Paul Krugman ridicolizza quelli che agitano lo spauracchio di Weimar e dell’iperinflazione (ma poi dimenticano che fu la deflazione a portare Hitler al potere). Eppure il paragone di Weimar si adatta alla Grecia: il paese ellenico si trova già ora, dati alla mano, in una crisi di gravità comparabile a quella della Germania uscita sconfitta e distrutta dalla Prima Guerra Mondiale.

 

di Paul Krugman, 15 febbraio 2015

Provate a parlare di macroeconomia, e state sicuri che vi scontrerete con le accuse che le vostre politiche ci porteranno alla Germania di Weimar. Per molti, quelle carriole piene di banconote rimangono l’ultimo spauracchio da agitare, nonostante siano gli stessi che da anni si stanno sbagliando su tutto. Come alcuni di noi hanno notato, comunque, c’è una curiosa selettività nell’uso di Weimar come ammonimento: si parla sempre dell’iperinflazione del 1923, e mai degli effetti deflazionistici del gold standard e dell’austerità negli anni 1930-1932, che sono la causa che ha portato al potere, be’, voi sapete chi.

Ma questo non è l’unico pezzo della storia di Weimar che è andato dimenticato. C’era anche l’aspetto dei risarcimenti, che come ho notato ieri ha una considerevole importanza nella questione di quanto debba essere ampio l’avanzo primario che la Grecia deve raggiungere.

Pensare a questo mi ha portato a pormi una domanda interessante. Noi sappiamo che parte del motivo per cui gli enormi risarcimenti post-bellici costituivano una pretesa così irresponsabile e irragionevole, stava nel fatto che l’economia tedesca dopo la Prima Guerra Mondiale era in una condizione terribile, di miseria. Ma com’è la Grecia al confronto? La risposta mi ha fatto trasalire:

GreeceWeimar

L’austerità, a quanto pare, ha devastato la Grecia praticamente tanto quanto la disfatta in una guerra totale aveva devastato la Germania imperiale. L’idea di esigere che una economia in queste condizioni debba triplicare il proprio avanzo primario è … inquietante.