Sul Telegraph, A.-E. Pritchard descrive il conflitto tra la Grecia da una parte e i paesi “core “ dell’UE dall’altra, conflitto che si inasprisce rivangando perfino il nazismo e la seconda guerra mondiale. Il governo di Tsipras è riuscito nel capolavoro di usare l’arma della UE (l’opzione “Grexit”) in una minaccia che le viene ritorta contro, mentre la sua economia continua a subire – dentro l’euro – tutte le calamità che in genere vengono associate allo stesso Grexit. Perfino gli americani si sono ormai stufati dell’intransigenza tedesca e cercano di spingere per una soluzione che miri prima di tutto alla crescita.

 

Di Ambrose Evans-Pritchard, 9 febbraio 2015

Le potenze creditrici europee hanno reagito con furia alle pressioni della Grecia tese a mettere in atto lo smantellamento del programma della Troika e a richiedere le riparazioni di guerra per l’occupazione nazista, aumentando il rischio di una rottura traumatica con Atene entro la fine del mese.

Wolfgang Schäuble, ministro delle finanze tedesco, ha detto che non ci può essere alcun accordo ponte con il governo radicale di Syriza, insistendo sul fatto che la Grecia deve attenersi rigidamente ai termini del pacchetto di salvataggio da 245 miliardi di euro e garantire un’estensione negoziata, oppure affrontare le conseguenze. “Se vogliono trattare con noi, hanno bisogno di un programma [di assistenza]“, ha detto.

Jean-Claude Juncker, capo della Commissione europea, ha esortato Syriza a non scherzare con l’UE e tirare troppo la corda dopo il mandato ottenuto dagli elettori per porre fine all”austerità. “La Grecia non dovrebbe dar per scontato che l’umore generale in Europa sia cambiato,” ha detto.

Le autorità dell’UE hanno detto al signor Tsipras che una serie di incontri cruciali a Bruxelles questa settimana sono la sua ultima possibilità di far retromarcia sulla rovente retorica della campagna elettorale e accettare una proroga del bail-out della Troika.

L’ovvia minaccia è che quando gli attuali accordi con la Troika scadranno, il 28 febbraio, la Banca Centrale Europea taglierà i 60 miliardi di euro di liquidità di emergenza al sistema finanziario greco. Questo costringerebbe la Grecia ad imporre controlli sui capitali, nazionalizzare le banche e reintrodurre la dracma nel giro di qualche giorno.

Anche se la BCE sospendesse il suo intervento, Atene inizierà comunque a essere a corto di soldi nel mese di marzo, quando scadono i rimborsi dei prestiti del Fondo Monetario Internazionale, e di altri creditori. Le entrate fiscali sono evaporate nelle ultime settimane, dato che i greci aspettano a pagare, per vedere cosa farà Syriza. Le riserve di cassa greche sono scese a 1 miliardo e mezzo di euro.

I timori di una collisione imminente lunedì hanno innescato un nuovo allarme nei mercati greci. Il rendimento delle obbligazioni triennali greche è balzato di oltre 300 punti base al 21%, mentre le azioni delle banche sono crollate del 9%.

Le banche greche sono sotto grave stress. La mossa shock della BCE della scorsa settimana, di non accettare più l’utilizzo delle obbligazioni greche e del debito garantito dalla Grecia come garanzia per i prestiti, le ha costrette a utilizzare la liquidità di emergenza, che è più costosa. Essa inoltre impone maggiori “haircut”, contraendo di fatto il credito.

Ciò avviene in un momento in cui i crediti deteriorati sono già i più alti del mondo, sopra il 40% del totale, e continuano ad aumentare. I prezzi delle proprietà greche sono scese di un ulteriore 5% nel quarto trimestre del 2014, spingendo ancor di più tantissimi mutuatari in una condizione di patrimonio netto negativo. I dati pubblicati oggi hanno mostrato che la produzione industriale greca è scesa del 3,8% in dicembre.

Grecia USA figura 1

I leader europei sono rimasti basiti dal tono aggressivo del discorso del signor Tsipras al parlamento greco di lunedì notte. Erano convinti che Syriza sarebbe scesa a più miti consigli una volta preso il timone, cambiando la propria posizione con quel tempismo tipico all’interno della UE.

Invece. il signor Tsipras ha promesso di attuare il programma radicale di Salonicco stabilito dal partito nella sua “interezza”, tra cui una richiesta di 11 miliardi di euro di riparazioni di guerra alla Germania, una mossa ritenuta profondamente offensiva da Berlino.

Sigmar Garbriel, vice-Cancelliere tedesco e leader socialdemocratico, ha detto che “non c’è alcuna possibilità” che il suo paese possa rispondere a tale iniziativa straordinaria. La stampa tedesca ha denunciato l’uso da parte della Grecia della “carta nazista” come ricatto morale.

Il signor Tsipras non solo ha rifiutato di rinnovare il salvataggio della Troika – dicendo che signifirebbe “un prolungamento di errori e disastri” – ma ha anche insistito nel cancellare una parte delle riforme imposte dalla UE. La sua lista comprende la fine della privatizzazione delle utilities, un ritorno alla contrattazione collettiva, l’arresto dell’innalzamento dell’età pensionabile, un aumento del salario minimo a 751 € al mese, la cancellazione di una importante tassa sulla proprietà e la riassunzione di 10.000 lavoratori pubblici, oltre ad altre misure.

Quasi nello stesso momento in cui stava parlando, la televisione RAI italiana mandava in onda un’intervista al ministro delle finanze greche Yanis Varoukais in cui egli paragonava la “nuvola di paura” che avvolge l’Europa all’agonia finale dell’Unione Sovietica,  e ha chiarito che Syriza intende spingere l’Europa al limite.

L’uscita dall’euro non entra nemmeno nei nostri piani, semplicemente perché pensiamo che l’euro sia fragile. È come un castello di carte. Se si tira fuori la carta “Grecia”, il castello crolla“, ha detto.

Vogliamo davvero che l’Europa si dissolva? Chiunque sia tentato di credere che sia possibile amputare strategicamente la Grecia dall’Europa, dovrebbe stare molto attento. È molto pericoloso. Chi verrebbe colpito dopo di noi? Il Portogallo?

Ci sono funzionari italiani – non dirò di quale istituzione – che mi hanno avvicinato per dirmi che ci sostengono, ma non possono dirlo, perché l’Italia è a rischio fallimento e temono le conseguenza da parte della Germania“, ha detto.

Mentre le dure tattiche negoziali provocano indignazione, i maggiori economisti del mondo dubitano che un’uscita greca dall’euro potrebbe essere facilmente contenuta. Diventerebbe una “Lehman al quadrato”, ha avvertito il professore di Berkeley Barry Eichengreen.

La cruda Realpolitik suggerisce che la Grecia non possa essere isolata come si pensa. Il Presidente americano Barack Obama ha detto al Cancelliere tedesco Angela Merkel a Washington che si aspetta che l’Europa e il FMI “lavorino con il nuovo governo greco per trovare un modo di restituire alla Grecia una crescita sostenibile all’interno dell’Eurozona”.

Un chiaro segnale che Washington sta perdendo la pazienza con la strategia di contrazione fiscale dell’Eurozona , è il fatto che il signor Obama sembrava quasi approvare le richieste della Grecia per un cambiamento radicale di politica. “Non si può continuare a spremere dei paesi che sono nel mezzo di una depressione. Ad un certo punto, ci deve essere una strategia di crescita per consentire loro di pagare i debiti per eliminare parte dei loro deficit”, ha detto la settimana scorsa.

La preoccupazione è che la Grecia finirà fuori controllo, o diventando un altro stato in crisi che si aggiunge all’arco di instabilità, dall’Ucraina al Levante fino all’Africa del Nord, o girando le spalle alla NATO e gettandosi tra le braccia della Russia.

Il cancelliere austriaco Werner Fayman sembra condividere le preoccupazioni per l’instabilità contagiosa nei Balcani, ancora un focolaio latente di tensioni nazionali e confini contestati. “Dobbiamo salvare Europa e la Grecia dal Grexit,” ha detto.

Il signor Faymann ha detto che c’è in ballo molto di più dei dettagli tecnici e banali del bail-out. Se i termini del prestito dovessero essere cambiati – ha detto – così sia.