La televisione venezuelana Telesur ci ricorda quello che spesso, per ipocrisia, non si dice: i migranti che si imbarcano verso l’Europa “fuggendo da guerre e miseria” (come continua a martellare la retorica dell’accoglienza), fuggono da guerre e da miseria che sono state causate in primo luogo dall’Occidente stesso, Europa inclusa. Se quindi è doveroso che l’Occidente accolga i migranti, sarebbe doveroso anche che deponesse le ambizioni imperialiste e iniziasse a relazionarsi diversamente col resto del mondo.

 

di Telesur, 21 aprile 2015

Il peggiore naufragio di migranti del Mediterraneo da decenni a questa parte ha scatenato una valanga di polemiche su quale sia il modo migliore per gestire l’afflusso dei profughi che stanno cercando di raggiungere l’Europa. Il 19 aprile sono morti  almeno 800 migranti, quando la loro barca già sovraffollata  si è capovolta al largo delle coste libiche. Questa scioccante tragedia da sola ha fatto raddoppiare il numero dei migranti morti quest’anno nel Mediterraneo, numero che si colloca ora attorno a 1.500 — ben dieci volte i morti dello scorso anno nello stesso periodo.

Alcuni hanno attribuito questo aumento dei morti al fatto che sta aumentando il numero dei migranti che affrontano il pericoloso viaggio dal Nord Africa verso le coste italiane. Chi dice così, però, non si attiene ai fatti. Secondo l’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM), dall’inizio di quest’anno ci sono state tra 23.000 e 24.000 persone che hanno cercato di attraversare il mare verso l’Italia. In confronto, nel periodo tra gennaio e aprile dello scorso anno, poco meno di 21.000 migranti avevano intrapreso lo stesso viaggio. In altre parole, il numero di migranti è leggermente salito, ma il numero di migranti annegati è letteralmente esploso.

I gruppi per i diritti umani hanno dato la colpa del picco del numero di morti principalmente alla riduzione delle operazioni di ricerca e soccorso. Nell’ottobre 2014 il governo italiano ha sospeso il suo ampio programma di ricerca e soccorso noto come Operazione Mare Nostrum. Roma ha semplicemente dichiarato di non potersi più permettere di portare avanti il programma, sostenendo che gli altri paesi dell’Unione Europea avrebbero dovuto fare la loro parte. Da allora Frontex, l’agenzia di controllo delle frontiere UE, ha messo in campo l’operazione Triton. Sebbene Triton abbia un mandato simile a quello di Mare Nostrum in termini di ricerca e soccorso, ha meno di un terzo dei fondi, e può operare solamente entro 50 chilometri dalle coste italiane — il che significa che di fatto non è in grado di aiutare le navi di migranti che si trovano in difficoltà in alto mare. In altre parole, l’indifferenza europea uccide i migranti.

Lo stesso si potrebbe dire non solo per il recente picco di morti annegati, ma anche, e in primo luogo, per la più ampia questione dei migranti che intraprendono il pericoloso viaggio attraverso il Nord Africa. Un gran numero di navi di migranti prende essenzialmente la stessa rotta, dalla Libia verso l’Italia – la via marittima più breve al centro del Mediterraneo. Eppure la Libia non è sempre stata un porto di partenza per le navi dei migranti. Piuttosto, è negli anni recenti che gli scafisti hanno approfittato del collasso dello Stato libico avvenuto nel 2011 con l’intervento NATO, che ha rovesciato l’ex Capo di Stato Mu’ammar Gheddafi. Uno Stato fallito, senza leggi e senza controllo dei propri confini, era il posto perfetto per gli scafisti che volevano aprire la loro attività. Se i paesi europei non avessero voluto scafisti e rifugiati dalla Libia, forse non avrebbero dovuto bombardare il paese fino a ridurlo in macerie, e fornire armi alle più spietate milizie perchè combattendo si dividessero i resti. Che altri esiti ci si sarebbe potuti  aspettare? Non si può rimettere assieme un paese con i missili cruise, e non si può promuovere la pace dando  a ciascuno una mitragliatrice.

Eppure la maggior parte dei migranti che attraversano il Mediterraneo non sono libici – vengono dalla Siria, dalla Somalia e dall’Eritrea. Ciò che si nota immediatamente è che tutti e tre questi paesi stanno vivendo delle gravi crisi interne che sono state esacerbate dall’interferenza occidentale. Come per la Libia, l’Occidente ha mostrato il più totale disinteresse a promuovere qualsiasi forma di negoziato di pace in Siria. Anzi, gli Stati Uniti hanno condotto una campagna per bombardare il paese fino a ridurlo in macerie, e fornire armi alle più spietate milizie perché combattendo si dividessero i resti (vi ricorda qualcosa?).

Nello stesso tempo, il conflitto apparentemente interminabile in Somalia può esser fatto risalire al caos causato dal programma di risanamento strutturale che il Fondo Monetario Internazionale ha imposto al paese per mezzo del dittatore Siad Barre, che di fatto era un burattino degli USA. Per decenni Barre è stato il peggiore violatore dei diritti umani dell’intera Africa, ma godeva del sostegno di Washington in quanto fungeva da bastione contro l’influenza sovietica sul continente. Tuttavia, quando la Guerra Fredda giunse al termine, verso la fine degli anni ’80, Washington cominciò a perdere interesse per il regime di Barre, e alla fine il dittatore fu rovesciato e il paese cadde nel caos. La cosa andò piuttosto bene a tutte le potenze regionali coinvolte: Kenya ed Etiopia poterono espandere i propri interessi geopolitici.

L’Occidente ha anche dato una mano affinché l’Eritrea diventasse uno dei paesi più poveri del mondo. Dal 1961 al 1991 l’Etiopia combatté una dura guerra per mantenere la propria occupazione dell’Eritrea. Dapprima l’Etiopia godette del sostegno degli USA, e dopo di quello dell’Unione Sovietica. Come per il conflitto in Somalia, la guerra dell’Etiopia fu alimentata dal più ampio gioco geopolitico giocato da Stati Uniti e URSS per il controllo dell’Africa.

In Libia, Siria, Somalia ed Eritrea, l’Europa e in generale il mondo occidentale si è trovato davanti per decenni a una semplice scelta: sostenere la pace oppure incoraggiare il conflitto. In tutti e quattro i casi, il mondo occidentale è stato inequivocabilmente dalla parte della guerra, della sofferenza e della violazione dei più basilari diritti umani. Ora che questi paesi sono stati saccheggiati a sufficienza, l’UE lascia che i rifugiati prodotti dai tanti conflitti sostenuti dall’Occidente muoiano annegati in mare.

I politici possono dare la colpa agli scafisti, e possono parlare finché vogliono della “fortezza Europa”. Ma alla fine il solo modo che l’Occidente ha per fermare le navi dei migranti è di smetterla di sostenere la guerra e l’oppressione. Potrebbero iniziare col trattare con umanità i rifugiati che attraversano il Mediterraneo, invece che con quel disprezzo che l’Europa ha dimostrato verso l’Africa e il Medio Oriente per tutto il secolo passato.