Sul Telegraph Roger Bootle sostiene che la Grecia farebbe meglio ad uscire dall’eurozona e a liberarsi dalla sindrome di Stoccolma, piuttosto che continuar a cuocere a fuoco lento.

di Roger Bootle*, 11 gennaio 2015

La Grecia può sopravvivere a un default e ad un’uscita dall’eurozona. La vera follia sarebbe proseguire lungo il suo percorso attuale

Chi avrebbe mai pensato che la Grecia sarebbe finita sull’orlo di un’altra crisi? In realtà, molti economisti avevano previsto che questo sarebbe accaduto. E ora cosa succederà?

Le finanze pubbliche greche sono state mal gestite per molti anni. Molta parte della spesa pubblica greca andava sprecata, per esempio per quanto riguarda il pensionamento ridicolmente anticipato nel settore pubblico. Nello stesso tempo, gran parte del settore privato evadeva le imposte. Si può facilmente comprendere, dunque, come i contribuenti tedeschi siano furibondi al pensiero che i loro sudati guagagni vadano ad “aiutare i greci”.

Vi è senza dubbio ancora molta strada perché in Grecia la gestione della spesa pubblica e della tassazione arrivino a livelli accettabili, ma guardando ai dati macro, i progressi finora sono straordinari. Dal 15pc del 2009, quest’anno il deficit del bilancio greco sembra destinato a scendere a circa l’1pc. Il prossimo anno il bilancio dovrebbe essere in attivo.

Il guaio è che questo non ha portato alcun beneficio riconoscibile alla gente. I redditi reali medi sono diminuiti e la disoccupazione, anche se in leggero calo rispetto al picco massimo, è ancora circa al 25pc. Oltretutto, come alcuni economisti, tra cui il sottoscritto, avevano previsto, dal momento che il PIL è in calo, tutta questa austerità fiscale non ha impedito al rapporto debito/Pil di crescere.

Inoltre, la deflazione è ormai ben consolidata. Nel corso dell’ultimo anno, i prezzi sono scesi dell’1.2pc, e dovrebbero continuare a calare. Ciò significa che anche se il PIL reale dovesse aumentare un po’, il PIL nominale può ancora scendere, facendo ancora aumentare il debito in rapporto al PIL. E comunque la Grecia deve stringere la cinghia.

In queste circostanze, non sorprende che il principale partito di opposizione, Syriza, abbia chiesto la fine dell’austerità e la cancellazione di una buona parte del debito greco. E che, alla vigilia delle elezioni generali del 25 gennaio, sia in testa nei sondaggi di opinione.

Per alcuni commentatori europei, il programma di Syriza sembra folle. Eppure, se c’è qualcosa di folle, è sicuramente procedere sul percorso attuale. Dal 2008, la Grecia ha subito un crollo del PIL di circa il 25pc, più o meno equivalente al crollo che si è verificato negli Stati Uniti e in Germania negli anni ’30.

Ma io non vedo come la signora Merkel possa acconsentire alle richieste di Syriza. Un’ulteriore cancellazione del debito potrebbe anche essere possibile, ma la fine dell’austerità non può di certo essere concessa. Se lo fosse, come si farebbe a chiedere ai governi in Spagna, Italia, Portogallo, e ormai anche in Francia, di mantenere la disciplina? Quindi, se si arrivasse a una prova di forza e Syriza non facesse marcia indietro, mi sa che la signora Merkel dovrebbe cacciare la Grecia fuori dall’euro.

In qualche modo sembra una ripetizione della crisi del 2012. Ma due cose sono cambiate da allora – e rendono un’uscita dall’euro più, non meno, probabile. In primo luogo, al netto degli interessi sul debito il governo greco è ormai in attivo. Quindi, se fa default e sospende o dilaziona il pagamento degli interessi, in realtà avrebbe dei risparmi.

Anche così, i critici dicono che il default sarebbe disastroso perché nessuno più presterebbe dei soldi al governo greco. Sciocchezze. La storia suggerisce che sarebbe solo una questione di mesi prima che le banche di investimento si presentassero nuovamente a bussare alla porta.

Né questo sarebbe semplicemente il risultato di un potente miscuglio di avidità e di memoria corta. Quello che temono i creditori non è la storia di un recente default, ma la prospettiva di default futuro. Una volta che un paese è andato in default, la prospettiva di un altro default nel prossimo anno o due è in realtà molto bassa.

Il secondo fattore che è cambiato è che il governo tedesco ora ritiene che la zona euro sia in grado di sopportare un’uscita greca dall’euro senza molti effetti collaterali. Quello che temevano nel 2012 era il contagio dalla Grecia a Spagna, Italia e Portogallo. Essi ritengono che, con i vari meccanismi di sostegno attualmente in atto, ora questo sia meno probabile.

Se il default e l’uscita dall’euro fosse per la Grecia un caos e un disastro, allora la permanenza degli altri paesi vulnerabili sarebbe davvero sicura – almeno per ora. I loro governi sarebbero in grado di mettere in guardia i loro popoli, che se non prendono la loro amara medicina, finirebbero come la Grecia.

Il vero rischio per la zona euro, tuttavia, è che il default greco e l’uscita dall’euro vadano relativamente bene, e dopo un anno o giù di lì la Grecia inizi una vigorosa ripresa con una dracma debole. In tal caso, i popoli di Italia, Spagna e Portogallo si domanderebbero: “se può farlo la Grecia, perché non possiamo noi?” E non ci sarebbe una buona risposta. La zona euro andrebbe in pezzi, giusto il tempo di pronunciare il nome di Jean-Claude Juncker.

Naturalmente, praticamente nessuno nell’establishment greco vuole che la Grecia lasci l’euro. Eppure il paese ha disperatamente bisogno di una crescita economica decente. La fine dell’austerità e la cancellazione del debito funzionerebbero per la metà. L’altra metà è la migliorata competitività. Il raggiungimento di questo obiettivo attraverso una deflazione sostenuta sarebbe un processo lento e doloroso, e intensificherebbe sempre di più il problema del debito.

Non è insolito per i governi aggrapparsi a quella che è la fonte e l’origine di una situazione economica dolorosa. Questa è una versione di quello che è conosciuto nel mondo psicologico come la Sindrome di Stoccolma, quando i prigionieri diventano emotivamente dipendenti dai loro rapitori e non vogliono fuggire.

Ad esempio, nel 1931, il governo del Regno Unito ha lottato duramente per tenerci nel Gold Standard, che stava distruggendo l’economia del paese. E’ stato solo quando siamo stati costretti a uscire che l’economia è cresciuta vigorosamente. Allo stesso modo, nel 1992, il governo Major non aveva deciso che voleva uscire dallo SME. Al contrario, impiegò ogni sforzo, e spese quasi tutti i dollari di cui disponeva, per tenerci dentro! Ancora una volta, essere costretti ad uscire è stata la fonte della nostra salvezza.

Se la Grecia fa default , esce dall’euro e svaluta, sono sicuro che questo evento sarebbe rappresentato dall’establishment europeo e dai media, anche in questo paese, come un completo disastro per la Grecia. Eppure in economia, le cose spesso si rivelano diverse da come sembrano inizialmente.

Le crisi valutarie sono drammatiche e di conseguenza fanno notizia. Al contrario, un paese che viene arrostito a fuoco lento, con un’agonia che dura anno dopo anno, perde presto la prima pagina sui giornali.

Certo, la Grecia potrebbe saltare in aria. Ma l’uscita e il default le darebbero una possibilità di fuga da questa terribile situazione. Continuare a muoversi lungo lo stesso vecchio solco porterà disastri e miseria.

*Roger Bootle è presidente del Consiglio di Amministrazione di Capital Economics. Il suo ultimo libro è The Trouble with Europe, ediz. Nicholas Brealey Publishing.