Telegraph: La Svizzera “getta la spugna” sul franco, la guerra globale valutaria fa un’altra vittima.

Sul Telegraph, A.-E. Pritchard analizza la decisione della Banca Centrale Svizzera di sganciare la propria valuta dall’euro. Sono gli stessi svizzeri a paventare le conseguenze negative della rivalutazione che sta avvenendo: export e turismo in crisi, deindustrializzazione, posti di lavoro a grande rischio. Questo caso ci aiuta a comprendere perché la Germania, rimanendo nell’euro, si rifiuti di rivalutare, e perché simmetricamente l’Italia avrebbe grandi vantaggi da una svalutazione della moneta nazionale.

 

di Ambrose Evans-Pritchard, 15 gennaio 2015

Le difese svizzere erette a protezione della propria valuta sono state distrutte dai flussi di denaro in cerca di un porto sicuro provenienti da tutta Europa, segnando una giornata storica di caos  sui mercati finanziari svizzeri e minacciando di trascinare il paese in un vortice deflazionistico.

Il Franco è salito del 30% sull’euro ai primi scambi di mercato dopo che la Banca Nazionale Svizzera ha preso di sorpresa gli operatori rottamando il tetto massimo imposto negli ultimi 3 anni alla propria valuta e liberando il tasso di cambio, costringendo gli hedge fund a una corsa disperata per coprire le proprie esposizioni sui mercati dei future.

Se la Banca Nazionale Svizzera pensava di poter fare questo aggiustamento in maniera ordinata, allora ha fallito miseramente,” ha affermato Kathleen Brooks, di Forex.com. Il Franco ha concluso la giornata con una rivalutazione del 17%.

La BNS ha abbassato il tasso di interesse chiave ad un livello senza precedenti di – 0.75% per compensare l’effetto shock di stretta monetaria automatica, ma anche questo può non bastare a scoraggiare gli afflussi di capitale.  Willem Buiter, di Citigroup, ha detto che la Svizzera potrebbe tagliare i tassi a – 5%. “Questo farebbe scendere il franco,” ha detto.

La mossa arriva tre giorni dopo che un alto funzionario della BNS aveva ufficialmente assicurato  che l’aggancio all’euro sarebbe “rimasto un pilastro della nostra politica monetaria“, e un mese dopo che la banca aveva messo in guardia da una pericolosa spirale deflazionistica e un ” drastico taglio dei costi ” se si fosse oltrepassato il limite di 1,20 sull’euro.

Thomas Jordan, Presidente di BNS, ha negato che il voltafaccia sia stato una “reazione di panico” e si è scusato per il sotterfugio. “Si può metter fine a una politica come questa solo a sorpresa. Tutta la situazione internazionale è cambiata”, ha detto.

“La BNS ha perso la fiducia dei mercati” è stato il titolo furioso a tutta prima pagina del Neue Zürcher Zeitung. Anche il ministro dell’economia, Johann Schneider-Ammann, è rimasto scioccato, lamentandosi amaramente che sarà ancora più difficile per gli esportatori rimanere a galla .

Un flusso di denaro dalla Russia – e, ultimamente, dalla Grecia e anche dall’Italia – ha reso sempre più difficile per la BNS tenere duro. Il piano di Quantitative Easing dalla Banca Centrale Europea, che potrebbe già arrivare la prossima settimana, rischia di travolgere la Svizzera e potrebbe essere stata la causa finale scatenante .

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Jeremy Cook, di World First, ha detto che il cambio di rotta è una “capitolazione totale” di fronte a forze che sono troppo grandi anche per una banca centrale con tanta potenza di fuoco. “Nessuno può vincere quando si mette sui binari di un treno merci, fatta eccezione per il treno.

La BNS avrebbe in teoria potuto tener duro per sempre stampando una quantità illimitata di moneta, ma gli effetti collaterali erano già diventati tossici. Le tensioni degli interventi  sui cambi hanno fatto sì che le riserve valutarie estere raggiungessero il 73% del PIL.

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Questo a sua volta ha fatto esplodere la base monetaria della Svizzera da 80 miliardi di franchi a metà 2011 fino a 400 miliardi di franchi, accompagnata da un enorme boom immobiliare e dall’esplosione dei prestiti bancari ad il record dei tempi moderni del 170% del PIL.

“Hanno dovuto gettare la spugna. Il cambio di rotta provocherà grosse sofferenze ad alcune parti dell’economia svizzera, ma la BNS era in una trappola”, ha detto David Owen di Jefferies.

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Nick Hayek, a capo della Swatch, casa produttrice di orologi, ha detto che il crollo del limite inferiore del cambio potrebbe causare disastri per i produttori svizzeri. “Mi mancano le parole. Le azioni di oggi della BNS sono uno tsunami; per l’industria esportatrice e per il turismo, e per l’intero paese,” ha detto.

“È una grave minaccia per decine di migliaia di posti di lavoro in Svizzera,” ha dichiarato Christian Levrat, leader del partito svizzero dei Socialdemocratici.

Il mercato azionario svizzero è crollato dell’8,7%, registrando a un certo punto il più grande schianto nello spazio di una giornata  da un quarto di secolo a questa parte. Gli esportatori e le banche sono stati i più colpiti, con la Swatch crollata del 15% e UBS dell’11%.

Gli analisti erano sconcertati, mentre la BNS cercava di sdrammatizzare  suggerendo che il rialzo del dollaro aveva ridotto la sopravvalutazione del franco. Citigroup ha detto che il tasso di cambio reale si era in realtà apprezzato dell’1% nell’ultimo anno, anche prima della mossa di giovedì. In questo momento [il tasso di cambio reale] è del 38% al di sopra della sua media decennale.

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L’economia svizzera cresce al ritmo dell’1,5% annuo, ma l’indice KOF sulla fiducia negli affari è in trend discendente da quasi due anni. Il paese affronta il rischio di pesanti strascichi dal suo boom di credito interno, che potrebbero rivelarsi insidiosi in un momento in cui il franco è in salita e le leve monetarie non funzionano più.

Gabriel Stein, di Oxford Economics, ha detto che ora il Franco probabilmente continuerà a salire inesorabilmente, spingendo il paese verso un “periodo prolungato di deflazione”. Se la valuta raggiungesse il livello di 0,70 sul dollaro statunitense provocherebbe una profonda recessione, con una deflazione vicina al – 3% entro il 2016.

Il professor Ernst Baltensperger, il maggior esperto valutario della Svizzera, ha detto che il limite inferiore sull’euro ha funzionato bene all’inizio, ma stava diventando esso stesso un pericolo. Più la liquidità è in eccesso, più è difficile il suo riassorbimento quando la corrente si inverte e la velocità della moneta aumenta.

La sortita della BNS nel mercato ha provocato nei Cantoni un contraccolpo di tipo populista. Gli elettori temono che la banca possa essere travolta dalle perdite, cosa che equivarrebbe a una passività del bilancio pubblico. Ci sono già articoli sulla stampa Svizzera secondo cui giovedì sui mercati la banca ha “perso” 60 miliardi di franchi .

“Enormi riserve valutarie combinate con un aggancio valutario non permanente portano sempre a una perdita intrinseca, che si materializza quando si abbandona l’aggancio,” ha detto il signor Stein. La BNS potrebbe aver deciso di accettare le perdite prima che fosse troppo tardi.

Questo giorno traumatico in Svizzera ha esposto i limiti del potere delle banche centrali. È un assaggio di quanto stia diventando difficile per i paesi resistere alla forza trascinante delle politiche di svalutazione e alla guerra valutaria in un momento in cui le forze deflazionistiche travolgono il mondo. I controllori delle valute sono costretti a scegliere di quale morte morire.

 

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