Secondo questo articolo di Zerohedge, il governo greco non solo non ha soldi in tasca per pagare i rimborsi al FMI del 5 giugno, oggetto di trattative con la Troika, ma probabilmente nemmeno per pensioni e stipendi. Viene quindi a mancare il pivot alla base della strategia negoziale greca: utilizzare l’avanzo primario per essere autosufficienti in caso di mancato accordo con i creditori. La Troika, dopo aver devastato la vita quotidiana dei greci, sembra quindi essere vicina all’obiettivo di destabilizzare il governo di Syriza, innescando un rimpasto che ne faccia uscire le componenti più radicali. La Grecia diventerebbe a questo modo un esempio da dare agli altri potenziali “ribelli” nel Sud Europa.

Ancora una volta si fa scempio di qualsiasi volontà democratica dei popoli europei: per la Grecia l’unica soluzione possibile rimane l’uscita dall’euro.

di Tyler Durden, 21 maggio 2015

Il conto alla rovescia per il pagamento del 5 giugno al FMI sta per fallire con due settimane di anticipo e se c’è una cosa sulla quale la Grecia e l’FMI concordano, è che Atene non può effettuare tale pagamento a meno che i creditori eroghino l’ultima tranche di aiuti dall’attuale programma di salvataggio del paese. I funzionari europei hanno fatto un lavoro ammirevole per rendere la vita difficile a Syriza da quando il governo democraticamente eletto ha assunto la guida del paese nel mese di gennaio, poiché le “istituzioni” (e la Germania) sono pronti a inviare il seguente messaggio inequivocabile a tutti gli altri “radicali di sinistra” che potrebbero trovarsi a pensare di usare la tattica “una mossa e l’idea dell’indissolubilità della UEM è finita” come un modo per negoziare un allentamento delle promesse di austerità: non otterrete proprio nulla e passerete dei momenti veramente spiacevoli nel tentativo.

Ma il tempo stringe e i greci devono ancora capitolare sulle ‘linee rosse’, aprendo alla possibilità che gli schiavi ellenici del debito della Germania possano effettivamente fare default il mese prossimo, innescando l’instabilità in Europa e testando la decisione del “tutto il necessario” della BCE nei mercati del debito sovrano. Questo non è l’ideale per i funzionari della UE che preferirebbero piuttosto costringere il primo ministro Alexis Tsipras ad abbandonare le sue promesse elettorali in cambio di aiuti o forse, meglio ancora, rendere le cose talmente insopportabili per i greci che la popolazione cominci a chiedersi se un governo di tecnocrati ruffiani non sia meglio che morire di fame. Questo forse è il motivo per il quale sia Moody che Schaeuble hanno aumentato i loro sforzi per innescare una corsa agli sportelli definitiva questo mercoledì.

In ogni caso, è sempre più chiaro che lo spettacolo di Syriza in Grecia in ultima analisi dovrà essere annullato (o almeno riadattato) se il paese intende trovare una soluzione a lungo termine che permetta di avere relazioni stabili con i creditori europei, ma come abbiamo notato mercoledì, potrebbe essere il momento per i Greci di chiedersi se legare il loro destino all’Europa sia davvero nel loro miglior interesse, dato che alcuni creditori europei sembrano essere perfettamente a loro agio nell’infliggere dolore economico incalcolabile nella vita quotidiana dei Greci se questo significa soppiantare la “sinistra radicale”.

Considerato quanto sopra, non c’è da meravigliarsi che tutti stiano osservando attentamente le conseguenze politiche della scadenza del 5 giugno e implicitamente si stiano chiedendo se la troika, in ultima analisi, avrà successo nell’uso della leva finanziaria per minare il processo democratico.

Dall’Indipendent:

Se la Grecia fosse un paese indipendente tutto sarebbe stato facile. C’è un modello. I paesi fanno spesso default…

Ciò che è cambiato è che ora la Grecia non è finanziariamente indipendente. Se non si controlla la propria moneta si diventa una sorta di super-municipalità. È possibile fare default sui propri debiti, come ha fatto Detroit, ma poi non si sarà in grado di prendere in prestito altri soldi. Così la vostra capacità di continuare a funzionare dipende dalla vostra capacità di raccogliere abbastanza tasse per pagare gli stipendi e le pensioni, e per acquistare i beni e i servizi di cui ogni governo ha bisogno. Non si paga alcun interesse. Non si ripaga nessun debito alla scadenza. Ma fino a quando ci sono abbastanza tasse da coprire la spesa giornaliera, si è ancora in attività.

Fino a poche settimane fa, questa sembrava essere un’opzione per la Grecia. Sospetto che sia stato il motivo della spavalderia del suo ministro delle finanze.

Da allora tre cose sono successe, tutte negative. Una è che le persone hanno prelevato i loro soldi dai propri conti bancari, in alcuni casi mettendoli letteralmente sotto il materasso …

Questo chiude le opzioni. Le banche potrebbero non essere in grado di pagare i depositi alla scadenza. Quindi ci potrebbero essere controlli sui capitali – infatti questo sembra estremamente probabile, anche se tutto ciò in realtà trasforma l’euro in una valuta a due livelli, con gli euro “buoni” che possono attraversare i confini e quelli “cattivi” nelle banche greche che non possono farlo.

Un certo numero di politici greci ha affermato che darebbero la priorità agli stipendi anziché al servizio del debito, e questo è comprensibile. Ma potrebbe non essere questa la questione: la Grecia potrebbe non essere in grado di pagare gli stipendi, anche se non paga alcun interesse sul debito – per non parlare dei rimborsi.

Quindi cosa succederà? La mia impressione è che ci sarà una sorta di trucco, o almeno questo è il risultato più probabile …

La Grecia manterrà l’euro, per il momento, e non ci sarà nessun ulteriore default formale. Potrebbe essere necessario un referendum per ottenere l’approvazione popolare per quello che sarà un accordo impopolare. Poi, a un certo punto, in futuro, ci sarà un’ulteriore rivolta politica.

Poi c’è il Financial Times, che teme sia il ‘germe’ di sinistra che il temuto ‘perno russo’:

Dimenticate gli indici di indebitamento, i saldi di bilancio, la riduzione di liquidità e il resto. I tecnici dell’Unione Europea e del Fondo Monetario Internazionale che stanno negoziando con Atene ora sono in fermento. La crisi greca è stata sempre tanto politica quanto economia. Ora è tutta politica…

Due impulsi politici sono al lavoro. Quasi ovviamente, il resto della zona euro ha concluso che Atene non può o non vuole – probabilmente entrambi – attuare un programma di riforme economiche. Il problema non è tanto il debito, e nemmeno il ritmo di riduzione del disavanzo, ma il rifiuto di Syriza di intraprendere la riforma dello Stato. Le parole spesso più pronunciate per descrivere l’amministrazione in Grecia sono clientelismo, corruzione, ricerca di rendite, interessi particolari e favoritismi. Senza una revisione radicale della capacità politica e amministrativa del paese, nessun programma economico può funzionare …

Anche i partner della Grecia hanno la propria politica di cui occuparsi. Il giornalismo globale di alta qualità richiede investimenti. I loro leader politici non vedono il motivo per cui la Grecia dovrebbe essere lasciata fuori dai guai. Fare concessioni adesso a Syriza, dicono, equivarrebbe a legittimare i populisti nei loro paesi …

La Grecia sta nell’angolo sud-orientale del continente europeo, strategicamente vitale. E’ una via d’accesso per migranti e richiedenti asilo in fuga dai fuochi del Medio Oriente, e un potenziale punto di ingresso per i jihadisti islamici che cercano di portare la loro guerra in Europa. I Balcani sono un’area al centro dell’attenzione negli sforzi del presidente russo Vladimir Putin per destabilizzare l’alleanza occidentale. La Grecia è un membro della Nato. L’Europa può davvero permettere al governo di Atene di cadere tra le braccia di Mosca?

E infine Barclays esce con uno sguardo approfondito alla sconvolgimento politico che la Banca sostiene essere adesso lo scenario base per la Grecia:

Nonostante i recenti progressi segnalati, rimangono disaccordi rilevanti tra la Grecia e le istituzioni. Inoltre, anche se l’accordo è stato negoziato all’ultimo minuto a livello tecnico, l’implicito capovolgimento delle promesse elettorali probabilmente spingerà il governo greco in crisi, a nostro avviso, forzando un cambiamento nelle sua composizione.

Tale cambiamento politico potrebbe emergere attraverso: 1) un governo di rimescolamento con i membri più radicali che escono; 2) un referendum; o 3) elezioni anticipate. Noi pensiamo che il primo scenario sia il più probabile, opzione che sembrerebbe la meno dirompente, consentendo alla Grecia il ‘ritorno’ ad un’intesa sul programma prima della fine di giugno. È importante sottolineare che pensiamo che l’Eurogruppo potrebbe trovare il modo di colmare le lacune nel finanziamento temporaneo (ad esempio, con l’erogazione dei profitti SMP o l’aumento del tetto sui titoli di stato), se ritenesse buone le prospettive di successo sul completamento dei negoziati del programma.

Al contrario, gli scenari due e tre sarebbero più dirompenti e affronterebbero problemi di temporizzazione per i rimborsi del 20 luglio. Questi probabilmente comporterebbero vere e proprie corse agli sportelli e controlli sui capitali e aumenterebbero il rischio di mancare i cruciali pagamenti dei titoli del 20 luglio. Il rischio di non ‘ritorno’ da tale percorso, ad esempio inciampando in una uscita ‘accidentale’ con controlli permanenti sui capitali e bancarotte diffuse, aumenterebbero.

Ecco uno sguardo a possibili scenari sia politici che finanziari…

GreeceScenarios

 

e qui altro ancora su un possibile “rimpasto” di governo…

Questa combinazione di crescenti pressioni sulla liquidità e di disaccordo nei negoziati sui programmi suggerisce che un eventuale accordo porterebbe ad una qualche forma di rottura politica. Anche se i negoziatori del governo fossero d’accordo a livello tecnico all’ultimo minuto – cosa che riteniamo sia probabile – ciò implicherebbe una tale inversione di marcia sulle promesse elettorali di Syriza che il governo con ogni probabilità sperimenterebbe una qualche forma di crisi politica. Crediamo che la conseguenza potrebbe essere una delle seguenti: 1) una soluzione politica ‘soft’, che implichi eventualmente un rimpasto di governo e la perdita di alcuni parlamentari della sinistra radicale; 2) un referendum; 3) un invito a elezioni anticipate.

GreecePoliticalShakeup

Come si può vedere, sembra esserci consenso sul fatto che alla fine la troika riuscirà a utilizzare la sua leva finanziaria per imporre un cambiamento politico ad Atene in quella che è forse una convalida delle lamentele di Varoufakis sul “potere relativo” che cala l’asso di solidi “argomenti” nelle sue conversazioni con il Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble. Parlando di quelle conversazioni, chiudiamo con quello che Varoufakis afferma che direbbe a sua figlia sull’incorreggibile tesoriere tedesco.

Dal blog di Varoufakis, tratto da un’intervista a Die Zeit:

1. Se voleste spiegare ad un adolescente, forse vostra figlia, a che cosa somiglia il vostro rapporto con il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble – cosa le direste?

Vorrei dire a mia figlia che, dal mio punto di vista, è un rapporto a più livelli. C’è un senso di soggezione che provo nell’incontrare una figura leggendaria il cui lavoro seguo criticamente da decenni. Poi c’è un forte bisogno di contrastare il suo approccio globale ai problemi comuni riguardanti l’Europa. Inoltre, vi è una certa frustrazione per non avere la possibilità di discutere in un contesto diverso; ovvero mettere in scena questi incontri in un vero e proprio contesto democratico federale, nel quale gli argomenti, piuttosto che il potere relativo, giocherebbero un ruolo più importante.

2. Quali sono le tematiche europee sulle quali probabilmente potrebbe concordare con il signor Schäuble?

Che l’Europa ha bisogno di un’unione politica e che, senza di essa, la nostra unione monetaria è problematica.

3. Pensa che Schäuble faccia degli errori nella sua analisi della situazione greca? Se sì, quali?

Certo che lo penso (come sono sicuro che lui pensi che io sbaglio nella mia analisi). In primo luogo, egli associa i governi greci passati con il popolo greco; come se i primi riflettessero il carattere di quest’ultimo. E lui non vede come sarebbe utile per il Nord Europa trovare un modus vivendi con un movimento (come Syriza in Grecia) che può essere molto critico sulle istituzioni europee, ma che è profondamente europeista e desideroso di contribuire insieme ad unire ulteriormente l’Europa.