Dal blog Goofynomics del prof. Alberto Bagnai, un post di commento ad un articolo del Wall Street Journal, che parla per luoghi comuni del declino italiano, mette in evidenza una importante causa della nostra crescita zero, che ha fatto la differenza rispetto, per esempio, alla Francia, e che salta agli occhi (di chi vuol vedere) grazie ad un illuminante grafico. 

di Alberto Bagnai, 8 aprile 2015 

Molto velocemente.

Un recente articolo di Richard Barley sul WSJ fa una scoperta rivoluzionaria: l’Italia è in declino!

Che (non) sorpresa!

Ritornerò su questo articolo più avanti, perché ci offre un quadro abbastanza chiaro dello stato dell’arte (catastrofico) del dibattito internazionale.

In questa sede, mi soffermerò solo su un dettaglio che Barley sembra ignorare. E’ vero che l’andamento dell’Italia è stato deludente, prima e durante la crisi, e ci sono molte ragioni per questo. Una di queste ragioni emerge con chiarezza se si confronta l’Italia con la Francia. Come tutti noi sappiamo in questo blog, la crescita media pari a zero dell’Italia è anche il risultato di una deliberata politica di distruzione della domanda interna, portata avanti durante la crisi al fine di riportare in equilibrio i conti con l’estero dell’Italia, come confessato dal suo stesso autore (Monti). Nonostante le apparenze, la situazione della Francia non è affatto migliore, come ho precisato già nel 2012 (prima dell‘Economist, e quando Krugman era così entusiasta della spinta che Hollande avrebbe dato all’economia europea!).

In realtà, una volta che si guardano i dati, ci si rende conto immediatamente che la Francia ha semplicemente ottenuto un po’ di crescita in cambio di un maggior disavanzo delle partite correnti. Questo è il risultato della sua influenza politica, che le consente di non arrendersi ai suoi creditori stranieri, come ha fatto l’Italia.

Qui i dati, per vostra informazione:

FRA_01

Prima della crisi, il debito estero di Francia e Italia andavano di pari passo. L’andamento è identico, l’unica differenza è che il punto di svolta superiore – a circa il 3% del PIL – in Francia si verifica tre anni dopo che in Italia (nel 1999 invece che 1996).

Durante la crisi, l’Italia avrebbe potuto avere una crescita più rapida, se fosse stata opportunamente stimolata da delle politiche di “non-austerità”. Tuttavia, se fosse stata scelta questa opzione, oggi non starebbe rimborsando il suo debito estero (che è il motivo per il quale Monti è stato mandato a governare il nostro paese). Questo grafico mostra a cosa serviva l’austerità. La differenza fondamentale tra l’Italia e la Francia, quindi, non è nei “fondamentali macroeconomici”, o nello “spazio fiscale”. E’ piuttosto una differenza di influenza politica.

Dopo tutto, la Francia è stata un paese Alleato, mentre noi eravamo un paese dell’Asse.

Credetemi, se insisto sul fatto che i fondamentali francesi sono negativi almeno quanto quelli italiani (come mostrato dai due saldi delle partite correnti, che vanno peggiorando in maniera simile per tutto il campione), non lo faccio da un punto di vista ristretto di orgoglio nazionale. Sono molto preoccupato per la Francia, e continuo a credere che la Francia, non l’Italia, rappresenti la più grave minaccia alla coesione politica e sociale dell’Europa, perché noi abbiamo un fantoccio (be’, in realtà più di uno ..), e loro hanno Marine Le Pen.

Le involontarie (?) conseguenze dell’euro potrebbero essere molto peggiori di quanto non ritengano oggi i giornalisti “internazionali”…

(Tornerò da voi più tardi, con altri dettagli di questo meraviglioso articolo sul culto del luogo comune…)