A.E.Pritchard: L’Offerta Last Minute della Grecia non Cambia Assolutamente Nulla

A.E.Pritchard sul Telegraph sostiene che il piano che Varoufakis va a presentare all’Eurogruppo  sembra fare alcune concessioni, ma in realtà non contiene modifiche sostanziali, e anzi aumenta le richieste…

di A.E.Pritchard, 10 febbraio 2015

La politica del rischio calcolato della Teoria dei Giochi consiste nel convincere gli avversari che la sfida è totale, che si è totalmente incuranti del pericolo, quasi folli, e disposti a far crollare tutto. Poi sorridere, e parlar chiaro.

I radicali greci di Syriza si stanno dimostrando abili in questo, almeno nel manifestare, o fingere, la follia. Il ministro delle finanze Yanis Varoufakis – secondo tutti i report il nuovo idolo della riflessiva donna tedesca – è un teorico dell’argomento. Nel 1995 ha scritto un libro, “Game Theory: A Critical Text” , che ora sta mettendo in pratica con gran gusto.

La sua ultima lettera al capo della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, mostra un improvviso cambiamento di tono. È quasi possibile percepire i sospiri di sollievo che arrivano da Bruxelles. Alla fine, l’Eurogruppo questa settimana non sarà costretto a premere il pulsante del pre-Grexit. La crisi può essere rimandata ancora per un po’.

Il giornale greco Ekathimerini lo definisce un piano su quattro pilastri:

1) Mantenere il 70pc delle riforme “buonedella Troika Ue-Fmi. Questo significa naturalmente demolirne l’altro 30pc, che rimane ancora indefinito. Queste saranno sostituite, in collaborazione con l’OCSE, con dieci nuove riforme che in linea di principio dovrebbero andare più a fondo e contrastare il sistema oligarchico delle vecchie dinastie. Significa abolire la Troika.

Una cosa con cui l’Europa può convivere.

2) Tagliare l’obiettivo per l’avanzo primario di bilancio all’1.5pc del PIL nei prossimi due anni, invece del 3pc nel 2015 e del 4.5pc nel 2016, come richiesto dalla Troika. Questo stabilizzerebbe la politica fiscale, e aprirebbe la strada ad una ripresa sostenibile.

L’Europa farà la voce grossa, preoccupata che tutto il Club Med abbandonerà la disciplina fiscale. Gli spagnoli si lamenteranno perché questo equivarrebbe a incoraggiare Podemos. Ma gli americani e i cinesi ammoniranno l’Europa. Le superpotenze del G2 contano.

3) Uno swap del debito per sostituire i 195 miliardi di € di prestiti dei governi della UEM e dei fondi di salvataggio. I nuovi titoli saranno indicizzati al PIL, sulla base dei Bisque Bonds di Keynes. Nessuna crescita, nessun pagamento di interessi. I creditori metteranno i loro soldi per sostenere progetti in cui credono.

I 27 miliardi di € dovuti alla BCE saranno trasformati in “obbligazioni perpetue”, parcheggiate nel bilancio della BCE,  più o meno per sempre.

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Questo swap evita una cancellazione del debito –  risparmiando quindi al cancelliere Angela Merkel l’ingrato compito di spiegare al Bundestag e a Bild Zeitung perché i contribuenti tedeschi hanno appena perso una grande quantità di denaro – ma equivale a farla entrare dalla porta di servizio. E’ pur sempre una riduzione del debito.

Oggi a Parigi Lazard ha dichiarato – a quanto pare per conto di Atene – che la Grecia vuole un taglio da 100 miliardi di € sullo stock del debito. L’offerta di apertura è molto alta.

L’Europa lancerà alte grida. L’Italia e la Spagna urleranno più forte, dal momento che anche loro pagano. Se accettano, si tratterebbe di una capitolazione nei confronti di Bruxelles.

Inoltre, Varoufakis sta prolungando il piano fino al 1 settembre. Egli vuole incidere in profondità nel prossimo pagamento del prestito della Troika – una cosa che Syriza aveva detto che non avrebbe mai fatto – al fine di saldare i prestiti della BCE. Questo significa che l’Europa dovrà consegnare denaro fresco.

La Grecia in un certo senso sta aumentando le sue richieste. Ora vuole revocare il memorandum della Troika, aumentare il limite di emissione dei suoi titoli di ulteriori € 8 miliardi, E anche assicurarsi i prestiti. Buona fortuna.

Il paese ha necessità di finanziamenti per € 17 miliardi entro la fine di agosto. Se la UEM vuole collaborare, in parte possono essere coperti da una pletora di componenti straordinarie, ma non tutti.

4) Un piano umanitario di emergenza del valore di € 1.86 miliardi. Buoni alimentari. Energia gratuita per 300.000 abitazioni sotto della soglia della povertà. Assistenza sanitaria e trasporti gratuiti per i poveri. Un aumento per le pensioni più basse.

L’Europa ci può convivere.

E questo è quanto. Syriza non ha fatto marcia indietro (anche se ho notato che l’aumento del salario minimo non è in questo elenco molto provvisorio). Le sue richieste fondamentali rimangono.

Panagiotis Lafazanis, capo della potente Piattaforma di Sinistra di SYRIZA, ha ribadito al parlamento greco che non ci sarà nessuna concessione fondamentale. “La Grecia non è un protettorato. Se le classi dirigenti dell’UE ritengono di poterci ricattare, si sbagliano di grosso”, ha detto.

Quel che è cambiato è che Varoufakis mercoledì andrà a Bruxelles con un pacchetto che molto probabilmente getterà abbastanza fumo negli occhi di tutti – e sfrutterà l’allarme crescente negli ambienti UEM su questa prova di forza che sta diventando pericolosa – per forzare una dilazione. La UEM sopravvive.

Eppure nulla di sostanziale è cambiato. La zona euro deve ancora affrontare la sua Forcella di Morton: o trova il modo di cedere agli ammutinati greci su austerità e debito (chiamandola una vittoria), o insiste nel costringere Syriza a rispettare alla lettera l’accordo screditato e distruttivo tra la Troika e il governo precedente, e in tal modo rischia di mandare all’aria il progetto europeo.

In entrambi i casi, siamo già in un’Europa del tutto diversa.

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