Bagnai: Dal terrore dello spread allo spread del terrore

Pubblichiamo la traduzione dell’articolo del prof. Bagnai, uscito in inglese su Goofynomics,  che commenta un’altra deplorevole puntata di quel  pessimo ‘giornalismo  dello shock’ (Fate Presto!)  che sta uccidendo la nostra democrazia,  pronto a soffiare sul fuoco della paura  scatenata dagli eventi più  tragici per  propagandare il solito obiettivo finale del “Più Europa”. 

 

di Alberto Bagnai, 8 gennaio 2015

Sapevo che i media italiani non ci avrebbero ingannato deluso, e avevo ragione.

Dopo averci tenuto per quattro anni sotto il terrore dello spread sul tasso di interesse, adesso invertono le parole, e si dedicano ad un altro compito: allo spread del terrore [il vocabolo spread in inglese significa sia, come sostantivo, scarto – accezione con il quale lo si usa in economia – sia, come verbo to spread, diffondere, NdVdE]. Cambiando l’ordine delle parole, il risultato non cambia: “Più Europa”. Ed è una spregevole menzogna.

Cominciamo dal terrore dello spread. Il 10 novembre 2011, il Sole 24 Ore (potrei definirlo l’equivalente italiano del Financial Times, ma questo confronto mi deprimerebbe troppo …), ha aperto con un titolo davvero emblematico:

SPREAD

Queste parole erano rivolte alla classe politica italiana. Secondo Roberto Napoletano, il direttore, i politici italiani avrebbero dovuto fare in fretta a  cedere il loro mandato nelle mani di un tecnocrate non eletto, Mario Monti, in quanto questo sacrificio, e solo questo sacrificio, avrebbe salvato l’Italia dalla furia dei mercati. Inutile dirlo, non ero esattamente dello stesso parere. Il successivo 16 novembre, giorno in cui la Commissione approvava la procedura per gli squilibri macroeconomici, e Monti si insediava al governo, io decisi di aprire questo blog, con un post molto esplicito: “I salvataggi che non ci salveranno“. Il governo tecnico era destinato a fallire (in un certo senso), perché il suo compito era quello di rassicurare i creditori esteri, e per svolgere rapidamente questo compito, l’unico modo possibile era quello di distruggere la domanda interna, al fine di fermare le importazioni, e di promuovere le esportazioni attraverso la svalutazione interna, cioè attraverso la disoccupazione, a rischio di entrare in una spirale deflazionistica.

Tutti sanno che avevo ragione. L’Italia è messa molto peggio ora, ma non i creditori esteri. Pertanto, in un certo senso Monti non ha fallito. E’ solo una questione di punti di vista … Ma vale la pena di notare che Il Sole 24 Ore mentiva. La sua tesi, secondo la quale noi, i pigri italiani, eravamo sotto attacco a causa del nostro enorme debito pubblico, è stata smentita da una grande quantità di prove: la Commissione europea avrebbe certificato, circa un anno dopo, che il debito pubblico italiano era il più sostenibile all’interno della zona euro, sul lungo periodo, e che l’Italia non aveva mai avuto un serio problema di sostenibilità fiscale nemmeno nel breve termine; circa due anni dopo, il vicepresidente della BCE Constâncio avrebbe avallato l’argomento principale del mio post, ovvero che quella che stavamo (e stiamo tuttora) vivendo era una crisi di debito estero, determinata dagli imprudenti prestiti privati dei creditori del Nord al settore privato del Sud (privato, sapete, non significa sovrano …); circa tre anni dopo avremmo appreso da Geithner che la questione in gioco era un po’ diversa da come era stata rappresentata dai nostri media. Per la maggior parte del tempo, l’Italia ha vissuto sotto il terrore dello spread, promosso dalla stampa italiana, secondo la quale la soluzione era a portata di mano: gli Stati Uniti d’Europa, che nessuno voleva davvero (non certo i creditori, e probabilmente nemmeno i debitori), ma che sono stati sempre evocati come l’unica vera soluzione a tutti i nostri mali economici.  Solo cedendo la nostra sovranità (e la nostra democrazia) noi, gli italiani, avremmo potuto redimerci dal nostro peccato originale: quello di aver osato governarci da soli, come fanno decine di altre nazioni, in tutto il mondo!

Probabilmente sapete che in Italia usiamo dire che “tutte le strade portano a Roma”. Nei giornali italiani, tutte le strade portano agli Stati Uniti d’Europa.

Un bell’esempio oggi, qui:

Napoletano su Parigi

Secondo Napoletano (lo stesso tipo della menzogna “fate presto”), al fine di proteggerci dal terrorismo, dobbiamo andare più velocemente verso gli Stati Uniti d’Europa (“Risponda [l’Europa] con gli Stati Uniti d’Europa e la forza politica del più grande mercato di consumo al mondo che decide finalmente di dire la sua  non solo con la moneta unica  ma anche con un esercito unico”).

Infatti, come avrete notato, grazie alla sua struttura federale, gli Stati Uniti d’America hanno potuto evitare l’11 settembre.

O no?

Già, non hanno potuto (purtroppo, per le tante vittime, e per tutti noi). Ma a quanto pare Napoletano si è perso questo piccolo dettaglio!

E’ così desideroso di sfruttare una tragedia, è così ansioso di consegnare il suo paese ai “mercati” (i suoi istigatori), che non riesce a notare le stranezze del suo ragionamento. Tutte portano ad sola domanda: come possiamo supporre che l’Europa sia in grado di gestire le armi (che in linea di principio sono progettate, costruite, vendute, e comprate per uccidere persone), se non riesce nemmeno a gestire una valuta (che in linea di principio è un dispositivo relativamente innocuo – anche se i nostri governi sono stati così saggi da trasformare la nostra in un motore di distruzione)? La ragione per la quale non possiamo permetterci di avere un esercito unico è la stessa per cui non possiamo permetterci una moneta unica: perché non abbiamo, e non avremo mai, una volontà politica comune. Mai. Mai. Mai. Perché affinché possa emergere una volontà comune con un metodo democratico, dovremmo essere in grado di parlare la stessa lingua, e non lo siamo (come sicuramente il mio inglese sta a dimostrare).

Senza logos non c’è polis. Non abbiamo un logos comune, non siamo un’unica polis.

E’ molto semplice.

Finché i nostri politici non saranno così gentili da riconoscere questa ovvietà, la vita per noi sarà molto difficile, ma mai come per la famiglia di Roberto Napoletano.

“Roberto! La lavatrice si è rotta! Cosa devo fare? “” Hai provato con più Europa? “

“Caro, posso chiederti un consiglio? Devo aggiungere altro sale?”   “Direi che ci vuole più Europa”.

“Papà, potresti aiutarmi? Ho bisogno di tradurre questa frase: ‘Quos vult perdere dementat prius’ “. “Andiamo, ragazzo, è facile: ‘Stati Uniti d’Europa’”

Un vero incubo.

Ma, sapete, c’è una differenza tra noi e la moglie di Roberto. Lei lo ha scelto, per una qualche ragione imprecisata e poco interessante. Noi no. Questo è il giornalismo che non abbiamo scelto, il giornalismo che non meritiamo, il giornalismo di cui siamo tutti stufi, il giornalismo che sta uccidendo la nostra democrazia. Non ci sono parole per deprecare lo sciacallo che è così ansioso di approfittare di una tragedia per portare avanti i suoi folli argomenti. Che vergognosa mancanza di rispetto per le vittime, e che uso spregiudicato delle tecniche di spin!

E come vanno le cose nei nostri paesi, compagni europei? Avete anche voi degli sciacalli che diffondono il terrore per chiedere più Europa? L'”Europa” deve davvero essere una brutta cosa, se c’è bisogno di diffondere il terrore per convincere la gente ad accettarla, non vi pare?

Io non la penso così.  Ma io non sono Roberto, sono Alberto. La mia Europa non è la sua.  Questa è la mia: meglio le note delle banconote.

Unicuique suum.

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