Sapir: La Diplomazia Franco-Tedesca

Un commento di Jacques Sapir sugli sforzi diplomatici di Merkel e Hollande in mezzo ai “venti di guerra” che spirano sempre più forti. Sarebbe necessaria una chiara presa di distanza da una politica americana così palesemente contraria agli interessi dei popoli europei: lo possiamo sperare, ma purtroppo abbiamo ragione di dubitarne. 

di Jacques Sapir, 6 febbraio 2015

Il presidente François Hollande e il cancelliere tedesco Angela Merkel, hanno cercato, questo venerdì 6 febbraio, quella che viene descritta come “l’ultima chance di mediazione” sulla crisi ucraina a Mosca. E’ ovvio che la situazione sul campo richiedeva un’azione diplomatica. Ma in realtà questa sarebbe stata opportuna già da molte settimane. Il bombardamento delle forze di Kiev sulla popolazione civile delle città di Donetsk, Lugansk, e dei villaggi circostanti, erano – e sono tuttora – uno scandalo permanente. Siamo in presenza di deliberati crimini di guerra. Il fatto che le forze di Kiev deliberatamente prendono di mira i civili è ormai dimostrato.

Quindi si deve sottolineare che non sono i fatti ad aver causato gli sforzi di mediazione di Francia e Germania, ma la sconfitta delle forze di Kiev a Debaltsevo. Con questa sconfitta vi è la possibilità che la NATO, o gli Stati Uniti, si impegnino di più di quanto già non sia oggi nella fornitura di armi e materiali alle forze di Kiev.

Le proposte franco-tedesche

La Merkel e Hollande sono andati a incontrare il presidente Putin questo venerdì 6 febbraio con diverse proposte. Senza entrare nel dettaglio, queste ultime includono una “neutralizzazione” di fatto dell’Ucraina, che non potrebbe entrare nella NATO, e un accordo rafforzato per far rispettare il cessate il fuoco. Inoltre, François Hollande ha parlato della necessità di garantire l’integrità dell’Ucraina e uno statuto federale esteso che potrebbe essere riconosciuto agli insorti del Donbass.

Queste proposte costituiscono un progresso rispetto a quanto era stato annunciato in precedenza. Tuttavia, rimangono due importanti problemi. In primo luogo, se la Germania e la Francia, in quanto membri della NATO, sono in grado di bloccare l’adesione dell’Ucraina a questa organizzazione, tuttavia non hanno i mezzi per opporsi – da un punto di vista giuridico – ad un accordo di difesa tra gli Stati Uniti e l’Ucraina. Ora, se la domanda di adesione alla NATO pone un problema, è proprio a causa del peso degli Stati Uniti in questa organizzazione. Quindi non vi è alcuna ragione che i dirigenti russi siano particolarmente rassicurati da un impegno di Francia e Germania su questo punto. Un secondo problema sta nella volontà di Kiev di rispettare il cessate il fuoco. Dal mese di settembre, è proprio su questo punto che tutti i tentativi precedenti sono falliti. Per quale miracolo Francia e Germania potrebbero garantire che Kiev rispetterà la sua parola? Naturalmente, se le forze di interposizione, i “caschi blu”, potessero essere presenti, questo sarebbe cambierebbe la situazione. Ma le forze di pace non possono essere impiegate senza il consenso del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che equivale a dire, con l’accordo degli Stati Uniti.

Il dilemma franco-tedesco

In realtà, la Francia e la Germania vorrebbero risolvere il problema dell’Ucraina senza gli Stati Uniti. Ma questi ultimi sono già in Ucraina, e molto pesantemente, sia come consulenti del governo, che come consulenti militari. Gli Stati Uniti sono parte in causa della crisi ucraina, e quindi devono essere anche parte della soluzione politica. Francia e Germania non avranno alcun peso su Washington, a meno che questi due paesi non dicano con grande chiarezza che, a meno di un ritiro degli Stati Uniti dall’Ucraina, e di un impegno politicamente vincolante di questo paese su questo punto, l’Ucraina non otterrà un solo euro dall’Unione europea. Il paese è rovinato e in bancarotta, le speranze di uno sviluppo in loco dell’industria dello shale gas è svanita. E’ chiaro che solo un grande sostegno da parte dell’Unione europea gli può consentire di rimanere a galla. Questa assistenza deve essere messa sul piatto per costringere gli Stati Uniti a rinunciare a un intervento, sia diretto che indiretto, in Ucraina. E’ solo in questo modo che avremo la fiducia della Russia.

È troppo tardi?

In realtà, ogni partito avrebbe da guadagnare da un accordo politico. Gli insorti sarebbero finalmente riconosciuti a livello diplomatico. La Russia potrebbe disimpegnarsi da un caso si è rivelato per lei costoso. L’Unione europea potrebbe riprendere il suo commercio con la Russia. Anche gli Stati Uniti sarebbero liberi di concentrarsi su altri problemi e potrebbe riprendere il necessario dialogo con la Russia sulla questione delle armi nucleari. Diventerebbe possibile, nella misura in cui un reale cessate il fuoco venisse messo in atto, guarire le ferite e iniziare la ricostruzione. I rifugiati, molti dei quali sono fuggiti Russia, potrebbero tornare alle loro case. Eppure non dobbiamo farci troppo illusione. La violenza delle forze di Kiev sul popolo del Donbass ha lasciato delle tracce profonde. Una soluzione federale, che sarebbe stata possibile a marzo 2014, oggi è impensabile. Al massimo si potrebbe arrivare a una forma di autonomia, come per esempio nella regione del Kurdistan autonomo in Iraq.

Ma, finché le forze di guerra non saranno state individuate come tali, e sottoposte a forte pressione, sia a Kiev che a Washington, questo accordo politico rimarrà un obiettivo irraggiungibile. In sostanza, l’incertezza è a Washington, non a Mosca. Abbiamo bisogno di stabilire quali sono le reali intenzioni degli Stati Uniti, e se è il caso prendere chiaramente le distanze da una politica che non ha senso per gli interessi dei popoli europei. Le conseguenze di questa politica nefasta sono già evidenti in Libia. Questa dovrebbe essere la linea della diplomazia di Parigi e di Berlino.

Francia e Germania avranno il coraggio di dire le cose con chiarezza? Lo possiamo sperare, ma abbiamo ragione di dubitarne.

 

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