci avessero ancora qualche dubbio su cosa siano queste riforme che hanno messo il loro paese in ginocchio e hanno causato un forte aumento della mortalità. In realtà, queste riforme non hanno prodotto il risultato atteso, cosa abbastanza normale alla luce della economia reale. La bassa crescita registrata dalla Grecia (+ 0,7%, dopo un calo vertiginoso negli anni precedenti) può essere spiegata solo da una buona stagione turistica. [1] Nel 2014 le esportazioni hanno continuato a diminuire, un processo accelerato dall’embargo imposto dalla Russia sui prodotti agricoli a seguito delle sanzioni dell’Unione europea. Ma la Merkel potrebbe anche commettere un «gröss» errore ipotizzando che la popolazione greca sia ancora attaccata all’euro. In realtà, un sondaggio condotto da Gallup International risalente a Dicembre 2014 ha dato risultati interessanti, ma per niente sorprendenti:

Tabella 1
I risultati del sondaggio (dicembre 2014)

Sull’Unione europea

 

Sull’Euro

Vi sentite più vicini

10%

Desiderate mantenere l’Euro

32%

Vi sentite più lontani

52%

Desiderate ritornare a una valuta nazionale

52%

Nessun cambiamento

35%

Nessuna opinione

11%

Nessuna risposta

3%

Nessuna risposta

5%

Fieldwork conducted by WIN/Gallup International – www.Gallup-international.com”

Non c’è quindi assolutamente alcuna prova che la “minaccia” agitata dalla signora Merkel, che tra l’altro dimostra così la sua “alta” concezione della democrazia, sortisca l’effetto desiderato sull’elettore greco.

Un secondo modo per analizzare questa affermazione è quello di vederci la rottura di un tabù : non si esce dalla zona euro! Cosa non è stato detto su questo e quali stupidaggini sono state pronunciate in diverse occasioni. Senza fare una antologia completa, basti dire che siamo stati trattati a “un’uscita dall’Euro raddoppierebbe il peso del debito francese” (Nicolas Sakozy, che evidentemente, per quanto sia un avvocato, ignora il diritto internazionale e il fatto che un titolo emesso in Francia è rimborsabile in valuta francese) o ancora “una svalutazione del franco del 20% significa un aumento del prezzo del carburante alla pompa del 20%” (il prezzo mondiale del petrolio è sceso del 50%, avete notato un calo equivalente quando vi siete fermati ad una stazione di servizio?) e, infine, “l’uscita dall’euro provocherebbe un aumento di 1,5 milioni di disoccupati” ( Institute Montaigne), mentre tutti i calcoli economici mostrano al contrario un miglioramento piuttosto forte dell’occupazione nei tre anni dopo lo scioglimento della zona euro e un deprezzamento del 20% del nuovo franco [2]. La rottura stessa di questo tabù da parte della Merkel deve essere stato un vero e proprio shock per gli “eurolatri” di tutti i tipi, sia di destra (Fillon) che di “sinistra”. Possiamo immaginare le facce sconcertate, l’aria devastata, il panico strisciante. Si sentono già le opinioni illuminate d’intelligenza, come quelle prodotte dall’inesorabile Pierre Moscovici: “ma questo darà ragione al Front National” …Horresco referens. Naturalmente, a nessuna di queste “grandi menti” sorgerà l’idea che proprio sciogliendo l’euro oggi, a freddo, il Fronte Nazionale resterebbe privo di uno dei suoi migliori argomenti. E’ vero che Giove, che i greci chiamavano Zeus, rende folli quelli che vuole perdere … e Pierre Moscovici potrà tornare alla sua ciotola (nientemeno che 25 000 euro al mese, è una ciotola placcata in oro) vicino alla signora Merkel.

Resta da comprendere i motivi che hanno portato la Cancelliera a rompere questo tabù. Forse perché ha capito che la zona euro in realtà è morta? Non c’è nemmeno l’integrazione bancaria, contrariamente a ciò che si dice, come dimostrano i due autori, Anne-Laure Delatte e Vincent Bouvatier in un documento sul sito VOX del CEPR [3]. O la Merkel è consapevole che dietro la crisi della Grecia si profila una crisi di ben altra importanza in Italia, che potrebbe essere presto seguita dalla Spagna e dalla Francia?

In breve, questa affermazione è il prodotto della “stanchezza” dell’assistenza, e sappiamo che il problema greco è destinato a riemergere periodicamente all’ordine del giorno dei Consigli europei, o dalla consapevolezza dell’accumulo di problemi sia economici che politici che renderanno rapidamente la zona euro ingestibile? Non è impossibile, in questo caso, che la signora Merkel, che vuole evitare che il peso politico di una rottura della zona euro ricada sulle spalle della Germania, cerchi in una crisi “preparata” la possibilità di procedere a uno scioglimento che ella sente come inevitabile.

Bisogna inoltre valutare l’impatto di una tale dichiarazione sul governo francese. Riesce almeno a comprendere di avere tra le sue mani l’ultima, ma proprio l’ultima, possibilità di riprendere il controllo? Se il nostro governo avesse la lucidità e il coraggio richesti dagli eventi, prenderebbe l’iniziativa e, invece di condannarsi a una posizione reattiva, coglierebbe al balzo l’opportunità offerta dalla Merkel e proporrebbe uno scioglimento concertato dell’euro. Dobbiamo temere che, chiuso in un autismo politico ed economico, non ne farà nulla e che continueremo a dirigerci verso la crisi come dei ciechi nel mezzo di un tumulto.

[1] J. Bastian, «Is there (sustainable) growth in Greece?», pubblicato il 19 novembre sul Blog Macropolis, 14 novembre 2014, http://www.macropolis.gr/?i=portal.en.the-agora.1720
[2] Si rimanda alla lettura di Sapir J., Murer P. et Durand C., Les Scénarii d’une dissolution de l’Euro, Fondation ResPublica, Paris, septembre 2013.
[3] Vincent Bouvatier, Anne-Laure Delatte, Eurozone bank integration: EU versus non-EU banks,  14 dicembre 2014, http://www.voxeu.org/article/eurozone-bank-integration-eu-versus-non-eu-banks

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