F. Coppola: Come si dice “gatto morto” in Lettone?

Una volta considerata il fiore all’occhiello degli austeriani, la Lituania ha esaurito la sua spinta di crescita. F. Coppola analizza cosa c’è dietro il crollo, la ripresa e l’attuale stagnazione del paese baltico. In pratica il benessere o gli stenti dei Lettoni dipendono dagli interessi delle banche straniere, che a seconda delle loro esigenze decidono se erogare prestiti (e allora il paese cresce) o dare una stretta (e il paese si ferma o crolla). Il destino di un popolo è in mano a banche straniere: è davvero questo che vogliono i Lettoni?

 

di Frances Coppola, 28 maggio 2015

 

Questo intervento, il terzo che faccio sulla Lettonia, riguarda la sua ripresa dopo la recessione del 2008-2009.

La Lettonia è spesso additata come il “ragazzo prodigio” dell’austerità più dura, intesa come mezzo per ritornare a una forte crescita economica. Allo scopo di mantenere il suo aggancio monetario con l’euro, la Lettonia si è imbarcata in un brutale e immediato consolidamento fiscale nel 2009, licenziando lavoratori del settore pubblico, diminuendo i salari del settore pubblico, tagliando le spese e aumentando le tasse. Tra il 2010 e il 2013 la Lituania ha ridotto il suo deficit fiscale dal 10% del PIL a un rispettabile 0,8%, un risultato indubbiamente notevole.

Gran parte del merito è da attribuire a un altrettanto notevole rimbalzo del PIL. Dopo aver registrato la recessione più profonda del mondo occidentale nel 2009 e essersi sottoposta a un programma del FMI, la Lettonia è emersa dalla recessione nel 2010 e da quel momento in poi è cresciuta fortemente. Nel 2013, il capo economista del FMI Olivier Blanchard, che aveva criticato la Lettonia per la sua decisione di non svalutare, si rimangiava le sue critiche. La Lettonia era uscita da un trattamento intensivo e aveva imboccato la strada per la ripresa.

Agli austeriani piace dichiarare che la forte ripresa della Lettonia fu da attribuire interamente alle misure di cruda austerità intraprese. Ma questo ragionamento, temo, rispecchia una fallacia logica del tipo “post hoc ergo propter hoc” (X è successo dopo Y, quindi Y ha causato X, NdVdE). Senza un’evidenza controfattuale, non sappiamo che differenza abbia fatto il consolidamento fiscale.

Quello che sappiamo è che, al contrario di molte economie occidentali, la Lettonia ha avuto un veloce rimbalzo dei prestiti bancari dopo la crisi. Il sondaggio riguardo ai prestiti bancari di gennaio 2010, condotto dalla Banca di Lettonia, nota che la “maratona” della stretta del credito a seguito della crisi finanziaria è finita. Già a luglio 2010, questo aveva portato a un drammatico aumento delle richieste di prestito da parte delle imprese non finanziare e delle famiglie:

Gatto morto Lettonia figura 1

fonte: Bank Lending Survey July 2010, Banca di Lettonia

L’aumento del credito alle famiglie ha generato una ripresa del mercato immobiliare, anche se questo è rimasto ben al di sotto dei suoi incredibili picchi precedenti:

Gatto morto Lettonia figura 2

fonte: Arco Real Estate

L’aumento dei prestiti alle imprese non finanziarie è stat una buona notizia. Nel suo sondaggio riguardo ai prestiti bancari del luglio 2011 la Banca di Lettonia ha notato che le imprese lettoni stavano accendendo prestiti principalmente per fare investimenti:

The increase in lending to non-financial corporations was good news. In its Bank Lending survey in July 2011 the Bank of Latvia noted that Latvian corporations were borrowing primarily for investment:

L’aumento delle richieste di prestiti da parte delle imprese non finanziarie è dovuto principalmente all’aumento degli investimenti fissi e delle necessità di finanziare le scorte e gli asset attuali, mentre l’aumento della domanda di prestiti da parte delle famiglie è stato l’aumento della loro fiducia. Le attese delle banche riguardo le richieste di prestiti nella seconda metà del 2011 sono rimaste buone sia per il segmento delle imprese non finanziarie, sia per quello delle famiglie, il che suggerisce uno scenario positivo per un’ulteriore ripresa dell’economia.

Blanchard, Griffiths e Gruss nella loro analisi del miracolo lettone del 2013 hanno notato che c’è stato un forte aumento della produttività. Loro lo attribuiscono principalmente al taglio dei posti di lavoro, e in effetti l’altissima disoccupazione della Lettonia e l’alto tasso di emigrazione corroborano questa tesi. Ma anche l’aumento degli investimenti sembra aver avuto un ruolo.

L’aumento della produttività ha consentito alla produzione industriale di riportarsi ai livelli pre-crisi:

Gatto morto Lettonia figura 3

La combinazione del collasso della domanda interna con l’aumentata produzione industriale ha prodotto una forte correzione del bilancio estero della Lettonia:

Gatto morto Lettonia figura 4

Ma nessuno di questi fattori è durato a lungo. Il surplus di partite correnti è rapidamente svanito, lasciando la Lettonia con un deficit piccolo ma persistente. La produzione industriale è parallelamente diminuita. Anche la ripresa dei prezzi delle abitazioni ha avuto vita breve. Entro la fine del 2013, la crescita del PIL della Lettonia è ripiombata appena sopra lo zero. E lì è rimasta da quel momento. La notevole ripresa della Lettonia è stata, in realtà, il famoso “rimbalzo del gatto morto”.

Quindi, cosa ha stroncato una promettente ripresa? Il sondaggio sui prestiti bancari del luglio 2012 della Banca della Lettonia contiene notizie deludenti sulle condizioni di credito:

Secondo i risultati dell’indagine, le previsioni di luglio 2011 fatte degli istituti di credito a proposito di un moderato allentamento delle condizioni di credito non si sono verificati. Nella seconda metà del 2011, le condizioni di credito degli enti creditizi sono rimaste sostanzialmente immutate: rispetto al semestre precedente, il numero di istituti di credito che segnalano condizioni di credito leggermente allentate si è contratto notevolmente; addirittura, alcuni istituti di credito segnalano condizioni di credito leggermente inasprite (vedere tabelle 1a e 1b). È interessante notare che, per la prima volta da gennaio 2010, nessun singolo ente creditizio ha segnalato un allentamento delle condizioni di credito nei prestiti alle famiglie per l’acquisto di case.

L’intensità della stretta creditizia è chiaramente mostrata in questi grafici:

Gatto morto Lettonia figura 5

E questo si è riflesso in un calo nelle richieste di prestiti sia da parte delle imprese, sia dalle famiglie:

Gatto morto Lettonia figura 6

Quel che è particolarmente deludente circa questa previsione è l’aspettativa delle banche che le richieste di prestito scenderanno. Loro sapevano che l’inasprimento delle condizioni di credito avrebbe causato questa la diminuzione dei prestiti. E siccome sappiamo che per le piccole economie con limitato accesso al mercato dei capitali i prestiti bancari sono ciò che guida l’attività economica, la previsione delle banche equivale quindi a una previsione del rallentamento economico – causato proprio dal loro comportamento nell’inasprire le condizioni di credito. Da allora non c’è stato alcun ulteriore rilassamento delle condizioni di credito e nessuna ripresa delle richieste di prestito.

Ma perché le banche hanno ricominciato a prestare così in fretta dopo il crollo della Lettonia? E perché in seguito hanno ristretto il credito? Per spiegarlo, abbiamo bisogno di capire la natura del settore bancario della Lettonia. Esso è in gran parte di proprietà straniera, principalmente dalle banche scandinave. Di queste, le più significative sono le banche svedesi.

Il salvataggio delle banche svedesi nel 2008 è stato ampiamente elogiato in quanto modello di come affrontare una crisi bancaria. Depositanti e obbligazionisti sono stati protetti, gli azionisti sono stati diluiti o cancellati e le banche sono state ristrutturate con la forza, in alcuni casi attraverso la nazionalizzazione. Non ci sono particolari dubbi che l’azione rapida ed efficace del governo svedese ha impedito le lunghe agonie che hanno afflitto i settori bancari dei paesi che hanno adottato un approccio più delicato. Per questo motivo, le banche svedesi furono presto in grado di ricominciare a prestare.

Ma non avevano bisogno di prestare in Lettonia. Quindi perché l’hanno fatto? Penso che il consolidamento fiscale della Lettonia abbia giocato un ruolo, non perché esso abbia ripristinato la fiducia – anche se può averlo fatto – ma perché l’insistenza del governo a mantenere l’aggancio all’euro a tutti i costi ha incoraggiato la ripresa del prestito transfrontaliero. Le banche estere potevano impunemente prestare sia in euro che in lat perché sapevano che il governo non avrebbe svalutato. Così la Lettonia è in effetti un ragazzo-copertina per quanto riguarda i benefici dell’austerità in un regime di cambi fissi, se quello che si vuole è la ripresa degli afflussi di capitali esteri dopo un arresto improvviso.

Ma perché le banche della Lettonia hanno successivamente ridotto i prestiti? Credo che questo non abbia nulla a che fare con la Lettonia. L’analisi del 2012 del FMI sulle banche lettoni ha mostrato che dopo un’iniziale aumento post-crisi (di cui la Lettonia ha beneficiato), esse hanno progressivamente ridotto le esposizioni transfrontaliere, senza dubbio sotto la pressione normativa di ridurre i rischio a bilancio:

Gatto morto Lettonia figura 7

Dal 2012, i prestiti delle banche svedesi ai paesi baltici erano scesi dall’11% della loro esposizione transfrontaliera complessiva all’8%. Questo è un calo maggiore di quanto possa sembrare, dato che le banche stavano anche riducendo la loro esposizione transfrontaliera complessiva in proporzione ai loro bilanci. I paesi baltici sono paesi piccoli: questa riduzione è stata senza dubbio significativa. E per la Lettonia, la caduta dei prestiti alle aziende è particolarmente preoccupante, perché è quella veramente necessaria per generare crescita a lungo termine.

Secondo me, la Lettonia assomiglia a un burattino, i cui fili sono controllati dalle grandi banche scandinave. Il boom del 2004-8 è stato causato da eccessi di prestito da parte delle banche scandinave: l’”arresto improvviso” del 2009 è stato causato dal fallimento delle banche scandinave: la breve ripresa era trainata dal credito bancario scandinavo: e l’attuale stagnazione è dovuta al razionamento del credito delle banche scandinave. La Lettonia non è inizierà un’ulteriore ripresa fino a quando il suo settore finanziario resterà dominato dalle banche straniere che non vogliono concedere prestiti transfrontalieri. La balcanizzazione del sistema bancario europeo ha gravi conseguenze per i paesi baltici.

La Lettonia ha poco o nessun controllo delle sue condizioni monetarie e, ora che ha aderito all’euro, ha anche poco controllo della politica fiscale. La sua prosperità è interamente determinata dagli interessi commerciali delle banche straniere e dall’atteggiamento dei loro regolatori. E’ davvero questo quello che vuole il popolo della Lettonia?

 

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