Der Spiegel: Riuscirà Tsipras (Creatura Involontaria della Merkel) a Stravolgere l’Equilibrio del Potere in Europa?

Riportiamo l’ultima parte di un lungo articolo di Der Spiegel in cui il settimanale, dal suo punto di vista tedesco,  si interroga sulle profonde divergenze che allontanano i paesi dell’eurozona: Tsipras è visto come la manifestazione più estrema di una resistenza crescente in gran parte dell’eurozona contro l’austerità della Merkel (per questo è una sua involontaria creatura), resistenza  che ha la sua prima origine nel rapporto con la Francia.   Ma il governo tedesco in realtà desidera arrivare a un compromesso, che il giornale formula in questo modo: le riforme per la competitività, quindi la svalutazione dei salari, devono restare il pilastro su cui è fondata l’eurozona,  e in cambio la Germania può “concedere” un allentamento dell’austerità nei periodi di recessione.    

della redazione di Der Spiegel , 30 gennaio 2015

[……] Finora, la Merkel ha seguito un percorso chiaro per salvare la moneta unica: la solidarietà in cambio di solidarietà. E non si può di certo accusare il cancelliere di essere eccessivamente parsimonioso: la Germania ora garantisce circa 100 miliardi di € di prestiti ai paesi in crisi della zona euro. Se Tsipras riuscisse nelle sue richieste di un taglio del debito, la Germania potrebbe perdere miliardi di euro.

Per il momento, naturalmente, Tsipras non può rappresentare un grave pericolo per la Merkel, perché sta chiedendo troppo. Anche Francia e Italia non hanno interesse a concedere alla Grecia un taglio del debito.

Un Fronte Unito

Inoltre, ora ci sono molti paesi della zona euro che sono passati attraverso difficili programmi di riduzione dei costi, come la Spagna, il Portogallo e l’Irlanda. I governi di questi paesi non vedono perché a Tsipras dovrebbe essere concessa una deroga, solo perché urla più forte. Nel corso di una riunione dei ministri delle finanze della zona euro tenuta questo lunedi, il fronte contro Tsipras era unito, tanto che il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble ha potuto rimanere nello sfondo.

In effetti, i politici tedeschi conservatori hanno da tempo iniziato a parlare apertamente della possibilità di un “Grexit”, come viene spesso definita l’uscita della Grecia dalla zona euro. “Gli effetti dell’uscita del paese sarebbero probabilmente meno problematici per l’euro rispetto a un alleggerimento dei criteri per tutti”, dice il ministro delle Finanze bavarese Markus Söder, membro della Christian Social Union, il partito fratello dei Cristiani Democratici della Merkel. Anche il commissario della Germania a Bruxelles, Günther Oettinger, ora ritiene che un Grexit sia possibile. “Naturalmente stiamo parlando di uno degli scenari peggiori” dice. “Ma nessuno sta attivamente cercando l’uscita della Grecia dalla zona euro.”

Nel Cancelleria di Berlino, l’ansia è al minimo. “I greci ora devono solo dirci esattamente quello che vogliono fare”, ha detto una fonte della Cancelleria. La fonte ha aggiunto che sono aperti a un dialogo sui tassi di interesse per il pacchetto di aiuti da € 240 miliardi già versati, e sul tempo assegnato ad Atene per rimborsare i prestiti.

Un’Uscita Accidentale’?

Un altro scenario provoca invece al cancelliere una maggiore preoccupazione. Tsipras si è dimostrato un demagogo, ma ha poca esperienza politica concreta – al punto che la squadra della Merkel è preoccupata che possa portare la Grecia fuori dalla zona euro inavvertitamente, per errore. A Berlino, uno scenario di questo tipo è indicato come “un’uscita accidentale”.

E’ già chiaro che la Grecia non sarebbe in grado di soddisfare le sue esigenze di liquidità sul mercato aperto. “La Grecia non sarebbe ancora in grado di avere un accesso completo e regolare ai mercati internazionali dei capitali a condizioni accettabili“, si legge in una valutazione interna redatta dal ministero delle Finanze tedesco. “Il paese continua ad essere sensibile ai cambiamenti delle condizioni del mercato e agli umori degli investitori.

Eppure il programma di aiuti dell’Unione europea scade il 28 febbraio, con solo € 1,8 miliardi ancora da erogare. Tsipras stesso dovrebbe chiedere una proroga, cosa che sarebbe umiliante, dopo la sua campagna elettorale. Qualora egli non lo facesse, però, il paese si troverebbe di fronte a un fallimento disordinato. Inoltre, i paesi partner non sarebbero in grado di dargli altri soldi dal fondo di emergenza,  senza una richiesta formale di aiuto. Nel giro di poco tempo, Tsipras sarebbe a corto di soldi e non più in grado di pagare le pensioni o gli stipendi dei dipendenti pubblici. Non sarebbe nemmeno in grado di servire i 20 miliardi di € di debiti che la Grecia attualmente ha con la BCE, e quindi la Banca Centrale Europea sarebbe costretta a interrompere i prestiti ad Atene. Il Grexit sarebbe completo.

Un Braccio di Ferro

La Merkel non vuole che le cose vadano tanto avanti. Lei è disposta a concedere ai greci un ulteriore programma di aiuti, anche se questo richiede l’approvazione del Bundestag. Tuttavia, i 10  miliardi di € che sono stati presi in considerazione solo poche settimane fa, non saranno sufficienti. Gli esperti del governo di Berlino ritengono che la Grecia dovrebbe chiedere fino a € 20 miliardi, visto che le entrate fiscali stanno crollando e le privatizzazioni non hanno avuto luogo. Il denaro dovrebbe venire dal ESM – nessun altro sarebbe disposto a prestare i soldi al paese. Il presupposto per il nuovo aiuto è che Tsipras deve accettare le richieste di riforma e sottoporre il Paese alla supervisione dell’ odiata troika. Questo, però, sembra improbabile. Venerdì, il nuovo ministro delle Finanze greco Gianis Varoufakis ha detto che Atene non avrebbe più lavorato con la troika. Il braccio di ferro è iniziato.

“Le ultime due settimane non sono andate tanto bene per noi”, ammette un alto funzionario del governo di Berlino. Un governo anti-Merkel, inesperto ma molto sicuro di sé, ora sta governando la nave della Grecia. La Banca Centrale Europea ha deciso di acquistare più di un trilione di euro in titoli di Stato e altre attività della zona euro contro la volontà della Germania. E ora, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, con l’aiuto di Francia e Italia, sta cercando di allentare il Patto di stabilità dell’euro. “Potrebbe essere che stiamo perdendo il controllo proprio adesso?” si domanda un alto funzionario del governo.

Forse. La vittoria elettorale di Syriza invia un messaggio al resto d’Europa. Si accende la speranza su movimenti con piattaforme politiche simili in molti paesi europei, tra cui il Front National in Francia e Podemos in Spagna.

In Portogallo, i partiti di sinistra – il socialista PS, il comunista PC e il marxista Bloco de Esquerda BE – hanno tutti festeggiato la vittoria elettorale di Syriza. Molti sperano che il discorso in Europa cambierà e che le proposte di una conferenza del debito per i paesi dell’Europa meridionale e per i piani di ricostruzione per i paesi maggiormente colpiti dalla crisi del debito saranno discusse a Bruxelles.

Allo stesso tempo, il successo di Tsipras potrebbe anche rafforzare i leader europei che sperano di cambiare le attuali politiche dell’UE, anche se non sono interessati a soddisfare le richieste di Syriza per un taglio del debito. In testa al gruppo ci sono il presidente francese Hollande e il primo ministro italiano Renzi. Infatti, nel corso della campagna di Hollande del 2011, egli a volte sembrava un po’ come Tsipras. Diceva che voleva “riorientare l’Europa” e liberare i popoli europei dalla “austerità”.

Un conflitto tra due mentalità

La disputa tra Berlino e Parigi è di natura fondamentale – un conflitto tra due mentalità, ma anche tra due scuole di pensiero economico. I tedeschi sono del parere che l’offerta deve essere rafforzata e le condizioni per gli investimenti migliorate attraverso le riforme, i francesi chiedono un sostegno dal lato della domanda. In tempi di recessione, affermano i francesi, lo Stato deve investire.

Anche se i tedeschi lo definiscono risparmio, un termine dalla connotazione positiva, in tutto il resto d’Europa, molti lo considerano come lo spettro dell'”austerità”, una politica spietata, anti-crescita. “The Body Economic: Why Austerity Kills“, un libro del Professor David Stuckler di Oxford, è diventato una sorta di bibbia per gli oppositori dell’austerità. E’ un modo di pensare comune che non ha preso piede in Germania, mentre sta dominando il dibattito pubblico in vaste aree d’Europa. Questo mostra anche quanto distanti siano davvero gli europei gli uni dagli altri, pur essendo legati da una moneta comune.

Hollande e Renzi hanno cercato da tempo di cambiare le politiche attuali, e di recente hanno anche goduto del sostegno da parte del presidente della Commissione Juncker e del capo della BCE Mario Draghi. Essi osservano che vi è stata una scarsa ripresa economica nella zona euro dopo la crisi del 2009 e chiedono delle politiche sul modello di quelle degli Stati Uniti, che dopo la crisi finanziaria ora è in forte crescita. Quando Juncker questa primavera deciderà come intende affrontare il deficit di bilancio della Francia, il cambiamento politico in corso potrebbe diventare evidente.

I critici della Merkel a Parigi e a Roma sostengono che la lezione da trarre dalle elezioni greche è che non è possibile costringere all’austerità il popolo di un paese democratico, e tutto in nome di un obiettivo generale – almeno non nel lungo periodo. Gli esponenti dell’establishment politico in Francia e in Italia temono che anche loro potrebbero essere cacciati fuori da partiti di protesta, così come un’intera generazione di politici greci è stata messa da parte.

Da quando ha iniziato il suo mandato, il governo di Hollande non si è impegnato su risparmi significativi o riforme importanti. Ma questo non ha fermato i rappresentanti dell’ala sinistra del partito socialista, che da sempre si lamentano della “austerità” che Berlino ha imposto a Parigi. Il partito populista di sinistra Front de gauche (Fronte di Sinistra) e soprattutto il Fronte Nazionale di Marine Le Pen suonano la stessa musica. A differenza di Syriza, il partito della Le Pen vuole abolire l’euro, al fine di porre fine “alla sottomissione” della Francia.

L’Ora dell’Anti-Establishment

In effetti, sta rapidamente arrivando l’ora delle forze anti-sistema. Il fatto che tutti i partiti di centro in Europa abbiano dato il loro sostegno alle politiche che, in gran parte, sono state prescritte da Angela Merkel e dai suoi alleati, ha portato alla formazione di nuovi partiti.

Spesso, è molto difficile catalogare questi partiti secondo le etichette politiche classiche di liberali o conservatori. Il Fronte Nazionale, per esempio, persegue politiche xenofobe, ma le sue politiche economiche sono ispirate alla sinistra radicale. In Europa oggi, le differenze politiche tra sinistra e destra non funzionano più. Le differenze sono tra mainstream e anti-establishment. In molti paesi, questo si traduce in persone che sono a favore o contro Angela Merkel.

A Berlino, i politici amano citare la Spagna, con il suo governo conservatore, come un esempio positivo. Dopo le difficili riforme, l’economia è di nuovo in crescita. L’anno scorso è cresciuta dell’ 1,4 per cento e quest’anno la previsione è di una crescita del 2 per cento. I salari sono aumentati, anche se di poco, e gli spagnoli stanno comprando di più. Il tasso di disoccupazione è in calo, ma è ancora a circa il 24 per cento, e il reddito pro capite è ancora molto al di sotto del livello pre-crisi del 2007. Queste sono le ragioni per cui il Partito popolare al governo di Mariano Rajoy potrebbe ugualmente essere sconfitto alle elezioni parlamentari d’autunno.

E’ probabile che il partito spagnolo di protesta Podemos  ripeterà il successo di Syriza alle elezioni parlamentari. Il capo del partito Pablo Iglesias questa settimana ha detto: “La speranza è in arrivo, la paura è in fuga. Syriza, Podemos, vinceremo“.  “Tick tock, tick tock“, ha proseguito, il tempo stringe per il Partito del Popolo e i Socialisti. Il professore di scienze politiche ha fondato Podemos poco meno di un anno fa. Nell’ultimo sondaggio dell’inizio di gennaio dell’istituto spagnolo Metroscopia, il partito è arrivato al primo posto, con il 28 per cento.

Ma sono proprio i movimenti come Podemos che possono trattenere Angela Merkel dal fare troppe concessioni alla Grecia. La preoccupazione è che, se lo facesse, potrebbe segnalare agli elettori del Sud Europa che i partiti che portano avanti richieste estreme alla fine prevarranno.

Conflitti fondamentali irrisolti

In questo senso, la vittoria di Tsipras fa luce su alcuni dei problemi fondamentali della zona euro. Dallo scoppio della crisi, i leader dell’UE in innumerevoli vertici hanno preso accordi su nuovi meccanismi e pacchetti di salvataggio uno dopo l’altro. Queste politiche sono state concordate dolorosamente a piccoli passi, ma tuttavia hanno tenuto insieme l’euro, nonostante tutte le previsioni della sua morte imminente.

Ma il conflitto tra gli europei del Nord e del Sud non è stato risolto. Il problema è che l’euro è ancora basato su due miti: ai tedeschi è stato promesso che avrebbero ottenuto una versione ancora più potente del forte deutsche mark; molti europei del sud credevano che avrebbero ottenuto un biglietto di sola andata per la prosperità.

Perché l’euro abbia successo, entrambe le parti devono fare un passo indietro. La Germania deve accettare che l’appartenenza all’unione monetaria comporta la responsabilità per la situazione economica in tutta la zona euro. E la Francia, l’Italia e la Grecia devono riconoscere che la crescita sostenibile è realizzabile solo attraverso le riforme e non con il costante ricorso a nuovi prestiti.

Non ci sono molte possibilità per quanto riguarda il futuro dell’euro.

  • La prima possibilità è che i tedeschi riescano contro ogni resistenza a mantenere un euro che è una copia fedele del deutsche mark. La verità è che per questo è già troppo tardi. Dal 2010, la BCE  somiglia sempre meno alla Bundesbank e, dopo la decisione di questo mese di acquistare trilioni in titoli di Stato, non le assomiglia più per niente.
  • La seconda possibilità sarebbe un incubo per i tedeschi. L’euro diventerebbe una valuta debole che continua a svalutare, i cui Stati membri si sottraggono alle proprie responsabilità per le riforme e invece finanziano la loro crescita economica con i debiti, per i quali, in ultima istanza, la Germania dovrebbe fare da garante. Nessun governo tedesco potrebbe assecondare un disegno del genere – né la Corte costituzionale federale, e soprattutto nemmeno gli elettori. Probabilmente significherebbe la fine dell’euro.
  • La terza possibilità è quella di un compromesso. Il risultato potrebbe essere una zona euro in cui, in tempi normali, i paesi non sono liberi di indebitarsi a loro piacimento, ma in cui le regole sul debito non verrebbero applicate così rigorosamente come vorrebbe la Germania durante i periodi di recessione. Ma tutti gli Stati membri porterebbero avanti le riforme al fine di essere competitivi. Allora l’euro non sarebbe né tedesco, né francese e nemmeno greco. Sarebbe qualcosa di nuovo – un compromesso in cui tutti potrebbero identificarsi.

La questione ora è se Tsipras vuole appartenere a questa unione o se, con le sue insistenti richieste, ha già spinto la Grecia fuori dal club.

Giovedi scorso si è incontrato ad Atene con Martin Schulz, il presidente del Parlamento europeo. A porte chiuse, Schulz ha avuto l’impressione che Tsipras stia lentamente iniziando a comprendere come la Grecia stia andando pericolosamente vicino a una uscita dalla zona euro. Il nuovo leader greco non ha fatto menzione della riduzione del debito. Ma Shulz si è trovato di fronte a un leader europeo che si vede al timone di un più vasto movimento contro le politiche di austerità della Merkel. “Si diffonderà in tutto il continente”, ha detto Tsipras.

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