The Economist: La Ripresa in Spagna Non Sta Funzionando

L’Economist conferma ciò che sappiamo sulla Spagna: la sua modesta (anche se per i parametri a cui siamo abituati sembra notevole) ripresa economica non sta portando nessun sostanziale miglioramento alla condizione dei lavoratori spagnoli. Chi può emigra, e chi resta continua a sprofondare nel precariato, nell’incertezza e nella paura della miseria.

 

The Economist, 24 aprile 2015

La disoccupazione in Spagna torna a salire, e molti lavoratori sprofondano nella povertà.

Ci sono ottimi dati, bisogna festeggiare” ha detto Mariano Rajoy, premier spagnolo, quando il 12 aprile sono stati pubblicati i dati che mostravano come la ripresa economica del paese avesse creato quasi mezzo milione di posti di lavoro in un anno. Molti spagnoli però non si sono sentiti altrettanto festosi. Da quando la crisi dell’euro ha colpito nel 2010, la Spagna ha sempre fatto a gara con la Grecia per il tasso di disoccupazione più alto d’Europa. Certo, dal livello massimo raggiunto nel 2013, quando si collocava al 27%, è sceso,  ma solo di poco. Adesso, nel primo trimestre 2015, il tasso di disoccupazione è di nuovo leggermente salito, arrivando al 23,8%. Il dato sulla disoccupazione nel quartiere operaio di Vallecas, a Madrid, non è affatto migliorato.

Senza i soldi che ci passa mio padre dalla sua pensione saremmo perduti“, dice Elsa Carmona, 39enne madre di due bambini. “È così per tante famiglie di sei persone che sopravvivono con un solo reddito“. Suo marito, ex saldatore nel settore delle costruzioni, ha da poco trovato un nuovo lavoro come giardiniere per nove ore a settimana, ma non guadagna abbastanza da coprire il loro mutuo mensile di 800 euro. Come molti dei loro vicini in questo quartiere, che è uno dei più poveri della capitale (dove una persona su cinque è senza lavoro), la famiglia Carmona non riceve alcun sostegno finanziario dallo Stato. Il sussidio di disoccupazione di suo marito è terminato un anno fa. Hanno ricevuto un piccolo pagamento dal governo regionale di Madrid per alcuni mesi, ma anche quello è terminato.

La signora Carmona fa qualsiasi lavoro riesca a trovare, come sostituire commessi di negozi quando sono in ferie. La Spagna ha un’agenzia statale per il lavoro, l’Istituto Nazionale per l’Impiego (INEM), ma la signora Carmona dice che non è mai servito per trovarle un lavoro: “Lo si ottiene solo tramite passaparola“. I Carmona non pagano il mutuo da due anni e sono in arretrato anche con varie bollette sulle utenze. Un banco alimentare locale li ha aiutati a dare da mangiare ai due figli, che hanno quattro e quindici anni. Il cognato della signora Carmona si è impegnato ad aiutare il figlio maggiore ad andare all’Università. Gli spagnoli hanno una lunga tradizione sul fatto di mantenere le apparenze, e molti dei vicini di Elsa si vergognano ad ammettere che stanno diventando poveri. “È per questo motivo che la povertà non si vede per le strade“, dice. Lo scorso anno Cáritas, un’associazione di beneficienza legata alla Chiesa Cattolica, ha aiutato uno spagnolo su venti.

Il divario tra i dati economici propagandati dal governo e la realtà della vita quotidiana di molte persone spiega il motivo per il quale il Partito Popolare (PP) di centro-destra del premier Rajoy ha perso metà dei consensi rispetto a quando ottenne la maggioranza assoluta nelle elezioni generali del 2011. Il picco di disoccupazione del primo trimestre era in parte stagionale, dato che sono venuti meno i lavori temporanei del periodo di Natale, ma secondo i dati Eurostat le cinque regioni europee con il più alto livello di disoccupazione sono tutte in Spagna. Il sud dell’Andalusia, la regione più popolosa della Spagna, è in cima alla lista con un esorbitante 35%. Quasi metà dei disoccupati del paese non hanno più un lavoro da oltre due anni.

Molti spagnoli sono nelle condizioni di Elsa e di suo marito: né del tutto occupati né del tutto disoccupati. Il gruppo economia del partito Ciudadanos riporta un crescente numero di lavoratori poveri, con redditi al di sotto del salario minimo stabilito dallo Stato a 9,08 euro l’ora. Circa il 24% dei lavoratori salariati hanno contratti a tempo determinato, metà di coloro che sono stati intervistati dall’Indagine sulla Forza Lavoro del paese riportano di avere contratti a termine di meno di sei mesi. I lavori part-time contano per il 16% del totale. I giovani e gli immigrati stanno lasciando il paese, causando così una contrazione della forza lavoro — il che rende ancora più sorprendente il fatto che il tasso di disoccupazione sia così alto.

José Ignacio Pérez Infante, membro dell’Associazione di Economia del Lavoro spagnola, è preoccupato del fatto che la rapida crescita dei posti di lavoro nelle costruzioni durante l’ultimo trimestre possa significare che il paese sta tornando a quel modello di crescita basato sul mattone che aveva gonfiato la bolla immobiliare durante gli anni 2000. Il FMI ritiene che la Spagna dovrà aspettare il 2017 perché la sua economia ritorni ai livelli del 2008, cioè a prima che la bolla scoppiasse.

La crescita economica sta procedendo attorno al 3%, ma non è ancora abbastanza. Il partito di Rajoy spera che la crescita e i posti di lavoro lo possano alla fine aiutare a tornare in cima ai sondaggi, che ora sono divisi in parti uguali tra Partito Popolare, Socialisti,  i liberali di Ciudadanos e il nuovo arrivato partito di sinistra Podemos. Ma la reputazione del Partito Popolare come partito affidabile e capace di gestire l’economia è stata comunque minata dagli episodi di clientelismo e corruzione. Rodrigo Rato, ex ministro delle finanze e capo del FMI, è stato temporaneamente arrestato dalla polizia la scorsa settimana per accuse di frode fiscale.

La ripresa economica è arrivata troppo tardi perché il partito di Rajoy possa recuperare posizioni alle elezioni regionali e comunali che si terranno in Spagna il 24 maggio. È improbabile che vengano creati posti di lavoro stabili a Vallecas o in altre parti del paese entro la fine di quest’anno, quando si terranno le elezioni generali. E potrebbe essere troppo tardi anche per i Carmonas. Elsa non sa tra quanto tempo la banca Santander sarà disposta ad aspettare prima di pignorarle la casa. Il futuro del governo è incerto, proprio come il futuro dei lavoratori spagnoli.

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