Dal blog Goofynomics, il Prof. Alberto Bagnai mostra la divergenza delle economie dell’eurozona dall’avvio dell’euro sino agli ultimi dati disponibili, per quel che riguarda sia la posizione sull’estero che la crescita del Pil. Un grafico molto interessante che mostra i vincitori e i vinti della battaglia mercantilista dell’euro (anche se nel campo dei presunti vincitori si possono notare i primi segni  di cedimento…)

di Alberto Bagnai, 19 marzo 2015

Paths

Sull’asse orizzontale è riportato il PIL pro capite (in dollari USA a parità di potere d’acquisto), su quello verticale la posizione netta sull’estero (NFA) in rapporto al PIL (%). Quando un paese si sposta verso destra, i suoi abitanti in media guadagnano di più. Quando si sposta verso il basso, i suoi settori interni (famiglie, imprese, settore pubblico) si stanno indebitando di più con l’estero.

Misuriamo queste variabili in quattro anni diversi per undici paesi della zona euro: 1999 (l’avvio dell’euro), 2004 (l’entrata in vigore della riforma Hartz III in Germania), 2008 (la crisi Lehman) e 2013 (ultimi dati disponibili per il rapporto NFA/PIL), e uniamo con una linea i punti corrispondenti, al fine di rendere i percorsi più leggibili.

Alcuni paesi nel corso del tempo si sono spostati verso il basso (perché si sono indebitati di più con l’estero): Grecia, Portogallo, Spagna, Italia, Irlanda, Francia. Alla fine del periodo,  almeno  in quattro di questi paesi il reddito è andato calando (la curva si piega verso sinistra): Grecia, Spagna, Italia e Irlanda (in Portogallo il reddito non cresce…).

Alcuni altri paesi si sono spostati verso l’alto (hanno ridotto l’indebitamento o hanno accumulato crediti netti  sull’estero): Austria, Belgio, Paesi Bassi, Finlandia e naturalmente la Germania. In uno di essi (Finlandia) al termine del periodo considerato il reddito va diminuendo. In altri (Paesi Bassi) la crescita del reddito durante la crisi si ferma. Solo la Germania e (parzialmente) l’Austria hanno registrato una crescita soddisfacente negli anni della crisi.

In conclusione, i paesi della zona euro stanno divergendo sia in termini finanziari (alcuni si indebitano di più e – o proprio perché – altri diventano più ricchi) che in termini reali (la convergenza nel livello dei redditi è rallentata perché un certo numero di paesi è rimasto indietro, tra cui almeno un Paese che è potuto diventare un creditore estero netto: la Finlandia).

Inutile dire che questo è solo il lato economico della questione …