Il World Economic Forum pubblica un articolo su un recente working paper della FED, nel quale si descrivono gli effetti deleteri dell’afflusso di grandi capitali nei paesi avanzati: generalmente i boom sono accompagnati da un cambiamento nell’allocazione dei capitali all’interno dell’economia che causa un calo della produttività, dell’occupazione e della produzione una volta finita l’euforia economica (per ulteriori dettagli si rimanda al notevole post scritto dal Prof. Alberto Bagnai su Goofynomics il primo maggio di due anni fa). La conclusione, inespressa ma palese, è che i politici dovrebbero considerare i controlli di capitale per difendersi da questi afflussi.

di Nick Bunker, 9 aprile 2015

L’ “eccesso di risparmio globale” è di nuovo un tema acceso di confronto tra gli economisti e i politici grazie al recente dibattito tra Ben Bernanke e Larry Summers sulle cause della stagnazione secolare. Nella loro discussione, l’ex presidente della Federal Reserve e l’ex consigliere delle politiche economiche nelle amministrazioni Clinton e Obama, rispettivamente, in parte si concentrano sulle cause di questa sovrabbondanza di risparmio globale e in parte sul ruolo che quei risparmi giocano nell’assenza di una robusta [ripresa] economica negli Stati Uniti e in altre economie sviluppate.

Ma è anche importante pensare a ciò che accade a tutti questi risparmi globali, una volta che affluiscono in altri paesi. Un nuovo working paper pubblicato la scorsa settimana mette in evidenza i costi e i rischi di grandi afflussi di capitali in 69 Paesi a reddito medio ed alto tra il 1975 e il 2010. Tale documento, pubblicato dal Consiglio dei governatori del Federal Reserve System, indaga gli effetti di grandi afflussi di capitali sulle prestazioni di queste economie. Gli autori del documento, Gianluca Benigno della London School of Economics, Nathan Converse del Federal Reserve Board, e Luca Fornaro del Centro de Recerca en Economia Internacional, esaminano gli elevati flussi di capitali verso questi paesi e scoprono che le prestazioni delle loro economie risultano sub-ottimali, per non dire altro.

Gli autori osservano le tendenze della produzione economica e dell’occupazione e scoprono che, mentre l’afflusso di capitali crea un boom per l’intero paese, gli andamenti di produzione, occupazione e produttività sono inferiori dopo la fine degli afflussi rispetto a prima che il boom iniziasse. E, quando si guarda ai soli paesi ad alto reddito, si scopre che gli afflussi di grandi capitali sono spesso seguiti da “arresti improvvisi” (sudden stop), quando il capitale inizia effettivamente ad uscire dal paese e si scatena una recessione.

La Spagna di metà degli anni 2000 è emblematica degli effetti dei flussi di capitali sulla produzione economica. A cominciare dalla creazione dell’euro, massicci afflussi di capitale sembrano aver gonfiato una grande bolla del settore residenziale e delle costruzioni nel paese. Quando i flussi si sono conclusi durante la crisi finanziaria più recente, l’economia spagnola ha subito una notevole caduta improvvisa.

Inoltre, Benigno, Converse, e Fornaro esaminano come l’afflusso di capitali influenza l’allocazione delle risorse tra i settori in queste economie. Quello che trovano è che gli afflussi di capitali portano ad un cambiamento nell’allocazione dei capitali all’interno dell’economia. In particolare, i capitali vengono riallocati fuori dal manifatturiero verso i servizi non commerciabili (non-tradable), come ad esempio il settore delle costruzioni, nel caso della Spagna. Eppure la riallocazione del lavoro dalla manifattura verso i servizi, derivante da questi flussi di capitale, si verifica solo a volte. Quando le banche centrali hanno aumentato le riserve di capitale durante i periodi di grandi afflussi di capitale, i loro paesi non hanno visto il lavoro spostarsi dalla manifattura.

Questo cambiamento potrebbe essere responsabile in parte del calo della produttività nelle economie che non proteggono i loro sistemi finanziari da afflussi di capitali elevati. La manifattura, soprattutto nei paesi a medio reddito, ha un livello di produttività più alto. Il settore tradable, la cui produzione è commerciabile a livello internazionale, tende ad avere maggiore produttività del settore non-tradable, o rispetto ai prodotti e servizi nazionali.

Anche in questo caso, la Spagna è un esempio evidente. Questi massicci afflussi di capitali sembrano aver gonfiato una grande bolla del settore residenziale e delle costruzioni nel paese, che ha ridotto la crescita della produttività totale, soprattutto a causa della bassa produttività del settore delle costruzioni. Questa ricerca è particolarmente rilevante e importante per i politici che guardano avanti perché molti di questi episodi sono avvenuti più o meno negli ultimi dieci anni in particolare nei paesi sviluppati. Appena sono stati liberalizzati i mercati dei capitali, sono diventati più comuni i grandi afflussi di capitale verso i paesi. Dato il danno che possono creare questi grandi afflussi, i politici potrebbero voler pensare a dei compromessi dalle liberalizzazioni precedenti.