Jacques Sapir scrive un duro articolo (che riprende il titolo di un recente convegno di Asimmetrie) in cui accusa la follia di chi vuole mantenere in vita l’euro ad ogni costo: la moneta unica ha portato conflittualità economica tra i paesi che la condividono, conflittualità che può essere solo l’anticamera della violenza. In questo quadro, il partito tedesco euroscettico Alternative für Deutschland ha elaborato un programma di buon senso per una ripresa economica della Grecia e per una soluzione pacifica delle tensioni intra-eurozona.

 

di Jacques Sapir, 31 marzo 2015

Tutti conoscono il partito euroscettico tedesco Alternative für Deutschland (AfD), che dopo le ultime elezioni è entrato nelle assemblee locali di molti länder tedeschi. AfD ha appena scritto un memorandum sulla questione della Grecia, particolarmente interessante per i punti sui quali insiste. Infatti AfD, che si pronuncia a favore di un’uscita della Grecia dall’eurozona, ma anche per uno smantellamento generale di quest’ultima, è particolarmente sensibile alle reazioni anti-tedesche che si stanno sviluppando in Europa. Si tratta di un tema che anch’io avevo sviluppato in una nota intitolata “Odio per la Germania?“,  pubblicata il 20 febbraio 2015 su questo blog [1]. Questo testo di AfD sottolinea anche i problemi di competitività dei paesi membri dell’eurozona, che sono irrisolvibili se  essi non possono svalutare le loro monete rispetto a quelle di altre economie che risultano più competitive a causa di una accumulazione di fattori (tanto il capitale quanto la formazione della forza lavoro). Il testo sottolinea infine come le cosiddette strategie di “svalutazione interna” si siano dimostrate molto costose da un punto di vista sociale, e in gran parte inefficaci dal punto di vista economico. Hanno infatti gettato una parte dell’Europa in una trappola di “euro-austerità”, come io sostengo da più di due anni.

Un dibattito europeo

Il dibattito si svolge ormai in numerosi paesi dell’eurozona, in Germania (dove viene portato avanti tanto da AfD quanto da una parte di Die Linke legata a Oskar Lafontaine), così come in Italia. In quest’ultimo paese, le prese di posizione di Stefano Fassina (ex viceministro e deputato del Partito Democratico di centrosinistra) [2], ma anche di uomini politici di altri schieramenti (da Forza Italia al Movimento 5 Stelle), indicano che la situazione sta diventando critica. Il dibattito è in corso in Olanda così come in Spagna. La Francia resta il solo paese in cui l’omertà dell’UMP e del PS ha strozzato il dibattito. Dibattito che è tuttora fondamentale, sia per il futuro del nostro paese che per il futuro dell’Europa, le cui tinte stanno diventando sempre più fosche a causa dell’esistenza dell’euro.

Di fatto, la questione dell’euro non è solamente una questione economica o finanziaria. Sicuramente lo è,  e lo dimostrano le ardue e mai soddisfatte condizioni, come un’ampia unione di trasferimenti, un’unione fiscale e un’unione sociale, che avrebbero dovuto essere realizzate se si fosse voluto che l’euro avesse successo. Ciò non è stato fatto, e tutti i popoli dell’Unione economica e monetaria ne stanno ora pagando il prezzo. Ma la questione dell’euro è anche, e oggi è soprattutto, una questione politica. Avendo preteso – certamente a torto – che l’euro rappresentasse il completamento dell’Unione Europea, ora le classi dirigenti dei paesi membri sono terrorizzate dalla prospettiva di un suo fallimento, di cui perfino i più cocciuti tra loro iniziano a rendersi conto, e dalle conseguenze politiche che ne deriveranno. Essi credono, certamente a torto, che la fine dell’euro significherebbe la fine dell’Europa. Non si rendono conto che è l’esistenza stessa dell’Euro a sollevare un popolo contro l’altro, a far rivivere i vecchi antagonismi, ad aver fatto della guerra economica tra i paesi membri la normalità quotidiana, finché il conflitto militare, cosa che oggi è da temere, non arrivi a sostituirsi a questo conflitto economico. L’euro distrugge i singoli paesi membri anche mettendo i lavoratori contro altri lavoratori, inventando nuove divisioni tra chi si avvantaggia dell’euro (in realtà una piccola minoranza) e chi invece vede la sua vita e il suo lavoro distrutti dall’euro, ed è questa ormai la realtà quotidiana per una maggioranza. La realtà, e bisognerebbe esserne consapevoli, è che l’euro ha distrutto l’Europa: non solamente le sue strutture istituzionali, che sarebbe dopotutto il male minore, ma anche le sue radici politiche e culturali. L’euro è la guerra. Ed è per questo che la dissoluzione dell’eurozona non è solamente un obiettivo economico desiderabile, ma anche un’urgenza politica del nostro tempo.

 

Alternative für Deutschland (AfD):

Manifesto per la ripresa economica della Grecia

Alternative für Deutschland (“Alternativa per la Germania”) è un partito pro-europeo che sostiene fondamentalmente i principi della competitività, della sussidiarietà e dei buoni rapporti reciproci tra le nazioni europee, convinto che ciascuna nazione dovrebbe avere il controllo del proprio destino economico.

A tale scopo AfD:

– Constata con inquietudine che la politica fatta per salvare l’euro a qualsiasi costo (politica sostenuta dal governo tedesco) ha portato ad una forte reazione anti-tedesca in Grecia.
– Sottolinea che una moneta sopravvalutata ha deteriorato senza speranze di miglioramento la competitività dell’economia greca, ha contribuito a generare disoccupazione di massa e ha chiuso un’intera “generazione perduta” in una situazione senza via d’uscita.
– Ritiene che il mantenimento dell’unione monetaria nella sua forma attuale è in contrasto con gli interessi della società e dell’economia greca, economia che ha bisogno di una forte svalutazione per ritrovare la strada della ripresa.
– Condanna l’attuale situazione che costringe i contribuenti europei a pagare e a portare sulle proprie spalle il peso di un’unione monetaria fallita, che sta prolungando le sofferenze della popolazione greca. Questa politica non ha alcun genere di giustificazione economica o morale.
– Sottolinea che non si può aspettare che la Germania riduca il suo livello di competitività per risolvere la crisi dell’eurozona, mentre la “svalutazione interna” non può riuscire a migliorare la competitività della Grecia.
– Sostiene con forza che l’Europa nel suo insieme dovrebbe concentrarsi sul miglioramento della competitività per assicurarsi una posizione di leadership a livello mondiale.
– Insiste sul fatto che è nell’interesse comune dei contribuenti europei e della popolazione greca che si metta fine all’unione monetaria nella sua forma attuale. Più essa prolunga la sua esistenza, più pesanti saranno le perdite subite sia dai contribuenti europei che dalla popolazione greca, che ha già sofferto gli effetti distruttivi della politica di austerità.
– Sostiene che qualsiasi piano di ristrutturazione del debito greco deve essere accompagnato da un sistema di uscita concordata della Grecia dall’eurozona.
– Ribadisce che tale uscita non deve significare l’uscita dall’Unione Europea, come dimostrano gli esempi di diversi paesi dell’Unione Europea che hanno un’economia fiorente ma non fanno parte dell’eurozona.
– Sostiene che, visto il danno permanente che la partecipazione all’unione monetaria ha inflitto alla Grecia, è necessario favorire un ritorno dell’economia greca alla crescita.
– Invita i leader europei a preparare tutte le misure giuridiche ed economiche per ridurre il costo dell’uscita dall’euro, sia per la Grecia che per tutti i paesi dell’eurozona.
– Invita i partiti europei centristi a cooperare per l’attuazione di una procedura di uscita concordata per i paesi che si trovano attualmente in condizioni di grave crisi economica; in mancanza di ciò i partiti estremisti, sia di sinistra che di destra, si affermeranno sempre più sullo scenario europeo.

 

[1] http://russeurope.hypotheses.org/3462

[2] Vedere la sua intervista del 26 marzo 2015 su http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/11762844/Stefano-Fassina—L-euro.html#.VPcHBDnMRAo.twitter