Ormai anche i media più mainstream, quale è indubbiamente il Financial Times, ne parlano apertamente: l’eurozona è una creazione mal progettata che ha portato danni anziché vantaggi a molti dei suoi membri. In quest’ottica, G. Rachman vede il Grexit come l’ipotesi migliore per risolvere il rapporto ormai compromesso tra Grecia ed eurozona, nonché il primo passo per uno smantellamento dell’unione monetaria.

 

Di Gideon Rachman, 4 maggio 2015

Il rapporto tra il governo della Grecia e il resto dell’Eurozona somiglia sempre di più a un matrimonio infelice. Le due parti fanno fatica a guardarsi. La fiducia reciproca è scomparsa. Continuano gli sforzi per tenere insieme i pezzi, ma nulla sembra funzionare.

La normale soluzione a un problema simile per un matrimonio reale è ben nota: il divorzio. Gli accordi di divorzio di solito implicano che entrambe le parti soffrano finanziariamente. Ma i due lo fanno comunque, perché sono disposti a pagare un prezzo alto ur di uscire da un cattivo rapporto. Abbiamo ormai raggiunto quel momento, tra la Grecia e l’eurozona. Il rapporto si è rotto. È ora di un nuovo inizio per entrambe le parti.

Coloro che temono le conseguenze di un’uscita greca dall’euro — un Grexit —sottolineerebbero che la metafora del matrimonio potrebbe essere pericolosamente fuorviante. Ci sono processi consolidati per rompere un’unione tra due persone. Ci sono molti meno precedenti per rompere un’unione monetaria. I rischi sono stati abilmente elencati in un pezzo recente dal mio collega Gillian Tett, che mette in evidenza il pericolo che un Grexit potrebbe portare ad un tracollo finanziario globale, simile a quello innescato nel 2008 dal crollo di Lehman Brothers, a causa dei rischi legali e finanziari coinvolti, che non sono quantificabili.

Tuttavia, i negoziatori tedeschi e alcuni elementi del governo greco danno l’impressione di pensare che i rischi del Grexit siano contenibili. Se ci credono, dovrebbero prendere un respiro profondo e agire. A questo punto, potrebbe essere la soluzione migliore per entrambe le parti.

Per la Grecia, lasciare l’euro aprirebbe nuove possibilità economiche e politiche. Permetterebbe al paese di fare default su parte dei suoi debiti giganteschi (o ristrutturarli ulteriormente, se volete dirlo educatamente). Consentirebbe anche alla Grecia di svalutare la propria moneta e fuggire dal sistema di cambi fissi che ha contribuito a devastare la competitività greca.

Naturalmente, ci sarebbero anche spiacevoli effetti economici a breve termine. L’esperienza di paesi come l’Argentina suggerisce che ci sarebbero corse agli sportelli e l’imposizione di controlli sui capitali, per un po’. I prezzi delle importazioni chiave, come cibo ed energia, inoltre salirebbe. Ciò potrebbe innescare un’ulteriore estremizzazione politica.

In un lasso di tempo più lungo, tuttavia, la Grecia potrebbe ottenere vantaggi politici dall’uscita dall’euro. È chiaro che molti greci si sentono umiliati e maltrattati dall’eurozona. L’uscita potrebbe essere una liberazione psicologica che permette nuovamente al paese di sentirsi libero di prendere decisioni per sé — per quanto difficili siano le circostanze.

Questo nuovo senso di responsabilità potrebbe, a sua volta, aiutare a risolvere alcuni dei difetti dello stato greco che hanno fatto così tanto arrabbiare il resto dell’eurozona. In particolare, la mancanza di fiducia tra cittadini e governo, che ha permesso alla corruzione e all’evasione fiscale di fiorire.

Alcuni storici fanno risalire questo atteggiamento al fatto che i Greci hanno vissuto per secoli sotto il dominio degli ottomani, cosa che ha creato distanza e diffidenza tra governo e cittadini. Possiamo sostenere che l’Unione Europea ha, in qualche modo, replicato la convinzione che le regole sono fatte dagli stranieri, in una capitale lontana, e quindi possono essere violate. Una Grecia che recuperasse alcune delle sue sovranità potrebbe anche dare il via a un forma di politica più sana.

Gli effetti di un Grexit potrebbero anche essere utili al resto dell’eurozona. I successivi salvataggi della Grecia hanno sviluppato cinismo e rabbia in tutta l’eurozona e alimentato la nascita di partiti euroscettici. Un Grexit ristabilirebbe l’idea che le regole dell’eurozona significano qualcosa. Potrebbe anche incoraggiare paesi come Italia e Francia a portare avanti alcune delle riforme strutturali che la Grecia non è riuscita a fare. [stendiamo un velo pietoso su questo paragrafo, dato che la Grecia è la nazione che ha fatto più riforme di tutti e che ormai molti ammettono che le famose riforme non servono NdVdE).

D’altra parte, alcuni di coloro che si oppongono a un Grexit lo fanno perché temono che potrebbe avere successo, anziché perché temono che potrebbe fallire. Hanno paura che se la Grecia ha successo camminando con le sue gambe, altri potrebbero essere tentati di seguirne le orme — in particolare l’Italia, dove la maggior parte dei principali partiti di opposizione è ora contraria alla moneta unica. Questa obiezione è valida, tuttavia, solo se si ha una fede teologica nella moneta unica come un fine in sé stessa.

In realtà, l’euro dovrebbe essere visto come uno strumento finalizzato a obiettivi più grandi — un’Europa più prospera e pacifica. Nel caso della Grecia, l’euro ha chiaramente fallito nel creare prosperità — e questo è un eufemismo per un paese che ha perso il 25% del suo PIL dal 2008.

L’euro non è nemmeno riuscito a raggiungere l’obiettivo politico più ampio che doveva servire — quello di promuovere l’unità europea. Al contrario, paesi che erano soliti andare d’accordo, come la Grecia e Germania, ora si detestano reciprocamente. Vecchi stereotipi di tedeschi prepotenti e europei meridionali pigri sono tornati in auge e stanno avvelenando la politica europea.

Rattoppare semplicemente il matrimonio tra la Grecia e l’eurozona per un altro paio di mesi non risolverà questi problemi. Ma se la Grecia può dimostrare che c’è una buona via d’uscita dall’euro, essa diverrebbe un modello per rompere un’unione monetaria mal progettata o almeno ridurla a una taglia più gestibile.

Sarebbe un precedente che l’UE dovrebbe accogliere, anziché temere.