Dal sito dell’istituto Bruegel, riportiamo questo articolo in cui viene mostrata la mancata convergenza (o addirittura la divergenza) di metà dei paesi ex comunisti verso il reddito pro capite dei paesi dell’Europa occidentale, a 25 anni dal crollo del muro di Berlino. Sorprendentemente (ma non per i nostri lettori), tra i 15 paesi che non convergono troviamo l’ex Germania Est, il cui divario con i land della Germania Ovest è rimasto pressochè immutato dal 1989. Le ragioni di questo trend sono ampiamente spiegate dal prof. Vladimiro Giacchè, autore di “Anschluss. L’annessione. L’unificazione della Germania e il futuro dell’Europa“, nella sua prolusione all’ultimo convegno di Asimmetrie.

di Zsolt Darvas, 6 gennaio 2015

La metà dei paesi ex comunisti non sono riusciti a convergere verso i paesi avanzati dell’Unione Europea dal 1989 al 2014

Il 25 ° anniversario della caduta del muro di Berlino è stato ampiamente celebrato – giustamente. La caduta del comunismo ha aperto la strada alla democrazia, le libertà personali, la sicurezza, la legalità, la correttezza e l’efficienza economica, tra le altre cose. La transizione ha anche sollevato la speranza che le economie potessero convergere verso l’Europa occidentale nel reddito pro capite. Tali speranze sono state sostenute da guadagni di efficienza connessi alla trasformazione in economie di mercato, allo sviluppo istituzionale, al processo di integrazione concentrato sull’Europa occidentale e a fattori microeconomici, come le capacità intellettuali della forza lavoro, le capacità imprenditoriali, e la capacità di ospitare nuove conoscenze e tecnologie.

Dopo il drammatico crollo economico durante i primi anni di transizione, tutti i paesi della regione hanno colmato i divari di reddito rispetto ai principali partner commerciali, come documentato da un rapporto del FMI. Eppure, come ha avvisato il mio collega Marek Dabrowski qualche settimana fa, la convergenza negli anni 2000 si è fermata o si è addirittura invertita da quando è scoppiata la crisi finanziaria ed economica mondiale, e ci sono dubbi circa le prospettive di crescita futura della regione.

In questo post guardo indietro al 1989 (e prima ancora, quando possibile) e valuto se la convergenza complessiva a partire dalla metà degli anni ’90 ha compensato la drastica riduzione dei redditi pro capite durante la transizione. Ci sono certamente problemi con i dati: la misurazione delle performance economiche durante la transizione è stata incerta e i livelli di reddito sono stati probabilmente misurati in modo non corretto durante il periodo comunista. Nel tentativo di rispondere a queste incertezze, uso i livelli di reddito presi da Eurostat (per i paesi UE) e dal Fondo monetario internazionale (per gli altri paesi post-comunisti) a partire dalla metà degli anni ’90 e utilizzo il PIL reale e i tassi di crescita della popolazione per risalire al livello di reddito pro-capite negli anni precedenti: ho ipotizzato che la crescita pro capite del PIL reale rispetto ai partner commerciali approssimi la variazione del PIL pro capite relativo misurato a parità di potere d’acquisto. Presumibilmente, i tassi di crescita sono stati misurati in modo migliore rispetto ai livelli di reddito durante la transizione, mentre i livelli di reddito dalla metà degli anni ’90 in poi dovrebbero essere più affidabili grazie all’adozione di regole statistiche migliori.

Nelle figure di seguito metto a confronto il reddito pro capite, misurato a parità di potere d’acquisto, per la media ponderata di 10 paesi avanzati europei. Essi forniscono un quadro sorprendente: dei 29 paesi indicati, solo 14 avevano un PIL pro capite più elevato (a parità di potere d’acquisto) nel 2014 rispetto al livello relativo ai 10 paesi avanzati dell’UE prima della transizione, mentre 1 era simile e 14 l’avevano più basso. Includo anche la Germania Est tra i 29 paesi: in seguito allo shock da transizione, c’è stato un rimbalzo nel 1992-94, ma è stato di breve durata. Il PIL pro capite della Germania Est è cresciuto praticamente allo stesso ritmo del PIL pro capite della Germania Ovest nel 1996-2013, quindi in questo periodo gli alti e bassi della Germania orientale indicati sul grafico rappresentano lo sviluppo generale tedesco.

Quando ho presentato questi grafici ai seminari, le tipiche critiche che ho ricevuto erano che le Trabant non sono paragonabili alle BMW, e che questi paesi sono cambiati e si sono sviluppati così tanto negli ultimi due decenni, che è inconcepibile che in metà di loro il reddito pro capite relativo sia più basso di quanto non fosse in epoca comunista. Ho due risposte.

In primo luogo, il reddito pro capite dei 10 paesi avanzati europei è cresciuto di circa il 40 per cento nel 1989-2014. Così, un PIL relativo pro capite immutato implica una crescita assoluta del 40 per cento. C’è stato, dunque, il miglioramento delle condizioni di reddito, anche nella maggior parte dei paesi post-comunisti che non convergono nel corso degli ultimi 25 anni. Le eccezioni principali sono la Georgia, l’Ucraina e il Tagikistan, dove il livello assoluto del PIL reale pro capite è ancora ben al di sotto dei valori pre-transizione, e il Montenegro, la Moldova e la Serbia, dove il PIL pro capite è ancora un po’ al di sotto del livello pre-transizione.

In secondo luogo, molte auto BMW e Mercedes possono effettivamente essere viste nei centri urbani e nei parcheggi degli aeroporti, dove ci sono anche molti edifici splendenti. I visitatori stranieri per lo più vedono queste aree. Ma i sobborghi delle città principali, le piccole città, i villaggi e la campagna non sono sempre così brillanti. Come ho evidenziato in un post che ho scritto per il 10 ° anniversario dell’allargamento dell’Unione europea, capitali come Varsavia, Bratislava e Praga hanno addirittura superato Vienna in termini di PIL pro capite, ma la divergenza regionale si è ampliata: ci sono molte regioni povere che convergevano molto poco nel periodo 2000-2011 (periodo per il quale sono disponibili i dati regionali).

Permettetemi di citare alcune statistiche sulle autovetture, perché effettivamente le Trabant non sono  paragonabili alle BMW. Nel 2011, ci sono stati 490 auto ogni 1000 persone in media nei 10 paesi avanzati dell’UE, 379 nei 11 nuovi Stati membri dell’UE, 179 nei paesi balcanici terzi e circa 200 nella ex Unione Sovietica (fonte dati: World Development Indicators della Banca Mondiale). Nel 2012, la quota delle vetture più vecchie di 10 anni è stata del 36 per cento in Germania, il 33 per cento in Francia e il 25 per cento nel Regno Unito, mentre nella Repubblica Ceca è stato del 54 per cento, in Ungheria del 55 per cento e in Polonia del 71% (dati fonte: database trasporti Eurostat).

Anche nei paesi in transizione non UE (per la quale non ho i dati), la quota di auto con più di 10 anni è presumibilmente molto alta. Pertanto, anche se  difficilmente si possono vedere Trabant per le strade del centro e dell’Est Europa ora, le persone in media possiedono auto in numero inferiore e molto più vecchie rispetto ai cittadini dell’Europa occidentale.

Mentre metà dei paesi non convergono nel periodo 1989-2014, l’altra metà lo ha fatto, come la Polonia, l’Albania, la Slovacchia, i paesi baltici e la maggior parte dei paesi dell’ex Unione Sovietica ricchi di risorse (eccetto la Russia). Chiaramente, alcuni paesi hanno sfruttato meglio le opportunità offerte dalla transizione e dalla successiva integrazione europea. Pertanto, vi è ancora molto da festeggiare al 25 ° anniversario, anche in termini economici, ma si dovrebbe tenere a mente che la convergenza agli standard di vita occidentali non è automatica e la metà dei paesi post-comunisti non convergono nel corso degli ultimi 25 anni .

PIL pro capite a parità di potere d’acquisto (% dei 10 paesi avanzati UE), 1980-2014

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Nota: il gruppo di riferimento dei 10 paesi avanzati dell’Unione Europea include Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Lussemburgo, Olanda, Svezia e Regno Unito. Quesi paesi rappresentano i maggiori partner commerciali e finanziari dei paesi post-comunisti. Non ho incluso il sud Europa e l’Irlanda nel gruppo di riferimento, perchè anche loro stavano convergendo/divergendo dalla media degli altri 10 membri.