Sulla piattaforma Pieria, Frances Coppola spiega cosa è avvenuto ieri nel confronto Grecia-Eurogruppo. Il punto critico sta nell’insistenza della UE sul vecchio programma del novembre 2012, anche se basato su presupposti palesemente sbagliati e controproducenti. L’UE preferisce imporre condizioni impossibili allo stremato popolo greco, anziché  cooperare col nuovo governo per risollevare le sorti del paese. (Se questa è un’unione…)

 

di Frances Coppola, 17 febbraio 2015

Ieri la riunione dei ministri finanziari dell’Eurogruppo  si è sciolta improvvisamente, con i greci che accusavano l’Eurogruppo di aver cambiato le carte in tavola. La delegazione greca ha fatto trapelare alla stampa una bozza del documento che l’Eurogruppo avrebbe presentato all’incontro, dicendo che conteneva elementi inaccettabili. La Reuters ha pubblicato l’intero testo qui.

In una conferenza stampa successiva, Yanis Varoufakis ha detto che la bozza presentata alla riunione non era la stessa che egli aveva discusso in precedenza con Pierre Moscovici, bozza che sarebbe stato “felice di firmare subito”. C’è stata un po’ di speculazione sulla stampa a proposito del reale contenuto della bozza di Mr Moscovici – era davvero una bozza di accordo, o solo qualche appunto per la discussione? Paul Mason di Channel 4 è quindi giunto in soccorso, pubblicando il testo della bozza di Mr Moscovici, prima su Twitter e poi su Facebook. Il testo completo è qui.

E tutti sono rimasti perplessi. Sembra esserci poca differenza tra i due comunicati. Perché Varoufakis avrebbe accettato con piacere la versione di Moscovici, ma non la versione presentata alla riunione dell’Eurogruppo?

Si tratta giusto di due parole. Il Paragrafo 3 della bozza di Mr Moscovici dice questo:

“Abbiamo discusso le priorità della politica del nuovo governo sulla base del lavoro svolto dalle istituzioni e dalle autorità greche. Accogliamo con favore il fatto che in alcune aree le priorità della politica greca possono contribuire a un rafforzamento e a una migliore attuazione del programma di assistenza finanziaria e possono servire come base per un nuovo accordo. Le autorità greche intendono fare il miglior uso della flessibilità intrinseca nell’attuale programma mentre inizia la discussione sul nuovo accordo. Esse lavoreranno in stretta collaborazione con i loro partner europei e internazionali per garantire i parametri concordati per le riforme strutturali”.

Ma lo stesso paragrafo nella versione presentata alla riunione dell’Eurogruppo dice questo:

“Abbiamo discusso le priorità della politica del nuovo governo sulla base del lavoro svolto dalle istituzioni e dalle autorità greche. Accogliamo con favore il fatto che in alcune aree le priorità della politica greca possono contribuire ad un rafforzamento e a una migliore implementazione dell’attuale programma di assistenza finanziaria. Le autorità greche hanno indicato che intendono portare a termine con successo il programma, tenendo conto dei piani del nuovo governo. In questo contesto abbiamo intenzione di fare il miglior uso della flessibilità intrinseca nell’attuale programma [mentre inizia la discussione sul nuovo accordo]. Le autorità greche hanno manifestato il loro fermo impegno ad astenersi da azioni unilaterali e lavoreranno in stretto accordo con i loro partner europei e internazionali, soprattutto nel campo della politica fiscale, delle privatizzazioni, delle riforme del mercato del lavoro, del settore finanziario e delle pensioni.”

Ho evidenziato le differenze. In effetti, è molto più di due parole. Allora, perché dico che si tratta di due parole?

La differenza fondamentale è l’inserimento delle parole “attuale programma”. O, se preferite, l’esclusione delle parole “nuovo accordo”. La bozza di Pierre Moscovici cita il programma attuale solo nel contesto di una transizione verso un nuovo accordo. Ma la versione dell’Eurogruppo omette qualsiasi menzione di un nuovo accordo e impegna i greci alla piena attuazione del programma corrente. Il seguente paragrafo chiarisce il punto (il grassetto è mio):

“Le autorità greche si impegnano ad assicurare adeguati avanzi primari di bilancio e finanziamenti al fine di garantire la sostenibilità del debito in linea con gli obiettivi concordati nella dichiarazione dell’Eurogruppo del novembre 2012.”

L’”obiettivo target” del Memorandum d’intesa originale del marzo 2012 proponeva di ridurre il debito/PIL greco al 120% entro il 2020. L’accordo del novembre 2012 aveva prorogato il lasso di tempo di due anni alla luce della grave contrazione dell’economia greca, e includeva concessioni aggiuntive sui tassi di interesse e sul rimborso del debito. Alla base di tutto questo c’è un piano dettagliato del FMI che delinea le misure di consolidamento fiscale e le riforme strutturali finalizzate al conseguimento degli obiettivi di debito/PIL mediante avanzi primari del 4,5% o superiori nel “medio termine”. Nella sua lettera del 2012 all’Eurogruppo, il governo greco si è impegnato al raggiungimento di avanzi primari del 4,5% dal 2016 in poi.

Questo non è mai stato un impegno credibile. Il tentativo di conseguire avanzi primari di tale dimensione per un periodo di tempo prolungato garantirebbe che la depressione greca – già più lunga e più profonda della Grande Depressione USA – vada avanti non per anni, ma per decenni, e sarebbe probabilmente comunque irrealizzabile, proprio a causa di tale depressione. E il collasso del PIL conseguente a tale austerità farebbe di fatto aumentare, non diminuire, l’onere del debito. È un circolo vizioso che Yanis Varoufakis ha definito come “deflazione da debito”.

Irving Fisher, descrivendo la Grande Depressione USA, ha definito la “deflazione da debito” come una condizione dove “più i debitori pagano, più si indebitano”. Questo è indubbiamente vero per la Grecia: il tentativo di rispettare i termini dell’accordo di novembre 2012 ha portato il debito a salire dal 110% al 175% del PIL in tre anni. Dal momento che, durante quel periodo, la Grecia è riuscita a raggiungere un piccolo avanzo primario, questo sorprendente aumento debito/PIL è quasi interamente da attribuire al calo del PIL. Chiaramente l’ultima cosa che fa il programma attuale è proprio “garantire la sostenibilità del debito”.

In realtà non lo ha mai fatto. Sapevamo già tre anni fa che la ristrutturazione del debito PSI (ossia con il coinvolgimento del settore privato, NdVdE) era inadeguata, gli obiettivi fissati nell’accordo erano irraggiungibili e le previsioni di crescita non erano credibili. Ci sarebbe stata inevitabilmente un’altra ristrutturazione più avanti, nella quale le istituzioni ufficiali avrebbero dovuto sopportare le perdite. Ora quel momento è arrivato. Naturalmente, se l’Eurogruppo avesse deciso di ristrutturare il debito correttamente fin dal principio, il popolo greco si sarebbe risparmiato tre anni di inutile distruzione economica. Ma l’Eurogruppo ci avrebbe rimesso troppo la faccia. Il PSI era già abbastanza brutto, ma un OSI (ossia una ristrutturazione a spese delle istituzioni ufficiali, NdVdE) era proprio un anatema. Così si sono inventati una ristrutturazione inadeguata in cambio di condizioni che sapevano essere impossibili.

E ancora oggi l’Eurogruppo non può permettersi di perdere la faccia. Piuttosto che ammettere che il programma attuale non è – e non è mai stato – adeguato, ha cercato di costringere il nuovo governo greco a sottoscriverlo. In pratica, la bozza dell’Eurogruppo dice “rinunciate alle vostre stupide idee di ripresa, così possiamo continuare a fingere che  vada tutto bene”. Se la delegazione greca avesse accettato, la “primavera greca” sarebbe stata bruscamente ridimensionata. Con le penne, anziché coi carri armati. Presumo che questo sia il progresso. Ma sarebbe stata comunque una tragedia.

Il punto critico è l’insistenza dell’Eurogruppo sul fatto che l’attuale programma deve essere “completato”. A parte il problema di salvare la faccia, non è ragionevole insistere perché il nuovo governo greco continui con un programma che non ha firmato e che si è dimostrato controproducente nel suo concentrarsi sulla riduzione del debito, anziché sulla crescita. Chiariamo: il piano del FMI contiene molte raccomandazioni sensate che potrebbero essere portate avanti nell’ambito di un nuovo accordo, e le “quattro richieste” del governo greco prevedono comunque di eliminare solo il 30% dell’attuale accordo. Ma la priorità deve passare dal rimborso del debito al ritorno alla crescita, ad alleviare le sofferenze e a sostenere il nuovo governo greco mentre si accinge all’arduo compito di riformare radicalmente e rafforzare  le istituzioni.

Ci vorrà del tempo per arrivare a un nuovo accordo, e durante questo tempo la Grecia avrà bisogno di un sostegno finanziario transitorio, che come sottolineano entrambe le bozze è disponibile nell’ambito del programma attuale. A questo scopo, [il programma attuale] è utile. Ma come piano economico a lungo termine, l’accordo del novembre 2012 è morto.