L’Unione Europea Preme su Syriza Affinché Acceleri l’Austerità in Grecia

Continua la marcia della morte imposta alla Grecia. Il World Socialist Web Site accusa l’Unione Europea di vessare il paese ellenico, che sta precipitando sempre di più in una crisi di liquidità, con la pretesa che prosegua ancora dritto sulla strada dell’austerità. Il governo di Syriza intanto si è ridotto a proporre solo qualche palliativo per alleviare i sintomi della povertà più estrema, mentre il resto del paese continua il dissanguamento fino all’ultima goccia.

 

di Robert Stevens, 7 marzo 2015

Dopo che, il 20 febbraio, il governo guidato da Syriza ha deciso di firmare la dichiarazione dell’Eurogruppo e di arrendersi alle richieste avanzate dall’Unione Europea (UE) per continuare l’austerità in Grecia, i funzionari dell’UE stanno intensificando le minacce contro il paese ellenico.

Da allora la Troika —Unione Europea, Banca Centrale Europea (BCE) e Fondo Monetario Internazionale (FMI)— ha insistito che, finché Syriza non inizierà attivamente ad imporre l’austerità, non riceverà in prestito un solo centesimo.

Questa settimana la Grecia ha restituito 300 milioni di euro al FMI, ma entro la fine del mese dovrà pagare ancora 1,5 miliardi di euro. Inoltre, dovrà ripagare 4,5 miliardi di euro di buoni del Tesoro giunti a maturazione entro questo mese. Più di 6 miliardi di euro saranno poi da restituire al FMI in agosto, subito dopo la conclusione dei quattro mesi di estensione del programma di austerità. Nel complesso la Grecia dovrà restituire 22,5 miliardi di euro ai suoi creditori nel corso del 2015.

La Grecia non è in grado di sostenere questi pagamenti, e senza l’aiuto di finanziamenti esterni diventa probabile un default sul suo debito di circa 320 miliardi di euro.

Bloomberg ha riportato l’analisi di Nicholas Economides, professore alla Stern School of Business di New York, che ha detto che “la Grecia ha già esaurito il denaro e vive di prestiti obbligatori di emergenza fatti dai fondi pensione e dal fondo europeo di supporto all’agricoltura, destinato agli agricoltori. A meno che non ci siano nuovi prestiti da parte dell’Europa o, in alternativa, che la BCE acconsenta che le banche greche acquisiscano ulteriore debito greco, la Grecia farà default alla fine di marzo“.

La rivista The Economist ha notato che “la marcia indietro fatta da Syriza alla fine di febbraio ha comprato un po’ di tempo, ma non ha portato alcun finanziamento da parte dei creditori della Grecia. Non ce ne saranno finché il governo non mostra di essere sincero nella sua promessa di completare le riforme sulle quali i creditori insistono“.

Questa settimana, il ministro delle finanze spagnolo, Luis de Guindos, ha detto di ritenere che la Grecia difficilmente potrà accedere ai mercati dei capitali entro giugno, e avrà bisogno di ulteriori prestiti compresi fra 30 e 50 miliardi di euro da parte dei suoi creditori europei.

Dall’elezione di Syriza in gennaio ad oggi, la BCE ha stretto la vite. La BCE non accetta più titoli di stato greci come collaterali per i prestiti, e le banche sono costrette ad affidarsi al programma di liquidità d’emergenza (ELA), che ha un elevato tasso di interesse ed è disponibile solo temporaneamente. La BCE ha anche posto un limite all’ammontare di titoli di stato a breve termine che Atene può emettere.

Di conseguenza, le banche greche sono più o meno insolventi, con un ritiro dei depositi che tra dicembre e gennaio (17 miliardi di euro) è stato superiore perfino a quello del picco della crisi finanziaria dell’eurozona che c’è stato in maggio e giugno 2012. Secondo i dati ufficiali, la fuoriuscita di denaro dalle banche greche sta continuando, con un tasso settimanale compreso tra 2 e 3 miliardi di euro, nelle prime tre settimane di febbraio.

Il gettito fiscale è diminuito di 2 miliardi di euro tra gennaio e febbraio, a confronto con il 2014. In queste condizioni è impossibile per la Grecia continuare a pagare per un periodo ulteriore i 4,5 miliardi di euro mensili di stipendi ai lavoratori pubblici e di pensioni statali.

Questo giovedì la BCE ha rifiutato l’approvazione all’allentamento della regole che hanno ridotto i fondi alle banche greche. Il capo della BCE, Mario Draghi, ha detto che la Banca Centrale presterà ulteriori fondi alla Grecia solo se questa saprà soddisfare l’Eurogruppo, il FMI e la BCE, in stretta aderenza all’accordo del 20 febbraio.

In una disperata risposta data questo venerdì, il Primo Ministro e leader di Syriza, Alexis Tsipras, ha contattato il Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, per richiedere una riunione d’emergenza. Juncker ha dato scarsa attenzione alla richiesta di Tsipras, informandolo che per qualsiasi ulteriore discussione si dovrà attendere l’incontro di lunedì tra i ministri delle finanze dell’eurozona.

Mercoledì Juncker ha rilasciato un’intervista al giornale spagnolo El Pais. Ha detto che Tsipras “deve ancora comunicare ai greci che dovrà rinunciare ad alcune delle promesse fatte“.

Dato che Syriza ha già sottoscritto tutto ciò che è stato richiesto dalla Troika, inclusa la clausola che il governo non farà alcun cambiamento “unilaterale” finalizzato a realizzare il programma per il quale è stato eletto, sta di fatto funzionando come uno strumento del programma di austerità dell’UE. Secondo un resoconto del Süddeutsche Zeitung, Juncker e Tsipras sono in “costante contatto telefonico”.

L’accordo del 20 febbraio aveva la condizione che Syriza fornisse alla Troika una lista di “riforme” che devono prima essere approvate da lei, e poi implementate.

Per la discussione all’incontro di lunedì, il ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis ha presentato una lista di sette misure che il governo propone di mettere in atto immediatamente per affrontare la “crisi umanitaria” e “alleviare la povertà estrema”. Sono misure fortemente mirate: destinare assegni per i consumi alimentari a 300.000 famiglie, ricollegare le forniture di corrente elettrica e fornire elettricità gratuita a 150.000 famiglie, e fornire assegni per il pagamento degli affitti per poco meno di 30.000 famiglie.

Il budget iniziale con cui Syriza intendeva affrontare la crisi sociale, così come delineato nel programma elettorale di Tessalonica, era di 1,8 miliardi di euro — una cifra a malapena sufficiente a grattare la superficie di un’impressionante devastazione sociale causata da cinque anni di tagli brutali agli standard di vita.

Adesso, dopo un mese di trattative con la Troika, il budget totale è stabilito in appena 200 milioni di euro, ovvero l’11 percento di quello previsto dal programma di Tessalonica. E deve persino essere approvato, la prossima settimana, dalla Troika. La lettera di Varoufakis assicura la Troika che gli interventi saranno “fiscalmente neutri”, dato che i 200 milioni saranno poi risparmiati da qualche altra parte.

Secondo l’estratto di un’intervista a Tsipras —in pubblicazione sullo Spiegel di sabato— egli avrebbe detto che “La BCE ci tiene ancora la corda attorno al collo“.

Tsipras ha aggiunto che se la BCE nega ad Atene il permesso di emettere ulteriori buoni del Tesoro a breve termine, allora “il thriller che avevamo visto prima del 20 febbraio si ripresenterà“.

Nessuna di queste patetiche pose avrà alcun effetto sui rappresentanti dell’élite dominante. Venerdì, parlando all’influente quotidiano economico Handelsblatt, Klaus Regling, capo del Meccanismo Europeo di Stabilità, organo che agevola gli accordi sui prestiti dell’UE, ha detto: “Il modo di comunicare del nuovo governo greco è stato a volte un po’ irritante, negli ultimi giorni“.

E avverte: “La Grecia deve ripagare per intero i suoi prestiti. Questo è quanto ci aspettiamo, e non è cambiato nulla a riguardo“.

Mentre i rappresentanti dell’aristocrazia finanziaria globale esigono che la Grecia venga dissanguata fino all’ultima goccia, le condizioni di vita peggiorano per milioni di persone. La disoccupazione è saldamente radicata, ed è cresciuta ancora in dicembre, fino al 26 percento, più del doppio della media dell’eurozona, che è all’11,3 percento. Il numero di persone senza lavoro è ancora poco meno che nel settembre 2013, quando raggiunse il livello record del 27,9 percento.

Centinaia di migliaia di persone contano sui banchi alimentari e le mense dei poveri per avere un pasto regolare, con molte persone che hanno bisogno di ricevere da mangiare per tre volte al giorno. Altri si mettono a frugare nella spazzatura.

Parlando al Daily Telegraph, il prete di una chiesa coinvolta nella distribuzione di cibo nella zona ovest di Atene ha detto: “Le amministrazioni locali non ce la fanno, e così le persone vengono da noi per avere del cibo. Diamo da mangiare a 270 persone e la situazione sta peggiorando di giorno in giorno. Oggi abbiamo trovato tre bambini piccoli che frugavano un bidone della spazzatura dopo l’altro in cerca di cibo. Vivono in un edificio abbandonato e non abbiamo idea di chi siano“.

Lo scorso mese, due insegnanti hanno avvertito il Consiglio Comunale di Atene che stavano insegnando a bambini che soffrivano la fame. Uno degli insegnanti a riportato che un alunno non mangiava da due giorni.

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