Le obiezioni di legittimità al rimborso del debito greco al FMI

L’economista e giornalista economico greco Leonidas Vatikiotis spiega le ragioni per cui, secondo la “Commissione per la Verità sul Debito Pubblico” istituita per iniziativa del Parlamento greco, il debito al FMI non dovrebbe essere ripagato. In primis gli interessi usurari, e in secondo luogo le numerose violazioni allo statuto stesso del fondo. 

di Leonidas Vatikiotis, 20 maggio 2015

(Traduzione di Anastasia Andreola)

Volete che diventiamo come il Sudan, la Somalia e lo Zimbabwe, che finora sono gli unici paesi  ad aver ritardato il pagamento al FMI?”  Questo è l’argomento che si pone di solito davanti a qualsiasi obiezione o rifiuto della prospettiva di pagamento delle rate del FMI! Questa risposta però, evita di affrontare l’ovvia domanda sull’opportunità, o anche la legittimità, dei pagamenti all’organizzazione internazionale. Obiezioni che si sollevano tanto più frequentemente quanto più i creditori ricattano il governo greco perché accetti le loro pretese e non mantenga i suoi impegni elettorali. Questa loro indisponibilità, insieme con la ben orchestrata tattica per la gestione della liquidità da parte della BCE, soffoca l’economia greca ed è la principale responsabile del ritorno alla recessione.

La pratica usuraria

Delle obiezioni ben fondate sull’opportunità di rimborsare il FMI riguardano la sua pratica usuraria nei confronti della Grecia. Come ha dimostrato una pubblicazione recente della ONG britannica Jubilee Debt Campaign, il FMI addebita alla Grecia un tasso d’interesse del 3,6%, pari a 4 volte il tasso necessario a coprire i suoi costi di funzionamento, calcolato attorno allo 0,9%. Se alla Grecia fosse stato applicato questo tasso sin dal 2010, avrebbe versato 2,5mld di euro in meno per i suoi pagamenti all’impopolare organismo internazionale. Dal 2010 al 2014 il FMI ha guadagnato 8,4mld di euro dai prestiti ai paesi iperindebitati. Un quarto di questi profitti proviene proprio dalla Grecia. L’economista della ONG britannica, Tim Jones, in occasione di queste scoperte e della precedente ricerca della stessa organizzazione, secondo la quale il 92% dei prestiti della Troika è ritornato indietro ai creditori e alle banche, ha dichiarato che “i prestiti del FMI alla Grecia non solo hanno salvato le banche che hanno prestato incautamente, ma in sostanza hanno portato ancora più denaro fuori dal paese. Questo tasso d’interesse usurario aggrava l’ingiusto debito che è stato inflitto al popolo greco”.

Le violazioni dello statuto del FMI

Argomenti ulteriori che potrebbero essere invocati per il non pagamento del debito nei confronti del FMI (la cui partecipazione al primo prestito del 2010 ammonta a 20,1mld di euro e al secondo del 2012 a 28mld) sono stati inoltre discussi durante la seconda seduta dei gruppi di lavoro della Commissione per la Verità sul Debito Pubblico, tra il 4 ed il 7 Maggio 2015. Da una prima valutazione il numero delle violazioni che accompagnano i prestiti de FMI è a due cifre!

La contraddizione più rilevante tra i prestiti che sono stati erogati e che continuano ad essere dati alla Grecia riguarda la percentuale di partecipazione della Grecia al capitale dell’organizzazione. Secondo l’art. 5 del suo statuto, i prestiti del FMI ad un paese non possono superare il doppio della sua quota. Nel caso della Grecia, invece, c’è stato un …piccolo superamento. Per quel che riguarda il primo prestito del FMI, esso è stato pari a 32 volte la quota di partecipazione, mentre nel caso del secondo prestito, il fondo ha prestato alla Grecia circa 22 volte la sua quota, ossia 11 volte il massimo consentito, pari al doppio della partecipazione.

Il FMI ha inoltre violato il suo statuto prestando alla Grecia senza che il debito fosse dichiarato sostenibile, com’è richiesto dal suo statuto affinché sia evitata l’esposizione del Fondo ad alti rischi. P. Roumeliotis, che è stato vice direttore operativo del FMI tra Marzo 2010 e Dicembre 2011, nel suo libro “I retroscena sconosciuti del ricorso al FMI” (casa editrice A. Livanis) riferisce in proposito: “Nella loro relazione per l’approvazione e l’erogazione della prima tranche del prestito alla Grecia, i periti del Fondo hanno riferito che essi ritenevano il debito sostenibile nel medio periodo. Siccome però concorrevano varie incognite, era difficile affermare che il debito greco fosse sostenibile… Perché il servizio legale del Fondo potesse approvare l’erogazione della prima tranche del debito, esso ha interpretato in maniera estensiva lo statuto del FMI ed ha evocato il pericolo di una destabilizzazione sistemica, proprio perché la sostenibilità del debito greco non era certa” (p. 125)

Violazione dello statuto c’è stata anche per quel che riguarda l’impiego dei fondi erogati. E’ riferito concretamente che “un membro non può utilizzare le risorse generali del Fondo per una grande e continuativa uscita di capitale, ed il Fondo può pretendere che un membro imponga controlli per evitare un tale utilizzo generale delle risorse del Fondo. Se, dopo il ricevimento di tale richiesta, un membro fallisce nell’esercitare i controlli adeguati, il Fondo può dichiarare il membro inidoneo a utilizzare le sue risorse”. In Grecia sappiamo bene come sono stati utilizzati i fondi del FMI: per il salvataggio delle banche europee! Sulla base di quanto ancora scrive P. Roumeliotis, “i rappresentanti dei paesi europei assicuravano che le banche dei loro paesi avrebbero continuato a sostenere la Grecia e che avrebbero conservato i titoli di stato greci che avevano acquistato. Ovviamente, le assicurazioni dei rappresentanti in seguito non si sono avverate. Al contrario, le banche europee si sono liberate di una grossa parte dei titoli greci in loro possesso, liquidandoli alla scadenza oppure vendendoli scontati nel mercato secondario (p. 127)”. Di conseguenza, in violazione dello statuto del FMI, le risorse del Fondo sono state impiegate per finanziare la fuga di capitali, com’è già successo altre volte nella storia recente. Il quesito (ovviamente retorico) che a questo punto si pone è se ci sono state sanzioni nei confronti dei rappresentanti di Germania e Francia al FMI, quando è stato dimostrato che essi avevano ingannato consapevolmente la direzione del FMI.

Gli esempi di cui sopra sono solo una parte delle ragioni che il governo greco potrebbe invocare per procedere al blocco immediato dei pagamenti al FMI, il che aprirebbe la strada alla cancellazione unilaterale del debito.

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