“La Germania ha già Pagato le Riparazioni di Guerra alla Grecia, Ammettendola nell’Euro” dice Schorkopf su Der Spiegel

Un articolo su Der Spiegel rende l’idea del clima surreale che si respira in questa cosiddetta “unione” europea. Frank Schorkopf, professore tedesco di Diritto Internazionale intervistato da Der Spiegel, risponde alla richiesta delle riparazioni di guerra del governo Tsipras sostenendo che la Grecia deve ritenersi già risarcita per il solo fatto di essere stata ammessa nell’euro. Peggio ancora, dice che la Germania “ha già indirettamente adempiuto a tutti i suoi obblighi derivanti dalla Seconda Guerra Mondiale” attraverso i suoi generosi trasferimenti nell’ambito dell’integrazione europea… dopo il danno, una feroce beffa.

 

intervista di Dietmar Hipp, 13 marzo 2015

Subito dopo la sua elezione a gennaio, il Primo Ministro greco Alexis Tsipras aveva deposto dei fiori sul monumento ai caduti di Atene, nel luogo in cui centinaia di membri della Resistenza greca erano stati fucilati dai nazisti.

Atene ha chiesto che la Germania paghi alla Grecia svariati miliardi di risarcimenti per la Seconda Guerra Mondiale. Berlino però ha ignorato la richiesta. Il professore di Diritto Internazionale Frank Schorkopf sostiene che la Germania ha già adempiuto ai suoi obblighi attraverso i suoi trasferimenti.

All’inizio della settimana il Primo Ministro greco Alexis Tsipras ha istituito una commissione parlamentare per affrontare la questione delle nuove richieste di pagamento dei miliardi di risarcimento imposti alla Germania dopo la Seconda Guerra Mondiale. La contesa tra i due paesi è un tema altamente sensibile, e ha irritato molte persone a Berlino, mentre sono in corso le trattative sul debito greco.

Der Spiegel ha intervistato Frank Schorkopf, 44 anni, professore di Diritto Internazionale all’Università di Gottinga, sulla richiesta di giustizia da parte di Atene.

SPIEGEL: Signor Schorkopf, il governo tedesco non vuole pagare i risarcimenti alla Grecia, sostenendo che la questione è già stata “conclusa legalmente e politicamente”. Lei è d’accordo?

Schorkopf: A parer mio il governo tedesco ha ragione. Il problema, però, è che fare riferimento alla situazione giuridica formale non serve ad addolcire la discussione con la Grecia. Si dovrebbe argomentare in termini più ampi.

SPIEGEL: In che senso?

Schorkopf: Le richieste di risarcimento si riferiscono a dei trasferimenti in denaro, sia che si tratti di trasferimenti tra due Stati, a causa dei costi generali di una guerra, o di trasferimenti verso privati cittadini, specialmente a causa di crimini di guerra. Oltre alla componente giuridica, queste questioni hanno anche una componente morale. E in questo momento stiamo assistendo a un forte moralismo nelle relazioni tra i governi di Grecia e Germania. In una situazione come questa, non si va molto lontano se si usano delle argomentazioni giuridiche formali.

SPIEGEL: Il Primo Ministro greco Alexis Tsipras si è lamentato che i tedeschi sono rimasti astutamente in silenzio…

Schorkopf: …però sta travisando la situazione. In fin dei conti, alla Grecia era stato chiesto di presentare le proprie richieste di risarcimento al termine delle trattative per il cosiddetto Trattato Due-Più-Quattro, nel 1990. I greci non lo hanno fatto nei tempi previsti. Ci sono buoni motivi per interpretare che questo silenzio come un assenso, una rinuncia ai risarcimenti. E, cosa più importante, c’è un’ovvia ragione per questo silenzio.

SPIEGEL: Quale?

Schorkopf: Nei decenni passati, la Germania ha fatto enormi trasferimenti di denaro, anche alla Grecia — non sotto forma di risarcimenti, ma nel quadro dell’integrazione europea. Stiamo parlando di una quantità di miliardi a doppia cifra, una somma che raggiungerebbe facilmente il livello dei possibili risarcimenti. La Grecia ha sempre potuto contare sul nostro sostegno. Quando il paese è stato accettato come membro della Comunità Europea nel 1981, era un candidato un po’ traballante. Nel 2001, quando la Grecia è stata ammessa nell’unione economica e monetaria, nessuno ha guardato troppo da vicino al fatto che la Grecia stesse truccando i conti.

SPIEGEL: Sembra una sorta di accordo: si evitano i risarcimenti in cambio dell’ammissione nell’unione monetaria?

Schorkopf: Forse non in termini così diretti. Ma implicitamente, i trasferimenti di ricchezza associati a tutto ciò sono stati il modo in cui la Germania ha cercato di assolvere alle proprie responsabilità per la Seconda Guerra Mondiale. Il cosiddetto Miracolo Economico (in Germania) è stato possibile dal fatto che, con l’Accordo di Londra sul Debito [anche noto come “Accordo sui debiti esteri germanici”, NdT], la questione dei risarcimenti è stata messa da parte in modo esplicito, e così la Germania ha potuto prosperare. Come parte dell’integrazione europea, gli altri paesi ne hanno giustamente potuto approfittare — specialmente i Greci. È stato un modo intelligente e moderno di affrontare la questione dei risarcimenti. Con ciò, ritengo io, le richieste di risarcimento non solo dovrebbero essere respinte per ragioni giuridiche formali, ma dovrebbero anche essere considerate già adempiute da un punto di vista economico, politico e morale.

SPIEGEL: Perché il governo tedesco non ha mai chiesto ai greci di rinunciare formalmente ai risarcimenti?

Schorkopf: Alcune cose sono state sistemate e portate a conclusione, come quelle sui danni alle vittime civili. Il governo greco ha ricevuto del denaro per questo. E per molto tempo entrambe le parti sembravano felici di non rigirare il coltello nelle vecchie piaghe.

SPIEGEL: Che dire del prestito forzoso imposto alla Banca Centrale Greca nel 1942, di cui si parla tanto?

Schorkopf: Non era un contratto di prestito tradizionale, specialmente perché non era previsto il pagamento di interessi. A mio avviso, questo ricade nella categoria dei risarcimenti e, come tale, è una questione già conclusa. Se volete vederla in modo diverso, i greci potrebbero solo richiedere la restituzione del prestito, ma non gli interessi.

SPIEGEL: Se i greci continuano a considerare giustificate le loro pretese, è ammissibile che esproprino i possedimenti del governo tedesco sul suolo greco, come ad esempio il Goethe Institute?

Schorkopf: Non secondo il diritto internazionale. Se lo facessero comunque, la Germania potrebbe portarli davanti alla Corte Internazionale di Giustizia.

SPIEGEL: La Grecia potrebbe a sua volta sfidare la Germania di fronte alla Corte di Giustizia per la questione dei risarcimenti?

Schorkopf: Solo se la Germania è d’accordo a sottoporsi ad un tale procedimento, perché questo ha a che fare con questioni giuridiche del passato. Ma non credo che il governo greco abbia interesse a farlo. Procedimenti di questo tipo durano molti anni e non sarebbero utili alla Grecia.

SPIEGEL: Ma forse alla fine lo sarebbero.

Schorkopf: Questo potrebbe essere, ma anche se la Grecia un giorno dovesse vincere sulla questione dei risarcimenti, oltre ai trasferimenti di cui si è parlato prima, ci sarebbe un rapporto tra controparti ancora più problematico. La Grecia deve alla Germania circa 60 miliardi. Prima che un solo euro dei risarcimenti possa arrivare alla Grecia, il governo tedesco potrebbe compensare con i crediti vantati.

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