Sapir: Il messaggio di speranza di SYRIZA

Il prof. Jacques Sapir  commenta la vittoria di Syriza considerandola un segnale di speranza: il programma di Syriza non è rivoluzionario, ma per la Germania e gli altri paesi del centro il problema è soprattutto la ricaduta politica di eventuali accordi, che andrebbe oltre la Grecia.   In definitiva tutto dipende dalle scelte che farà Tsipras, e per ora l’alleanza con i Greci Indipendenti sembra un segnale che il problema della sovranità sia messo al primo posto. 

 

di Jacques Sapir, 26 Gennaio 2015

Syriza ha dunque vinto e conquistato 149 seggi. Alexis Tsipras, il suo leader carismatico, è il grande vincitore delle elezioni di domenica 25 Gennaio. Molti se ne sono rallegrati, alcuni facendo mostra di una scandalosa impudenza. Abbiamo visto dei dirigenti del Partito socialista francese, adirittura MM. Cambadélis e Désir, che non più di due anni fa avevano posto un vero e proprio veto contro Syriza, precipitarsi a sostegno della vittoria. Ci sono persone “senza vergogna”, come si dice nel sud della Francia … E’ vero che la sconfitta dei “socialisti” greci del PASOK è esemplare (meno del 5% dei voti), come è anche chiaro lo schiaffo dato alla destra liberale Nuova Democrazia. Ma questa vittoria, soprattutto, apre una nuova fase politica per la zona euro.

Che farà SYRIZA?

Il programma di Syriza non è affatto rivoluzionario. Ma nel contesto della Grecia di oggi segna una vera e propria rottura. In ambito sociale, prevede un aumento del salario minimo a 750 € (contro i meno di 600 € di ora), una tredicesima mensilità per le pensioni inferiori a 700 € ed un aumento della soglia del reddito annuo imponibile per le persone fisiche, che era stata abbassata a 5000 €, e che ora dovrebbe arrivare a 12.000 €. Il costo di questo pacchetto è stimato da Syriza a poco meno di 12 miliardi di €. Ma il punto essenziale è che Syriza ha dichiarato la sua opposizione al pagamento di circa due terzi del debito pubblico greco. E’ qui che potrebbe concentrarsi il potenziale conflitto con le istituzioni europee. Perché le autorità europee sono in realtà più sensibili alla questione del debito greco che alle misure macroeconomiche, che sembrano essere in gran parte inevitabili.

E’ chiaro che la Grecia non può sostenere il suo debito pubblico, che continua a crescere, non a causa del deficit di bilancio (al netto del servizio del debito), ma per l’onere degli interessi. Questo è un fatto noto agli economisti sin dalla fine del 2009. E’ quindi necessario annullare una gran parte di questo debito, e su questo molti economisti concordano. Ma questa cancellazione farà sorgere dei problemi con le istituzioni europee, che detengono di fatto (tramite la BCE, il Fondo europeo di stabilità finanziaria o FESF e il Meccanismo europeo di stabilità, o MES) una gran parte di questo debito. Se la Grecia facesse default (o ripudiasse in tutto o in parte il suo debito) questo imporrebbe ai contribuenti della zona euro di contribuire finanziariamente, a meno che la BCE decidesse di riprendersi questi titoli, diventando di fatto una “bad bank” ossia una struttura che detiene titoli che non hanno più alcun valore (il cosiddetto “istituto di liquidazione“).

Tuttavia, una soluzione del genere comprometterebbe seriamente l’esistenza stessa della zona euro. Si capisce quindi perché i vari governi, e i governi tedesco e francese in particolare, siano contrari a tale soluzione. Molto probabilmente offriranno al governo greco la possibilità di sospendere i pagamenti, sia del capitale che degli interessi, per un periodo che potrà andare dai 5 anni ai 20 anni. Ma il governo greco non ha alcun interesse ad accettare questa “moratoria” per un periodo che sia inferiore a 30 anni.

Il conflitto tra la Grecia ed i paesi della zona euro appare inevitabile. La volontà del governo greco di rifiutare il piano di “aiuti” (termine improprio, dato che gran parte del denaro – il 77% – è andato a banche europee) e la supervisione della “Troika” (la BCE, il Fondo Monetario Internazionale e la Commissione europea), rappresentano per Atene una questione di principio. E’ difficile immaginare Alexis Tsipras che scenda a compromessi su questo tema.

Della discordia tra gli avversari.

In questo conflitto, è chiaro che il nemico (in questo caso i paesi della zona euro) è diviso. I francesi vogliono evitare uno shock fiscale (per la realizzazione delle procedure federali sul EFSF e il MES) e sarebbero a favore della trasformazione della BCE in una bad bank. La Germania ci si oppone nella maniera più assoluta. Francia e Italia potrebbero sostenere una certa espansione della politica di bilancio greca, che è un altro terreno di scontro con la Germania. In sostanza, la Germania, ma ce lo si dimentica spesso, anche la Finlandia e l’Austria, rimangono irremovibili sul fatto che un accordo non può essere rinegoziato, anche se secondo i termini di questo accordo delle soluzioni sono possibili. In realtà, il problema va oltre la Grecia. Se i greci ottengono nuove condizioni, questo fatto convaliderebbe la strategia di Podemos in Spagna, partito appena nato e in forte crescita, ma anche quella del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo in Italia. E’ soprattutto questo che spaventa i dirigenti tedeschi.

La politica che sarà adottata alla fine terrà conto soprattutto degli effetti indotti dal successo di SYRIZA (in Spagna e Italia),  più che delle misure concrete che potrebbero essere adottate ad Atene. Ora, se la Germania (e i suoi alleati) vogliono fermare il contagio, devono dar prova di fermezza. Ma questa fermezza può far precipitare la crisi tra la Grecia e l’Eurozona.

La Scelta di Tsipras

Tutto questo si riduce in realtà alla scelta che farà Alexis Tsipras. Egli può decidere di andare al confronto con le istituzioni europee, forte della sua legittimazione democratica, come anche può decidere di iniziare da ora a fare compromessi. Questa seconda ipotesi lo condanna a morte politicamente. Pertanto, nonostante le speranze di molti europeisti,  non sembra molto realistica.

E’ stato detto, in questo blog, che un altro tradimento sarebbe un tradimento di troppo. Alexis Tsipras lo sa bene. Lunedi 26 egli ha scelto il di allearsi con i “Greci Indipendenti” e non con “To Potami”, piccolo partito centrista nato dalla decomposizione del PASOK. I “Greci Indipendenti” sono un partito sovranista di destra, più o meno corrispondente alle posizioni espresse in Francia da Nicolas Dupont-Aignan. Ha quindi la maggioranza nel Parlamento greco e soprattutto dimostra una chiara scelta per una politica di fermezza nelle sue future relazioni con le istituzioni europee.

Questa è una scelta importante. Accettando il compromesso sulle riforme sociali per mettere in primo piano la questione del confronto con le istituzioni europee, Alexis Tsipras mostra quali sono le sue priorità, dimostra la sua mancanza di settarismo e manda un messaggio chiaro ai popoli europei. La questione fondamentale è quindi quella della sovranità e questo determina le alleanze che si possono stabilire.

Questo messaggio è un messaggio di speranza.

Un messaggio degno di emulazione.

 

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