Krugman: Con L’Euro Soffre Anche il Nord Europa

Sul New York Times il premio Nobel Paul Krugman torna con determinazione, in due brevi articoli (questo e questo), sui danni dell’euro. Qualche giorno fa si era occupato della Grecia — qui invece parla del Nord Europa. La Finlandia sta attraversando una crisi ancora peggiore di quella che visse dopo il crollo dell’Unione Sovietica e la bolla immobiliare negli anni ’90. La causa stavolta è l’euro, solo l’euro. Eppure, sottolinea Krugman, tutti lo sapevano fin dall’inizio che sarebbe finita così, perché era scritto nella teoria economica.

 

di Paul Krugman, 29 maggio – 1 giugno 2015

Il Disagio Nordico

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Il Financial Times racconta una storia interessante, per quanto confusionaria, sui guai economici della Finlandia. Lasciate stare i numeri, che per quanto ne so sono tutti sbagliati (sbagli che stanno diventando il marchio di fabbrica del Financial Times?). La cosa cruciale è che qualcuno sembra fare confusione sulla differenza che c’è tra salari e costo del lavoro. Se andate sui dati della Conference Board scoprite che la Finlandia ha avuto un rapido aumento del costo unitario del lavoro, ma questo non è stato causato da un’esplosione dei salari. Si tratta solamente di un crollo della produttività manufatturiera.

Ma qui il problema generale è che stiamo osservando sempre di più che i problemi dell’euro si stanno estendendo ben oltre i confini dei paesi debitori dell’Europa del sud. La performance economica è stata decisamente negativa anche in molti paesi del nord che hanno un buon rating del debito e bassi costi di finanziamento — Finlandia, Danimarca (che non è nell’euro ma vi è agganciata), e Olanda.

Cosa sta succedendo? Be’, nel caso della Finlandia stiamo assistendo al classico problema degli shock asimmetrici in un’area valutaria che non è ottimale. I due principali settori di esportazione della Finlandia — i prodotti forestali e la Nokia — sono crollati. Ciò ha creato la necessità di una brusca diminuzione dei salari relativi per compensare la perdita dei mercati, ma dato che la Finlandia non ha più una propria moneta questo aggiustamento assume la forma di una lenta e devastante svalutazione interna (ed è questo il motivo per il quale, tra l’altro, la confusa discussione sui salari trasforma la storia in un non-senso).

I problemi dell’euro, in altre parole, non sono stati causati da un’esplosione di irresponsabilità fiscale che non si presenterà più se la Grecia verrà rimessa in sesto. Questi problemi non sono nemmeno, se si va in fondo alla questione, il risultato di grossi flussi di capitali che non si ripresenteranno più. L’intero progetto della moneta unica era difettoso fin dal principio, e continuerà a creare nuove crisi anche nel caso che l’Europa riesca in qualche modo ad andare oltre la crisi attuale.

 

La Malattia della Finlandia

Come seguito del mio post sulle difficoltà della Finlandia, vale la pena sottolineare quanto sia stata negativa la performance economica di questo paese. Per i finlandesi, la più grande depressione che ricordano è il crollo che c’è stato all’inizio degli anni ’90, dovuto alla combinazione dell’esplosione di una bolla immobiliare e al collasso dell’Unione Sovietica proprio al loro confine. Il risultato è stato uno spiacevole crollo e una ripresa molto in ritardo. Questa volta, sebbene la caduta del reddito pro-capite non abbia raggiunto la stessa profondità di allora, siamo di fronte a una crisi molto più lunga:

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Perché la Finlandia stavolta non riesce a riprendersi? Il debito non è un problema. I costi di finanziamento sono molto bassi. La causa sta tutta nella camicia di forza dell’euro. Nel 1990 il paese poteva svalutare la propria moneta, e infatti lo fece, recuperando rapidamente competitività. Questa volta non può, e dunque non c’è un modo rapido per reagire agli shock avversi:

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Questa non dovrebbe essere una sorpresa. È il nocciolo del classico argomento di Milton Friedman a favore della flessibilità del tasso di cambio, che a sua volta è il concetto fondamentale del compromesso alla base della teoria delle aree valutarie ottimali. I problemi della Finlandia sono semplicemente ciò che tutti si aspettavano come conseguenza dell’euro.

Ciò che sta succedendo in Grecia rappresenta un livello di sofferenza del tutto superiore, che nessuno aveva immaginato. Ma la cosa importante da capire, penso, è che perfino i paesi che non si sono indebitati molto, che non hanno avuto grossi afflussi di capitali, che in pratica non hanno fatto niente di male secondo i criteri ufficiali, sono comunque in notevole sofferenza.

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