Sull’Economist, un quadro della situazione all’interno di  Syriza: i “selvaggi” radicali della Piattaforma di sinistra potrebbero mettere in minoranza il governo su un accordo in cui Tsipras dovesse capitolare sui suoi impegni elettorali.

Atene, 25 maggio 2015

Alexis Tsipras, il primo ministro, mentre negozia con Ue e Fmi deve sfidare i radicali nel suo stesso partito

“[Un’uscita della Grecia dall’euro] sarebbe una tale catastrofe?” si è chiesto Panagiotis Lafazanis, ministro greco dell’industria, energia e ambiente, durante una riunione di due giorni del partito di governo Syriza tenuta nel fine settimana. Mr Lafazanis è il leader della Piattaforma di sinistra di Syriza, la fazione radicale di un partito di sinistra già radicale. Nel corso della riunione del comitato centrale del partito, la Piattaforma di sinistra ha sostenuto un piano alternativo rispetto ai tentativi in corso da parte della Grecia di negoziare un accordo con i suoi creditori: il governo dovrebbe rompere le trattative sul bail-out, dichiarare default sui suoi prestiti col Fondo Monetario Internazionale e preparare il paese per il Grexit. Una forte minoranza del comitato centrale, composto da 350 membri, ha sostenuto il piano dei radicali. Ma alla fine Alexis Tsipras, il primo ministro, in un voto per alzata di mano ha ottenuto il consenso sugli sforzi negoziali del governo.

Per settimane Tsipras con aria di sfida si è mostrato ottimista di fronte a un grave peggioramento della situazione di cassa e a dei negoziati con l’Unione europea e il Fondo monetario internazionale che procedevano con atroce lentezza. Anche se la già difficile situazione della Grecia sta diventando disperata, Tsipras insiste ancora che un accordo con i creditori sarà raggiunto entro la fine di questa settimana, rendendo disponibili 7,2 miliardi di € di aiuti. Questo sarebbe sufficiente per evitare un default nel mese di giugno su un rimborso al FMI di 1,6 miliardi di € e per dare un po’ di respiro al governo a corto di liquidità. I colloqui hanno fatto qualche progresso da quando Tsipras ha rimosso dalle trattative il suo ministro delle finanze a ruota libera, Yanis Varoufakis (nella foto sopra al suo arrivo alla riunione del comitato centrale di sabato).

Finora le affermazioni di Tsipras sul fatto che la Grecia fosse ormai sul punto di un accordo sono state tutte smentite. La settimana scorsa, ad esempio, i suoi collaboratori hanno affermato che Angela Merkel, il cancelliere tedesco, avrebbe tagliato il “nodo gordiano” delle questioni controverse in occasione del vertice Ue a Riga. Invece, la Merkel ha insistito che il Fondo monetario internazionale, che pare avere una linea più dura dell’Unione europea, avrebbe dovuto approvare il piano di salvataggio. Un preoccupato Tsipras si è immediatamente rivolto al governo americano per cercare di ammorbidire le difficili condizioni poste dal FMI per un accordo.

Ad Atene gli analisti sono scettici sul fatto che l’inesperto team di negoziazione del governo possa rispettare la scadenza di questa settimana. Le due parti rimangono distanti su diverse questioni critiche. Tsipras è salito al potere alle elezioni generali di gennaio sulla base del suo impegno che non ci sarebbero stati aumenti delle imposte e altri tagli a stipendi e pensioni. Ma i creditori vogliono tagli immediati della previdenza complementare, nonché un calendario accelerato per l’innalzamento dell’età pensionabile da 52 a 67 anni. L’imposta sul valore aggiunto è un altro problema, con i greci che si oppongono alle richieste dei creditori per delle modifiche che dovrebbero fornire un’entrata supplementare di € 3-4 miliardi di €. «Solo una capitolazione di Tsipras potrebbe garantire una rapida risoluzione [dei negoziati sul bail-out]”, dice un greco veterano delle precedenti sessioni di negoziato con l’UE e il FMI.

A quanto risulta dagli scontri nel corso della riunione del comitato centrale, alcuni membri di spicco di Syriza sono poco convinti dei messaggi ottimistici del premier. Nikos Voutsis, il duro ministro degli Interni, nel fine settimana ha detto a un canale televisivo privato che, senza un accordo, la Grecia non sarebbe in grado di pagare le pensioni e gli stipendi del settore pubblico di fine di maggio, e contemporaneamente adempiere ai suoi obblighi nei confronti del FMI. Egli ha sostenuto che un default sarebbe legittimo perché la Grecia è stata ricattata dai suoi creditori.

I radicali all’interno di Syriza rappresentano forse il 35% dei membri del partito. Essi comprendono marxisti ed ex-comunisti (come l’onorevole Lafazanis), come anche un paio di maoisti e seguaci del defunto presidente venezuelano Hugo Chavez. Ci sono anche diverse figure di maggior peso, come John Milios, un economista che la settimana scorsa ha chiesto la sospensione della restituzione del prestito. I ribelli controllano solo 20-30 dei 149 seggi in parlamento di Syriza, ma potrebbero essere sufficienti a privare il governo della maggioranza, se un accordo di salvataggio dovesse essere messo ai voti.

Finora, Tsipras è riuscito a mantenere il partito dalla sua, anche mettendo in scena rumorosi spettacoli di sfida verso l’Ue e il Fmi, proprio mentre negoziava con loro. Il rischio è che questi spettacoli di sfida possano alla fine trasformarsi in un mancato pagamento. Sarebbe una catastrofe? Se la sfida continua, Lafazanis potrebbe presto scoprire la risposta alla sua provocatoria domanda.