La Bundesbank, inorridita dalla prospettiva che la Commissione possa interpretare le sacre regole di bilancio con una certa flessibilità (vedi i due anni concessi alla Francia per rientrare nel limite del deficit) e dal rischio di una responsabilità solidale sul bilancio della BCE, si produce nel gesto clamoroso di elaborare una proposta politica di riforma della UEM, evidentemente interpretando nel senso più realistico il principio dell’indipendenza della banca centrale, secondo cui la banca deve esser indipendente dalla politica, ma non viceversa.  Ne dà notizia il sito di informazione finanziaria MNI della Deutsche Börse Group.

 

FRANCOFORTE (MNI) – Questo lunedì  la banca centrale tedesca ha presentato una lunga lista di proposte di riforma dell’UEM, mettendo così in evidenza la misura della sua insoddisfazione per lo status quo del ritardo nelle riforme strutturali, combinato coll’immissione di liquidità senza precedenti da parte della Banca centrale europea.

Dedicando un intero capitolo del numero di marzo del Rapporto Mensile alle sue idee su come rafforzare la moneta comune, la Bundesbank mette in dubbio la legittimità di alcune delle politiche monetarie della BCE, oltre a rivolgere critiche alla Commissione europea per il fallimento nel richiamare all’ordine i paesi in deficit.

La responsabilità per la lotta contro la crisi acuta [nell’UEM] è in larga misura assegnata alla politica monetaria,” si legge nel rapporto. “Prendendo numerose misure non convenzionali, [la BCE] ha contribuito a frenare la crisi e le sue conseguenze, ma sta anche operando, se non altro, ai margini del suo mandato.

La Bundesbank ha sostenuto che le facili condizioni di finanziamento create dalla BCE sono diventate un sostituto per le riforme strutturali, il che renderebbe la banca sensibile alle pressioni politiche una volta che si profili un’inversione delle attuali politiche espansive.

La politica monetaria espansiva potrebbe anche costituire un incentivo per le banche ad assumersi rischi eccessivi, ha osservato la banca centrale tedesca, aumentando così il rischio di minare la stabilità finanziaria.

Più in particolare, la Bundesbank ha insistito che la politica monetaria non deve continuare a tenere in piedi le banche che hanno perso l’accesso al mercato dei capitali, non dovrebbe prendere iniziative volte a ridurre i costi di finanziamento per i singoli Stati, e non deve introdurre la responsabilità solidale sul bilancio.

La situazione è stata aggravata dall’incapacità della Commissione europea di far rispettare il Patto di stabilità e di crescita, ha detto la Bundesbank, in gran parte a causa delle forti pressioni politiche che deve affrontare.

Il controllo e il coordinamento [delle politiche di bilancio] è stato esteso a livello europeo“, ha osservato. “Tuttavia, le disposizioni e la loro attuazione sono state in parte insoddisfacenti e, dal punto di vista di oggi, sollevano notevoli dubbi su una applicazione rigorosa delle regole.

Nel tentativo di eliminare queste carenze, la banca centrale tedesca ha pubblicato una lunga lista di proposte di riforma miranti sia a recidere il legame tra banche e debiti sovrani, sia alla creazione di maggiori incentivi per gli Stati per evitare grandi deficit di bilancio.

Una proposta chiave vedrebbe la Commissione europea sostituita da un organismo indipendente, col ruolo di guardiano del Patto di stabilità e di crescita, in modo da “ridurre il pericolo di accettare compromessi inadeguati che minino la disciplina di bilancio.”

La Bundesbank ha inoltre raccomandato l’introduzione di una procedura di insolvenza agevolata per i debiti sovrani, “potenzialmente con il Meccanismo europeo di stabilità come agenzia di coordinamento“, per evitare le conseguenze dannose di un eccessivo debito sull’economia.

Tuttavia, in una nota la Bundesbank ha indicato che la Grecia non si dovrebbe giovare di una tale insolvenza regolamentata.

La Grecia ha già ricevuto un taglio sul debito privato“, si legge nella relazione, che prosegue: “il rapporto debito/Pil della Grecia è ancora straordinariamente elevato, ma già un’ampia riduzione deriva dai tassi di interesse molto bassi sui prestiti di salvataggio,” permettendo così una situazione debitoria “sostanzialmente più rilassata” di quanto il rapporto debito/Pil suggerirebbe.