Grecia: Dove sono finiti tutti i soldi?

Sul portale Macropolis, Yiannis Mouzakis sfata un mito molto diffuso: i soldi dati alla Grecia non sono serviti a pagare fiumane di improduttivi dipendenti statali, ma a onorare gli impegni con i creditori dello stato e soprattutto dei privati greci. Si tratta in gran parte delle grandi banche del centro Europa, Germania e Francia in primis. L’unica preoccupazione della troika è stata la tutela di questi creditori, e ancora oggi il rifiuto di ammettere che la situazione greca è insostenibile tiene l’intero paese sotto scacco.

 

Di Yiannis Mouzakis, 5 gennaio 2015

L’importo totale dei prestiti che l’eurozona e il Fondo Monetario Internazionale hanno fornito alla Grecia tra maggio 2010 e i più recenti esborsi della scorsa estate ammontano a 226,7 miliardi di euro. Ciò equivale a quasi il 125 % dell’attività economica della Grecia nel 2014.

Il primo programma valeva 73 miliardi di euro, di cui 52,9 miliardi arrivati sotto forma di prestiti bilaterali degli Stati membri dell’eurozona. Altri 20,1 miliardi di euro sono stati forniti dal FMI.

I prestiti del secondo programma concordato nel marzo 2012 attualmente ammontano a 153,7 miliardi di euro. La parte dell’eurozona è in gran parte completata, con l’EFSF che ha sborsato 141,8 miliardi nell’ultima tranche rimanente di 1,8 miliardi. Il FMI ha fornito 11,8 miliardi di finanziamenti ad oggi, mentre la sua partecipazione si protrarrà fino al febbraio 2016.

Il coinvolgimento totale dell’eurozona in Grecia ammonta a 194,8 miliardi di euro (107% del PIL), mentre il totale per l’IMF è di 31,9 miliardi (18% del PIL). Queste sono cifre sconcertanti: nessun’altra nazione ha ricevuto questo volume di prestiti in un periodo di 4,5 anni.

Dai documenti di revisione della Commissione europea, dalle relazioni di valutazione del FMI, dai documenti di bilancio del Ministero delle finanze e dalle pubblicazioni dell’autorità statistica greca (ELSTAT) abbiamo ricomposto all’incirca quali buchi finanziari hanno chiuso questi quasi 250 miliardi di euro.

La Grecia ha coperto alcune delle sue esigenze di finanziamento durante il periodo in questione anche attraverso una serie di fonti proprie. L’emissione di Bond a 3 e 5 anni nel 2014, di 3 e 1,5 miliardi di euro rispettivamente, l’aumento dello stock di T-bills di 10 miliardi di euro, l’uso di contanti si riserva di organi di governo tramite repos da 7 miliardi e privatizzazioni per circa 2,4 miliardi, hanno fornito un totale di 24 miliardi di euro di finanziamento proprio.

Sembra esserci un generale malinteso che alimenta quella narrativa ingannevole secondo la quale i prestiti sarebbero stati utilizzati per tenere a galla lo stato greco, mantenere le operazioni di base e pagare gli stipendi di medici, insegnanti e poliziotti. Solo la scorsa settimana il ministro delle finanze spagnolo Luis de Guindos ha fatto dichiarazioni di questo tenore.

“La Grecia ha ricevuto 210 miliardi di euro dall’eurozona, tra cui 26 miliardi di euro ad esempio dalla Spagna,” ha detto. “Grazie a questo finanziamento, che la Grecia non poteva ottenere dai mercati finanziari, il paese è stato in grado di mantenere tutti i servizi pubblici… di pagare i suoi medici, la polizia, i suoi pensionati, grazie a questa solidarietà.”

Questa però è solo una parte della storia. Infatti, la Grecia ha iniziato lo sforzo di risanamento di bilancio con un deficit al netto del pagamento degli interessi di circa 24 miliardi di euro nel 2009,  e ha avuto un disavanzo primario nel 2010, 2011 e 2012. Dal 2013 in poi, però, i ricavi hanno superato le spese e nessun finanziamento è stato necessario per coprire le operazioni dello stato.

La stretta brutale ha prodotto la conseguenza che solo poco più di 15 miliardi di euro di prestiti della troika sono stati utilizzati per coprire i costi dello stato. Se sommiamo qualche altra esigenza di finanziamento del governo (soprattutto in materia di rimborsi di arretrati accumulati nei primi due anni della crisi) la parte totale che è finita alle necessità di funzionamento dello stato greco è stata solo dell’11% del finanziamento totale, circa 27 miliardi di euro.

La ripartizione del finanziamento dimostra la contrarietà dell’eurozona a qualsiasi forma di ristrutturazione del debito all’inizio della crisi greca. Circa la metà del finanziamento è finito a ripagare gli interessi sul debito. Dei prestiti, 81 miliardi sono stati utilizzati per rimborsare i titoli in scadenza e per il pagamento di interessi  che superavano i 40 miliardi di euro, quasi 122 miliardi di euro in totale.

La seconda e maggior parte dei prestiti della troika riguarda le attività di ristrutturazione del debito. Quando i creditori hanno iniziato a considerare la Grecia sufficientemente isolata e dopo che le banche del centro dell’eurozona avevano ridotto la loro esposizione greca,  nel febbraio 2012 hanno deciso di porre l’onere del problema sugli obbligazionisti privati, con la Private Sector Initiative (PSI). A ciò è seguito il riacquisto del debito, alla fine del 2012.

Durante il PSI, agli obbligazionisti sono state offerte nuove obbligazioni con valore nominale pari al 31,5% rispetto a quelle scambiate. A loro sono state anche offerte parziali contropartite sotto forma di note di credito EFSF in maturazione a 24 mesi, equivalenti al 15% del valore nominale del debito scambiato. Inoltre, gli sono state offerte note di credito EFSF a breve termine per gli interessi maturati. Il tutto ammonta a 34,6 miliardi di euro, o al 14% delle necessità totali di finanziamento.

Altri 11,3 miliardi sono stati usati per ricomprare più di 30 miliardi di euro di debiti durante la seconda iniziativa di riduzione del debito nel 2012.

Per dare sostegno alle proprie banche in difficoltà a causa delle perdite occorse durante il PSI e al rapido deterioramento dei portafogli di prestiti risultato dalla profonda crisi che ha visto i crediti inesigibili salire dall’8 al 34%, la Grecia ha preso in prestito altri 48,2 miliardi di euro per la ricapitalizzazione delle banche e la ristrutturazione del settore bancario.

Un importo di 11,6 miliardi rimane inutilizzato e potrebbe formare la linea precauzionale dell’eurozona dopo la fine della fase europea del programma corrente.

L’importo combinato delle tre iniziative ha raggiunto i 94 miliardi di euro, più di un terzo del finanziamento totale. La Grecia ha iniziato lo scorso anno a rimborsare i prestiti del FMI elargiti durante lo Stand By Arrangementa del primo programma.

Entro la fine del 2014 è stato rimborsato un totale di 9,1 miliardi di euro. La Grecia ha dovuto anche partecipare al pagamento del capitale del Meccanismo Europeo di Stabilità, per la somma di 2,3 miliardi di euro.

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La destinazione del programma di finanziamento illustra chiaramente la strategia di gestione della crisi adottata dai finanziatori della Grecia.

I leader dell’Eurozona, con l’accordo riluttante del FMI, hanno preso la consapevole decisione di utilizzare quasi due terzi dei loro “soldi dei contribuenti” (come amano chiamarli) per il servizio del debito che si erano rifiutati persino di rimodulare all’inizio della crisi, quando farlo sarebbe stato essenziale e avrebbe potuto dare alla Grecia una possibilità di ripresa.

Per proteggere l’integrità dell’eurozona, la strategia ha lasciato alla Grecia un cumulo enorme di debito e ha bruciato un quarto della sua economia, che ancora non è in grado di stare in piedi da sola.

È questo enorme debito e la pretesa dei decisori chiave di volerlo presentare come sostenibile, che mantiene il paese in un vortice di instabilità politica, crisi fiscale, interventi della troika e incertezza economica. È a causa dell’enormità delle eccedenze richieste per mantenere questa pretesa di sostenibilità che, nonostante il consolidamento fiscale più fenomenale che mai in ferocia e velocità, la Grecia deve ancora trovare risparmi per miliardi di euro.

Se l’intenzione dei leader e delle istituzioni dell’eurozona  era veramente quella di tenere il loro “piede sul collo della Grecia” a causa dei fallimenti della sua classe politica, come ha sostenuto nel suo libro l’ex-segretario del Tesoro USA, Tim Geithner , hanno raggiunto il loro obiettivo. Ora devono essere trasparenti sulle proprie decisioni di gestione della crisi e rispondere a questa domanda scomoda: dove sono finiti tutti i soldi?

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