Il quotidiano tedesco Die Welt  riporta che due importanti istituti economici tedeschi, ZEW e IW, reclamano a chiare lettere la cacciata della Grecia dall’euro se il paese si rifiuta di adempiere alle condizioni dei creditori. Gli argomenti rispecchiano una totale indifferenza rispetto alla drammatica crisi che attanaglia il paese e mostrano in modo evidente la profonda disinformazione  dei tedeschi sulla reale situazione della Grecia.

 

28 gennaio 2015

(traduzione di Mauro Colombo)

Gli economisti sono sorprendentemente uniti. L’eurozona può lasciare andare la Grecia nel caso in cui questa dovesse rifiutare le riforme. In effetti il nuovo Governo fa solo danni.

Il nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri Alexis Tsipras si è meritato un soprannome d’onore in borsa. L’”Hugo Chavez dei Balcani” ha distrutto circa 10 miliardi di euro di capitalizzazione alla borsa di Atene dal suo insediamento di lunedì. Questo ricorda sorprendentemente Chavez.

L’ex presidente del Venezuela, nel frattempo defunto, in passato è riuscito a far fuggire gli investitori esteri con qualche annuncio del suo Paese.

Tsipras ha presto dispiegato un’intera armata di annunci, che portano a un obiettivo: la Grecia non vuole più risparmiare e non vuole più rispettare gli accordi con i creditori. Secondo molti importanti istituti di ricerca in Germania, questa posizione lascia solo una soluzione: invece di cedere alle pretese ed eventualmente mandare soldi all’infinito, in caso di dubbio l’Europa dovrebbe lasciar fallire la Grecia; persino col rischio che questo possa significare l’uscita del Paese dall’unione monetaria: Grexit, in breve.

“In linea di principio solo degli annunci durissimi possono servire a qualcosa” dice Friedrich Heinemann del Centro per la Ricerca Economica Europea (ZEW) di Mannheim. “Ha già funzionato nel caso di Cipro e probabilmente è la giusta strategia anche questa volta.”

È STATO GIA’ ELABORATO UNO STRESS-TEST ISTANTANEO.

La leva decisiva per far pressioni sul nuovo governo è in Grecia, così come già nel 2013 a Cipro, il sistema bancario completamente sfinito. Il sistema bancario è attaccato alla flebo della BCE e dipende continuamente dall’afflusso di nuovo denaro. “Come nel caso di Cipro, la BCE potrebbe porre un chiaro ultimatum anche ad Atene: o il governo si unisce con i creditori, o il Paese si vedrà chiudere il rubinetto dei finanziamenti della BCE.”

Considerata la difficile situazione, lo ZEW ha già preparato un piano d’emergenza. Questo prevede che la vigilanza bancaria europea debba mettere in piedi un immediato “stress test sulla Grecia”, il quale simuli una perdita sui titoli di stato greci e un fallimento delle banche del paese.

Ma da molto tempo i ricercatori di Mannheim non sono i soli a simulare i possibili scenari per la Grecia. Così l’istituto dell’economia tedesca (IW) di Colonia ha elaborato in un voluminoso paper di 51 pagine, su come l’unione monetaria dovrebbe trattare con gli Stati che non vogliono fare le riforme e su come singoli membri possono essere esclusi dall’unione monetaria, dal punto di vista strettamente tecnico. Essi ricorrono anche a esperienze storiche, per esempio quando negli anni ’90 anche la Slovacchia e la Repubblica Ceca hanno preso strade diverse con le loro monete.

Il duro esito dei ricercatori: se uno Stato chiaramente e persistentemente contravviene al programma di riforme unito al pacchetto di aiuti, i pagamenti dello scudo di salvataggio europeo dovrebbero essere regolati di conseguenza. “In questo caso non è da escludere, ma solo come ultima ratio, che il rifiuto delle riforme e la sospensione degli aiuti monetari conducano all’uscita del Paese dall’eurozona”, scrivono gli economisti dell’ IW, con sorprendente chiarezza.

Le parole così chiare potrebbero essere dovute alla nuova situazione sui mercati finanziari. Diversamente da prima, le elezioni greche e altre turbolenze politiche ad Atene non rischiano più di trascinare gli altri stati dell’eurozona nel caos delle borse. Ormai il paese si distrugge da solo.

PRESTITI GRECI AL LIVELLO Più ALTO DAL RIFINANZIAMENTO

In nessun campo è così chiaro come sui mercati dei prestiti. Dopo le elezioni i titoli di stato greci sono saliti dal 10 al 17 per cento, il livello più alto dal rifinanziamento del 2012. Ma l’aumento estremo dei rendimenti è un avvenimento isolato che si percepisce appena negli altri mercati dell’euro periferia. Dalle elezioni greche la rendita dei titoli di stato italiani a tre anni è salita moderatamente dallo 0.46 allo 0.54 per cento, quelli spagnoli sono saliti dallo 0.4 allo 0.51 per cento. E ugualmente in Portogallo, che dal 2011 al 2014 è dovuto entrare sotto la protezione della troika, i titoli di stato a tre anni sono saliti dallo 0.7 allo 0.84 per cento. Anche le turbolenze nella borsa di Atene, in particolare il tracollo dei titoli bancari, non si è diffuso negli altri mercati d’Europa.

Gli altri governi europei si potrebbero sentire confermati nella intransigenza della loro posizione negoziale dalle reazioni dei mercati. Così all’inizio della settimana, poco dopo la vittoria di Tsipras, il ministro delle finanze Wolfgang Schäuble (CDU) ha segnalato chiaramente che lo spazio di manovra per un accordo da parte dell’Europa è molto ristretto. Su questo punto c’è unità nel governo. Così mercoledì si è espresso anche il ministro dell’economia Sigmar Gabriel (SPD), chiaramente contrario a un taglio dei debiti.

2 MILIARDI DI EURO DI INTERESSI FINO AL 2020

Questo è confermato anche dall’attuale profilo del debito della Grecia, secondo il quale Atene deve pagare fino al 2020 solo circa due miliardi di euro all’anno di interessi. Esso corrisponde a circa l’1.5% del reddito nazionale lordo, o a un buon 3% del bilancio dello Stato. Gli oneri sono molto inferiori a quelli di altri stati dell’eurozona, come l’Italia o la Spagna.

Anche un’ulteriore estensione delle scadenze è possibile solo in modo limitato; e precisamente Atene deve ripagare qualche prestito quest’anno e qualcuno nei prossimi anni, ma la massa dei debiti greci già rifinanziati e rinegoziati scade prima del 2040.

Nonostante gli appassionati annunci, secondo tutte le previsioni Tsipras non riuscirà a ottenere molto dai negoziatori dei suoi partner europei. Secondo il report dello ZEW, gli istituti di ricerca tedeschi lo dicono chiaramente: “la zona euro deve segnalare con chiarezza di non essere ricattabile con la minaccia di uno stop ai pagamenti”.

L’IW formula lo stesso impavido concetto: ”dopo un rifiuto di massima a fare le riforme, bisgna considerare di tagliare fondamentalmente il rifornimento di denaro della banca centrale dello stato in questione e sottrargli il diritto di voto nel consiglio della BCE, basandosi sul modello dell’esclusione dal FMI. Questo significherebbe, di fatto, un’espulsione dall’unione monetaria.”

Anche i mercati cominciano a simulare l’esclusione dall’eurozona, la cosiddetta Grexit. Misurando la “Grexit” con gli indici dell’istituto di analisi Sentix, gli operatori stimano ad oltre il 22% la probabilità di un’uscita della Grecia nelle prossime 52 settimane. Questo è il valore più alto dalla fine del 2012.