Sapir: La Russia sta uscendo dalla crisi

Jacques Sapir mostra come l’economia russa stia assorbendo l’impatto delle sanzioni e della crisi del tasso di cambio del rublo, tanto che Bloomberg in un recente articolo la presenta come una terra di opportunità per gli investitori.

 

di Jacques Sapir, 21-03-2015

Giorno dopo giorno ci è stato detto che la situazione economica in Russia era spaventosa. Ma la situazione economica in Russia è tutt’altro che catastrofica. E’ quel che hanno scoperto, con grande amarezza e non poco stupore, alcuni analisti occidentali. Infatti, fino a pochi giorni fa, non era questo che sostenevano i media occidentali, in particolare in Francia e negli Stati Uniti. Tuttavia, la verità finisce sempre per filtrare attraverso i media. Un cronista di Bloomberg ha appena vuotato il sacco [1]. Ben inteso, l’articolo di Matthew Winkler si concentra sulle opportunità di investimento in Russia. Ma il suo tono è in netto contrasto con quanto si poteva leggere e sentire in questi ultimi mesi sulla Russia. Il paese sta diventando una “terra di opportunità”. Non c’è più alcun problema di “default”, o di qualsiasi altro tipo di catastrofe. Adesso siamo in grado di misurare il livello di disinformazione a cui siamo sottoposti sulla situazione economica in Russia. Ma, alla fine, l’assurdità della situazione sta venendo alla luce.

Russia, una tessa promessa per gli investimenti?

L’articolo di Matthew Winkler sottolinea due elementi importanti. Da una parte, il rendimento dei prestiti sottoscritti dalle società russe è attualmente elevato. Si sta avvicinando al 7,3%, mentre il rendimento dei prestiti alle società, come misurato dall’indice MSCI dei mercati emergenti, è pari solo al 1,7%. D’altra parte, il deprezzamento del rublo, che è stato notevole, fa si che le partecipazioni in società russe (azioni e obbligazioni) siano a buon mercato. Sicché, con il rublo che tende ad apprezzarsi, e con le performance delle società russe che restano buone, un investitore può sperare di vincere su entrambi i fronti, sul cambio di valuta (dove può aspettarsi un apprezzamento del rublo di almeno il 10%) e sul valore delle azioni. Winkler rileva inoltre che il 78% delle società quotate sul MICEX (l’indice del mercato azionario di Mosca, il Moscow Stock Market) ha aumentato le proprie quote di mercato, molto più della media delle imprese dei paesi emergenti.

Questi vari elementi sono in larga parte gli effetti indiretti del deprezzamento del rublo, che ha accresciuto la produttività delle imprese russe. Inoltre, i dati degli ultimi dieci anni dimostrano che gli aumenti di produttività dell’industria russa sono molto consistenti, e largamente superiori a quelli di altri paesi industrializzati, con l’eccezione della Cina.

Incremento annuale nella produttività del lavoro dal 2002 Fonte: Servizio Statistico Federale

Incremento annuale nella produttività del lavoro dal 2002
Fonte: Servizio Statistico Federale

Tutto questo conferma la presenza di un forte potenziale industriale. In questo quadro, si può comprendere che la Russia sia presentata come una “terra di opportunità” per gli investitori stranieri. Naturalmente, deve essere considerato il problema di una possibile estensione delle sanzioni, in particolare nel settore finanziario. Questo costringerà gli investitori a rinunciare alle valute che rischiano di essere i vettori di tali sanzioni, come ad esempio il dollaro USA e l’Euro, e ad operare in altre valute, come lo yuan cinese. Questo è ora possibile grazie allo sviluppo di un mercato basato sullo Yuan a Mosca, aperto anche ai non residenti. Tra parentesi questo mercato ha appena avuto una nuova estensione, con l’apertura di un comparto per le quotazioni dei future con operazioni in Yuan. Ne abbiamo avuto un buon esempio con l’ultimo prestito chiesto dalla società francese TOTAL per lo sviluppo delle sue attività in Russia, per un importo di 15 miliardi di dollari, fatto in Yuan. Questo dovrebbe eliminare la necessità di utilizzare il dollaro o l’euro per la copertura a termine delle operazioni di investimento.

Questa valutazione delle opportunità di investimento esistenti oggi in Russia costringe a riesaminare la sorprendente resistenza dell’economia allo shock speculativo subito a Dicembre 2014. Anzi, questa resistenza mette in luce le dinamiche di una crescita profonda e di una diversificazione dell’economia, di cui siamo stati consapevoli fin dall’inizio degli anni 2000, e che è rimasta ampiamente ignorata da un certo numero di commentatori. Questo spiega il motivo per cui l’economia russa è attualmente molto più robusta di quanto non fosse nel 1998, o addirittura nel 2008.

La crisi di dicembre e la stabilizzazione

Ricordiamo la crisi speculativa di dicembre 2014. Si è tradotta in movimenti grandi e irregolari del tasso di cambio del rublo tra il 12 e il 26 dicembre. Questi movimenti sono stati contrastati da una decisa azione da parte della Banca Centrale della Russia, di cui abbiamo dato un resoconto su questo blog (qui in italiano un articolo in proposito di Sapir su Le Figaro). La “contro-speculazione” lanciata dalla BCR, con il sostegno della Banca Centrale della Cina, ha permesso di infliggere perdite molto gravi agli speculatori. Ma questi movimenti hanno scosso profondamente la fiducia che i russi avevano, non nella loro moneta, ma nelle loro banche. Anzi, quando al culmine della crisi il rublo è stato negoziato a 77 rubli per 1 dollaro sui mercati a pronti, e a 67 rubli per un dollaro a livello delle vendite effettuate da parte della Banca Centrale, alcune banche non hanno esitato a offrire dei tassi di cambio per i privati pari a 140-150 rubli per un dollaro. Questo è ciò che ha portato alla effervescenza sui beni di consumo a metà dicembre.

Questa speculazione ha anche costretto la Banca Centrale della Russia ad adottare misure restrittive e, non avendo messo in atto un sistema di controlli sui capitali, la stessa banca ha tentato di aggirare la speculazione alzando il tasso di interesse in maniera spettacolare. Si può rimpiangere il fatto che i controlli dei capitali non siano stati utilizzati. Sono un’arma molto più efficace di fronte a movimenti puramente speculativi rispetto alle «misure di mercato» alle quali ha fatto ricorso la Russia. E ‘chiaro che la BCR è stata presa di sorpresa dall’ampiezza assoluta della speculazione e che per un attimo la sua direzione ha ceduto al panico, come si può vedere dai movimenti dei tassi di interesse. Quest’ultimo è salito dall’ 11% al 17%. Ma, in realtà, anche una percentuale del 17% presenta solo un costo insignificante nel caso di un’operazione che dura solo pochi giorni e dove il guadagno speculativo anticipato può raggiungere dal 10% al 20% delle somme impiegate (e prese in prestito). Questa situazione ha costretto la BCR ad intervenire direttamente sul mercato, vendendo massicciamente dollari per innescare una «contro-speculazione», come abbiamo detto. Questa politica è stata efficace. Il 26 dicembre il tasso di cambio era tornato al punto di partenza.

Ma a causa della perdita di fiducia dei russi nelle loro banche, le pressioni al ribasso sul rublo sono continuate (grafico 1).

Grafico 1

Grafico 1

Quest’ultimo si è deprezzato, ma in modo più lento rispetto all’inizio di febbraio. Poi, ha cominciato ad apprezzarsi lentamente. Attualmente, sembra essere tornato stabilmente al cambiso di 60 rubli per 1 dollaro, e le pressioni al rialzo continueranno a spingere probabilmente fino a 52-55 rubli. E questo in un momento in cui la Banca Centrale ha iniziato a ridurre il suo tasso di interesse, che passa dal 17% al 15% quindi al 14%. Questa è la prova che la fiducia sta lentamente tornando. I depositi nelle banche hanno cominciato ad aumentare di nuovo (+ 3%) nel corso del mese di febbraio. Inoltre, la diminuzione dei pagamenti dovuti agli stranieri da parte delle imprese e delle banche russe nel corso del 2015, in confronto a quello che avevano dovuto pagare nel corso del 2 ° semestre del 2014, è un altro fattore di apprezzamento del rublo.

Come abbiamo già segnalato su questo blog, dobbiamo quindi aspettarci che il rublo si apprezzi. Il movimento sarà debole fino a quando i prezzi del petrolio rimarranno depressi. Ma questi prezzi sono in procinto di provocare una vera catastrofe economica nel settore del gas e del petrolio di scisto. Lo si può constatare confrontando le variazioni nel numero di impianti di perforazione attivi in Nord America dall’estate del 2014.

Numero di pozzi con perforazioni in corso (Stati Uniti e Canada)

Numero di pozzi con perforazioni in corso (Stati Uniti e Canada)

Possiamo quindi aspettarci un calo della produzione in Nord America a partire dal giugno-luglio 2015. Il prezzo del barile dovrebbe risalire (nel caso del BRENT) a circa 70 dollari al barile. Questo dovrebbe corrispondere a un tasso di cambio del rublo di 42-45 rubli per 1 dollaro. Ma dobbiamo tener conto sia della perdita di fiducia dei russi nelle loro banche (che potrebbe giustificare l’uscita di capitali fuori dall’area del rublo) e, al contrario, delle pressioni al rialzo che verranno dall’attrattività delle possibilità di investimento in Russia, non appena gli operatori stranieri avranno capito come aggirare i meccanismi sanzionatori. Questo rende il campo potenziale di stabilizzazione del rublo piuttosto ampio, andando da 50 rubli per 1 dollaro (al minimo) a 35 rubli per 1 dollaro (al massimo).

Questa incertezza sul campo di stabilizzazione del rublo certamente favorirà movimenti ancora più erratici del tasso di cambio. Ecco perché insistiamo sulla necessità di attuare misure di controllo dei capitali, al fine di evitare dei movimenti, siano essi verso l’alto o verso il basso, il cui potere destabilizzante  sull’economia rimane considerevole. E’ il caso di ricordate qui che anche il FMI riconosce la necessità di controlli dei capitali nei paesi emergenti, in presenza di incertezze considerevoli.

L’economia reale sta mandando giù lo shock del tasso di cambio

Ma il punto più interessante rimane la reazione del settore reale. Il 2015 è stato annunciato come un anno disastroso. Si può ipotizzare che alcuni analisti negli Stati Uniti in effetti desiderassero un anno disastroso, nella speranza che enormi difficoltà economiche avrebbero alimentato una potenziale ostilità contro il potere di Vladimir Putin. Perfino il ministro delle Finanze, M. Siluanov, prevede un calo del PIL di circa il 4% nel mese di gennaio.

Tuttavia, dall’inizio di marzo stiamo cominciando a capire che il l’economia reale sta digerendo lo shock del tasso di cambio di gran lunga meglio di quanto alcuni avessero pensato. Il calo del PIL non dovrebbe superare il 3% nel corso del 1 ° trimestre 2015, e stazionerà intorno al -1,5% / – 2,0% per il 2015. Non si può nemmeno escludere, se i prezzi del petrolio rimbalzeranno più velocemente del previsto, che il 2015 potrebbe finire con una crescita nel 4° trimestre. Le previsioni sono state aggiustate anche per il 2016, per il quale si prevede un tasso di crescita minimo dell’ 1,5%. Come si può vedere, l’economia russa sta digerendo molto meglio lo shock del tasso di cambio che ha subito.

La causa di questa resistenza è duplice. Da un lato, le famiglie stanno mantenendo i loro livelli di consumi, nonostante i rincari dovuti ai prodotti importati, e dall’altro lato, il lavoro rimane relativamente stabile. La disoccupazione è cresciuta solo leggermente, dal 5,2% al 5,8%. Durante tutto l’anno dovrebbe stazionare nel peggiore dei casi intorno al 6,5%. È importante ricordare che nel 2009, al momento della crisi finanziaria, aveva raggiunto il 9,9%.

Le ragioni di questa resistenza allo shock del tasso di cambio sono molteplici. Prima di tutto, l’industria russa ha notevolmente migliorato la propria competitività grazie alla svalutazione del rublo. Sta mantenendo un buon livello di attività.

Grafico 2

Grafico 2

Inoltre, le cosiddette misure «anti-crisi» adottate dal governo stanno iniziando a dare frutti. Certo, il processo è lento, e irregolare a seconda dei settori considerati. Un preoccupante e irregolare rallentamento sembra incidere sull’agroalimentare (trasformazione del cibo) e l’agricoltura. Ma, in generale, le misure stanno avendo un effetto positivo. Infine, la decisione della BCR di ridurre rapidamente i tassi di interesse, e senza aspettare un calo significativo dell’inflazione (che dovrebbe raggiungere un tetto a marzo intorno al 16,5% per poi diminuire drasticamente a partire da maggio) è un segnale forte che le autorità sono molto decise ad utilizzare tutti i mezzi possibili per mantenere la produzione a un livello elevato.

Il processo di adattamento dell’economia

È importante notare che l’economia russa si sta in realtà adattando alle sanzioni e ad un ambiente internazionale relativamente ostile. Le aziende hanno cambiato fornitore, preferendo i Paesi dell’Estremo Oriente (Taiwan, Cina, Giappone) ai paesi occidentali. Notiamo un fenomeno simile per quanto riguarda i flussi finanziari, con  lo Yuan cinese che ora occupa uno spazio sempre maggiore negli investimenti. Da questo punto di vista, c’è coerenza tra le evoluzioni economiche e ideologiche che si concentrano nella questione del «Eurasismo,» un tema che è diventato di moda a partire dall’inizio degli anni ’90 [2]. Ci si può chiedere fino a che punto questa accelerata trasformazione economica non si è verificato anche in risposta a ciò che i leader russi hanno percepito come una «minaccia di guerra» proveniente dagli Stati Uniti [3].

Questo è il quadro in cui si deve considerare questo doppio movimento, sia di integrazione a livello «eurasiatico», come testimoniato dal programma di cooperazione per le infrastrutture dei trasporti, firmato tra la Bielorussia, la Russia, il Kazakistan e la Cina, che di compenetrazione dei BRICS, che si sta materializzando nella creazione di una nuova banca di sviluppo, la Banca asiatica per gli investimenti in infrastrutture (ABII). Questa creazione è stata decisa al vertice BRICS nell’estate del 2014. Dopo un primo deposito effettuato dai cinesi di 50 miliardi di dollari, il capitale di questa banca è destinato a raddoppiare con i contributi degli altri partecipanti, che dovrebbero consentire di raggiungere un totale di 100 miliardi. Questa somma equivale già a 2/3 del capitale della Banca asiatica di sviluppo, che è un’emanazione della Banca Mondiale. [4] Il nuovo istituto bancario indipendente avrà la sua sede a Shanghai, la presidenza sarà a rotazione, e l’India dovrebbe prendere la presidenza per prima. Allo stesso modo, si deve prendere atto dell’Accordo sulla Riserva di Contingenza (RCA), che pure proviene dall’ultimo summit BRICS. Dovrebbe potenzialmente costituire il futuro FMI per i BRICS. L’obiettivo è quello di costituire una rete di sicurezza in caso di shock finanziari e di crisi nella bilancia dei pagamenti, ad esempio se la valuta di uno dei paesi fosse oggetto di attacco speculativo. Questa doppia integrazione, andando di pari passo con gli ambiziosi progetti della Russia di modernizzare la propria economia, finisce per fornire a quest’ultima uno spessore economico che la mette al riparo da gran parte delle perturbazioni esterne a breve termine, come quelli derivanti dalla crisi in Ucraina.

L’economia russa sta inoltre facendo una svolta a 180 °, che la porterà a sviluppare rapporti sempre più stretti con i paesi dell’Asia e gli emergenti. L’unico effetto delle sanzioni sarà stato quello di accelerare un movimento che era prevedibile nei prossimi dieci anni. Ma l’impatto di questo movimento in alcune economie europee si sta già rivelando notevole. Le perdite di mercato per le industrie tedesche, francesi e italiane saranno molto difficili da invertire. In realtà, allo stato attuale la Russia può anche permettersi di prendere in considerazione di revocare alcune delle contro-sanzioni che erano state prese per rappresaglia e che hanno colpito duramente le economie di paesi come l’Ungheria e la Grecia.

Sembra quindi che, se alcuni speravano che le sanzioni avrebbero causato un’ampia crisi sociale in Russia, che avrebbe potuto destabilizzare Vladimir Putin, i loro calcoli non  hanno tenuto conto in alcun modo della notevole capacità di recupero della struttura economica della Russia. Il fallimento di questi calcoli, confermato dai sondaggi sulla popolarità di Vladimir Putin [5], sta portando gli Stati Uniti e l’Unione europea al seguente dilemma: si devono mantenere, o addirittura rafforzare, le sanzioni, di cui si può ben vedere che hanno avuto solo un effetto limitato, o si deve ammettere che la politica delle sanzioni è stata un  errore? Questo dilemma dovrebbe diventare sempre più acuto nei mesi a venire.

Note

[1] Winkler M.A., « Russia rebounds, despite sanctions », 20 Marzo 2015, Bloomberg,http://www.bloombergview.com/articles/2015-03-20/russia-rebounds-despite-sanctions

[2] L’origine di questa corrente è più vecchia, infatti. Voir : N. Riasanovsky (1967), The emergence of eurasianism, in California Slavic Studies, Berkeley, volume IV

[3] Glaziev S., « The Threat of War and the Russian Response » in, Russia in Global Affairs, 23 settembre 2014, http://eng.globalaffairs.ru/number/The-Threat-of-War-and-the-Russian-Response-16988

[4] David Pilling, «The Brics bank is a glimpse of the future » sul sito della televisione russa, 30 luglio 2014

http://french.ruvr.ru/2014_10_24/La-Chine-etablit-une-banque-regionale-en-Asie-avant-le-sommet-de-l-APEC-2362/

[5] Le point-AFP «Russie : la popularité de Poutine atteint un nouveau record», Le Point, 07/08/2014

http://www.lepoint.fr/monde/russie-la-popularite-de-poutine-atteint-un-nouveau-record-07-08-2014-1852064_24.php

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