F. Coppola: Riforme, Sanguinose Riforme

La Grecia è il paese che, seguendo le indicazioni di quella forma di neocolonialismo che è la Troika, ha fatto più riforme in assoluto dal 2009 ad oggi (e i risultati si vedono). Frances Coppola sul suo blog commenta i dati dell’OCSE, suggerendo una spiegazione delle dinamiche in corso, e conclude che ora sarebbe indispensabile che le “riforme” le facessero quelli che non le hanno ancora fatte (dal 2009 ad oggi), cioè Germania, Belgio, Olanda e Finlandia, che dovrebbero rilanciare investimenti e domanda interna.

 

di Frances Coppola, 14 febbraio 2015

Il seguente grafico viene dall’OCSE, e mostra quali paesi hanno fatto di più per riformare le loro economie dal 2007 ad oggi (h/t London Analyst):

1_OECD_reform_chart

Non è meraviglioso? Adesso tutti quelli che dicono che la Grecia non ha fatto alcuna riforma si prendono le uova in faccia. La Grecia merita calorose congratulazioni per il suo sforzo nel fare le riforme.

E come dicono i titoli dei giornali, tutte queste riforme stanno dando i loro frutti, o no?

Dai dati dell’Economic Outlook dell’OCSE, del novembre 2014, ecco qui la crescita del PIL nei cinque paesi che hanno fatto più riforme dal 2007:

2_OECD_Eurozone_reformers

E qui invece c’è la crescita del PIL nei cinque paesi che hanno fatto meno riforme dal 2007:

3_OECD_Eurozone_non_reformers

Dato che nel 2014 la crescita del PIL, in 9 paesi su 10, è stata inferiore a quella del 2007, e il decimo paese (gli USA) non ha fatto alcuna riforma significativa, da questo grafico non si può dire che le riforme abbiano fatto proprio alcuna differenza.

Ah, dite voi, ma è perché non abbiamo dato alle riforme abbastanza tempo per vederne gli effetti…

Ma la Germania ha fatto dolorose riforme all’inizio degli anni 2000. Un decennio è certamente sufficiente affinché le riforme portino i loro frutti, o no? E tuttavia la crescita del PIL tedesco è inferiore a quella degli USA.

Se poi vi capita di vivere in Slovacchia, siete perdonati se ritenete che le “riforme” vi rendano decisamente più poveri.

Ma effettivamente tutti questi risultati hanno anche qualcosa di molto più interessante da dirci. Ho tolto USA e Svezia dal grafico seguente, e ho aggiunto la Finlandia, in modo da mostrarvi solo i migliori e i peggiori paesi dell’eurozona in termini di quante riforme hanno fatto. (Ho tolto anche la Slovacchia dal grafico, perché è un dato anomalo dal momento che sono stati omessi gli altri paesi dell’Europa dell’est.)

4_OECD_GDP_growth_Eurozone

Notate niente?

Il rimbalzo dei paesi non-riformatori dopo la crisi del 2008-2009 è stato di breve durata. Finlandia, Germania, Belgio e Olanda hanno avuto tutti un netto crollo della crescita del PIL durante la crisi dell’eurozona. In breve, la crescita del loro PIL sia prima che dopo la crisi era insostenibile.

È difficile non concludere che il rimbalzo dei paesi non-riformatori, dopo la crisi del 2008, sia stato possibile solo a spese dei partner più deboli dell’eurozona, che sono stati incapaci di sostenerne il peso. Quando questi paesi sono collassati, ciò che era in realtà una scossa di assestamento della crisi del 2008 si è ripercossa sui paesi non-riformatori, che allora sono stati costretti ad assorbire ciò che avevano tentato di evitare. Si sono comprensibilmente arrabbiati. E lo sono ancora. Da ciò si spiega l’inflessibile rifiuto di questi paesi a considerare qualsiasi proposta di un approccio più morbido alle riforme.

Ciò che non mi è chiaro è perché dei paesi la cui crescita del PIL è su un percorso insostenibile, e sono vulnerabili a shock esterni, dovrebbero essere esonerati dalle riforme. Ciononostante, la crescita del PIL in questi paesi sembra convergere su un percorso in discesa: pare che le “riforme” dei paesi più deboli stiano costringendo i paesi più forti a riconsiderare le proprie aspettative.

Tuttavia ciò non è positivo come sembra. Dato che i paesi forti non hanno per nulla imparato la lezione, sembrano intenzionati a continuare a praticare le loro politiche beggar-my-neighbour fuori dall’eurozona. E le scarse aspettative di crescita del loro PIL non incoraggiano lo sviluppo del commercio intra-eurozona. Ciò è impraticabile. Il futuro dell’eurozona dipende da un maggiore commercio intra-eurozona e da un approccio più cooperativo.

I paesi non-riformatori devono riconsiderare le loro posizioni. L’enorme avanzo commerciale della Germania e dell’Olanda non è qualcosa di cui andare fieri: il suo corollario è la scarsità di investimenti interni, come mostra questo grafico sulla Germania (h/t Schuldensuehner):

5_Germany_current_capital_accounts

I paesi riformatori hanno operato tagli profondi e dolorosi ai consumi interni – per questo le loro economie sono in recessione – e si sono ribilanciati verso le esportazioni. Adesso è tempo che facciano le riforme anche i non-riformatori. Devono aumentare gli investimenti interni e far crescere i consumi. Senza questo non ci sarà ripresa nei paesi più deboli. E senza ripresa nei paesi deboli l’eurozona è condannata.

Tutto qui.

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